Lightbox Effect

Azzurranti ottici

10:48 sabato 24 novembre 2012

Il materiale candeggiato chimicamente mostra ancora un leggero tono giallo derivante dalla presenza di piccole quantità di coloranti naturali che non sono stati completamente distrutti o eliminati dal candeggio. Quando il materiale viene "finito" allo stato candido, è necessario migliorare il grado di bianco, applicandovi piccole quantità di particolari sostanze come gli azzurranti o gli azzurranti ottici ( FWA - Fluorescent Whitening Agent ).

RIFLETTANZA DEI MATERIALI CANDEGGIATI CHIMICAMENTE

Nella vasta gamma delle onde elettromagnetiche, quelle con lunghezza d'onda compresa tra 400 e 700 nm sono denominate "radiazioni ottiche", in quanto capaci di essere rivelate dall'occhio umano.
Quando le radiazioni ottiche colpiscono una superficie opaca, avviene una riflessione totale o parziale delle stesse In relazione al colore della superficie.
Se la superficie assorbe tutte le radiazioni ottiche, il corpo appare nero, mentre se le riflette tutte appare bianco, Il rapporto tra le radiazioni riflesse dal corpo e quelle riflesse da una superficie di riferimento (perfettamente bianca con riflettanza del 100%, come BaSO4  o MgO), valutato ad ogni lunghezza d'onda, viene chiamato riflettanza.

Uno dei tanti prodotti con all'interno sbiancanti ottici

Ponendo in grafico i valori di rilflettanza di un corpo opaco ad ogni lunghezza d'onda nel campo tra 400 e 700 nm, si traccia la curva caratteristica di colore di quel corpo.
Assumendo come corpo una fibra candeggiata chimicamente e registrando la curva di riflettanza rispetto allo standard bianco, si ottiene una curva più bassa dello standard che identifica un corpo più scuro ( perchè non riflette la stessa quantità di radiazioni).
Infatti nella zona delle radiazioni giallo-rosse si ha un andamento ascendente della curva, la quale indica che il campione candeggiato chimicamente, mancando di componente violacea, risulta più giallo dello standard bianco.
Per migliorare il grado di bianco è necessario compensare la tonalità leggermente gialla della fibra , tramite l’applicazione di una sostanza particolare. In relazione al modo di agire la sostanza si distingue tra:
-azzurranti
-azzurranti ottici

AZIONE DEGLI AZZURRANTI

L'impiego di determinati coloranti blu-violacei viene eseguito per correggere e nello stesso tempo migliorare l'effetto di bianco del materiale candeggiato chimicamente. Si tratta di una tintura vera e propria con piccolissime quantità di colorante.
Il miglioramento dell'effetto di bianco è dovuto al fatto che il colorante blu-violaceo, assorbendo le radiazioni complementari giallo-rosse, determina, con l'assorbimento delle radiazioni da parte dei coloranti naturali residui su fibra, un abbassamento della curva di riflettanza in tutto lo spettro ottico. Come conseguenza il materiale diventerà meno luminoso (ossia meno chiaro) ma sarà giudicato più bianco.
In effetti nell'esprimere il giudizio di bianco l'osservatore dà maggior peso al fattore cromatico piuttosto che a quello della chiarezza e con l'aggiunta dell'azzurrante si è proprio attenuata la cromaticità del materiale

AZIONE DEGLI AZZURRANTI OTTICI

Gli azzurranti ottici trovano oggi ampia diffusione nell'industria tessile; si tratta di sostanze organiche a carattere fluorescente, praticamente incolori o solo debolmente colorate in giallo, messe in commercio allo stato di polvere o in soluzione, se di tipo solubile, o in dispersione, se insolubile.
Sono composti capaci di assorbire le radiazioni nell'intervallo del vicino ultravioletto e di emettere le radiazioni ottiche nella zona del violetto-blu. Queste radiazioni si sommano a quelle giallo-rosse del materiale e lo fanno apparire più bianco e più luminoso; in altre parole viene compensata la mancanza di radiazione blu-violacea del campione in modo additivo.
La riflettanza nell'intervallo violetto-blu supera largamente quella dello standard bianco e conseguentemente il limite del 100%.
I vari azzurranti ottici si differenziano per il grado di riflettanza e per la loro efficacia, come pure per la posizione del punto di massima riflettanza. In relazione a ciò, essi si classificano in:
- azzurranti con max tra 430 e 440 nm di lunghezza d’onda detti a fiamma rossa;
- azzurranti con max tra 440 e 445 nm di lunghezza d’onda detti a fiamma verde;
- azzurranti con max oltre 450 nm di lunghezza d’onda caratterizzati da una diminuzione di brillantezza.
I due tipi di sostanze: azzuffanti e azzurranti ottici, vengono talvolta applicati insieme per realizzare particolari tonalità di bianco.

Opinioni: 

ZUCCHERO, DOLCIFICANTI E SALUTE.

15:17 mercoledì 21 novembre 2012

Molte persone che vogliono ridurre le calorie introdotte nella giornata, tendono a sostituire lo zucchero con dolcificanti artificiali trascurando il fatto che esistono anche molti dolcificanti naturali e poco calorici.
Risulta quindi molto importante spiegare perchè alcuni dolcificanti artificiali, se presi in dosi eccessive, possono causare problemi alla salute.
Esempi di dolcificanti artificiali sono l’aspartame, il ciclamato, la saccarina e il comune zucchero bianco, trattati con prodotti chimici, che possono essere dannosi per l'organismo.
Oltre al sovradosaggio, la dannosità del comune zucchero da cucina può derivare anche dai processi di raffinazione chimica a cui è sottoposto per ottenere la sua colorazione bianca, esso infatti subisce un processo di depurazione e sbiancamento tramite calce, trattato con anidride carbonica, acido solforoso, cotto, raffreddato, cristallizzato e centrifugato, filtrato, decolorato con carbone animale e trattato con coloranti, (alcuni dei quali derivanti da catrame) per renderlo così bianco e brillante.

Oggi, i prodotti alimentari trasformati industrialmente, incorporano lo zucchero bianco raffinato e zuccheri artificiali,  nei gelati, nei biscotti e altri dolci, ma anche nel pane, nei cibi in scatola, sughi e molto altro ancora. 

Nella maggior parte dei casi sono altamente purificati e cristallizzati e apportano al nostro  organismo solo calorie e nessun valore nutrizionale aggiunto.
Alcuni prodotti richiedono molta energia per essere digeriti e minerali alcalini come calcio e magnesio, presenti nelle ossa, vengono depauperati, per tamponare l'eccesso di acidità, (creata dalla presenza di quantità eccessive di zuccheri nel sangue) portando con sè il rischio di osteoporosi e la formazione di calcoli renali.
Questo eccesso di zucchero nei cibi può causare, nel tempo, diversi disturbi come il diabete, l’obesità e altre patologie tra le quali malattie cardiovascolari, in quanto il suo consumo fa aumentare la quantità di lipidi circolanti nel sangue; è per questo che lo zucchero, a causa della sua struttura, viene trasformato dal nostro organismo in precursore dei grassi, portando ad un sensibile aumento di trigliceridi nel sangue. 
Ma senza arrivare a tanto, un sovradosaggio di zuccheri può accentuare la sonnolenza, (quella tipica dopo-pasto), causare sbalzi di umore che portano ad un bisogno inconscio di assumere altro zucchero, irritabilità, disagi intestinali con produzione di gas, tensioni addominali e alterazione della flora batterica ecc..

Quali dolcificanti usare?

MALTO D'ORZO, SCIROPPO DI RISO, SCIROPPO DI MAIS: si ottengono dalla germinazione dei cereali. Tutti hanno un alto contenuto in maltosio e contengono amminoacidi, potassio, sodio e magnesio (essenziali all'organismo), ecco perché si ritiene siano i più validi sostituti al miele.
Il malto d'orzo (l'unico vero malto, gli altri sono detti sciroppi) viene ottenuto dalla cottura in acqua dell’orzo precedentemente fatto germinare e successivamente essiccato.
Tutti e tre risultano avere un sapore caratteristico ed avere meno capacità dolcificante del miele o dello sciroppo d'acero ma, soprattutto per quello di riso, sono molto più adatti alla dolcificazione quotidiana. 

Opinioni: 

Le Winx con la dermatite

10:05 lunedì 19 novembre 2012

Sempre più bambine ricorrono ai trucchi fin dalla tenera età, cercando di emulare Barbie, Winx o qualche personaggio adulto. E così la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) parla di un'impennata delle dermatiti da contatto o allergiche tra i bambini, imputabile direttamente all'uso del make-up. Si registra infatti un aumento del 16,7% di tali patologie tra gli 8 e i 12 anni. Sotto accusa sono anche i tatuaggi temporanei, dannosi per la pelle ma spesso sottovalutati.

"E' un fenomeno piuttosto diffuso" ha affermato il presidente Fimp, Giuseppe Mele "e non dobbiamo credere che sia solo una moda passeggera. Come Federazione, monitoriamo con grande attenzione il sito Myscene.com, un protale seguitissimo, In questo spazio si consiglia il ragazzo su come vestirsi, cosa indossare. E si invitano bambine, anche di 9 anni, a usare trucchi".

(Fonte: "Terra Nuova", Novembre 2012, N. 277, p. 11)

Opinioni: 

Sono molte le persone che spesso lamentano disturbi all'intestino come sindrome del colon irritabile, stitichezza, gonfiori addominali, e molti altri sintomi legati ad una forte intolleranza al latte e ai suoi componenti.
Il latte materno è il nostro primo alimento (se abbiamo avuto la fortuna di essere stati allattati). L’uomo è l’unico mammifero a nutrirsi del latte di altri animali (mucca, pecora, capra), adattando seppur in parte, il proprio apparato digerente ad elaborarlo anche in età adulta.
Il lattosio, principale zucchero disaccaride contenuto nel latte, per essere digerito necessità di un enzima, detto lattasi, che lo scinde in glucosio e galattosio: la lattasi è ben presente nell’infanzia ma diminuisce nell’età adulta, portando ad un deficit di questo enzima.

L'intolleranza alimentare da latte, non è una vera malattia e si può guarire attraverso una sorta di "svezzamento" che si attua cominciando a eliminare i latticini a cui si è intolleranti per almeno due mesi; quindi si aiuta l'intestino con dei fruttoligosaccaridi (fibre prebiotiche) e fermenti lattici (probiotici), per poi re-inserire progressivamente e con gradualità i latticini nella dieta.
In questo periodo di "depurazione", il latte vaccino può essere sostituito con latte di soia, di riso, di mandorle, di kamut o di farro. Per quanto riguarda i formaggi, è possibile utilizzare come alternativa il tofu ("formaggio" di soia), che è bene venga cucinato per acquisire un buon sapore. In commercio oggi si trovano anche yogurt, salse e budini a base di soia, buoni e nutrienti.

Per evitare le "carenze" di calcio... 

Si ricorda che questo minerale è presente in quantità notevoli anche nella soia, nelle verdure a foglia verde scuro (broccoli, cavoli, crescione), nei semi del sesamo, nelle alghe, nel prezzemolo, sedano, carote e nei cereali come orzo, riso e segale integrali.
L’assorbimento dipende da vari fattori (minerali, vitamine, acido fitico): in ogni caso una dieta ricca di vegetali è associata a ridotta incidenza di osteoporosi.
Di pari passo con l’aumento del consumo di latte/latticini e di calcio aumentano anche i fattori di rischio per l’osteoporosi e le fratture ossee. Gli alti livelli di sodio e proteine animali procurano all’organismo acidosi metabolica (il sangue  diventa acido).
Per compensare questo, l’organismo estrae i minerali dalle ossa (tra cui il calcio, magnesio e potassio) per sfruttare il loro grande effetto alcalinizzante per poi  eliminarli nell’urina. In sintesi: più latte e latticini si assumono, più si hanno perdite ossee.
Nelle diete vegetariane si producono meno acidi: quindi i tessuti richiedono meno alcali (Calcio, Magnesio, Potassio) e la matrice ossea non viene depauperata di minerali per tamponare l’acidità tissutale.

Articolo realizzato da Marialucia Migone
(Naturopata professionista)

Opinioni: 

Attenti allo zucchero! E’ quanto ci sentiamo dire in continuazione da medici e dietologi, ma qual è il vero tasso di “pericolo” generato dall’assunzione dello zucchero?
Ovviamente la domanda si pone nei confronti dello zucchero raffinato industrialmente e non degli zuccheri presenti in maniera naturale nei cibi, come fruttosio e lattosio.
I testi di medicina naturale parlano chiaro: lo zucchero è come una droga che danneggia l’organismo. Spesso crediamo che tale affermazione non sia vera per lo zucchero di canna, ma spesso lo zucchero di canna “commerciale” non è altro che il normale zucchero colorato con la melassa. E’ senz’altro difficile credere che un alimento di uso comune possa essere così dannoso, e tale difficoltà è generata dal fatto che oggi almeno il 50% dei cibi confezionati che consumiamo contiene lo zucchero, ma andiamo ad individuare i danni causati da questo prodotto.

Come prima cosa, è riscontrabile una diminuzione della vitamina C all’interno dell’organismo che assume zucchero raffinato (come fanno le sigarette) ed inoltre uccide alcuni batteri simbionti che producono vitamina B, oltre ad alterare il ciclo di regolazione glicemica.
In secondo luogo ci sono i danni al pancreas: esso reagisce allo zucchero con una ipersecrezione di insulina, il che causa ipoglicemia a breve termine, ed a lungo andare, se il pancreas è sottoposto a sforzi continui, si può arrivare al diabete. L’assunzione di zucchero, tra le altre cose già citate, causa la tipica sonnolenza post-pranzo, influisce sugli ormoni e decalcificando le ossa può portare alla carie dentaria.
Incredibile ma vero, è stato dimostrato che lo zucchero avrebbe influenza (negativa) anche sul cancro. I popoli che non conoscono ancora lo zucchero, infatti, non conoscono nemmeno il cancro. Un dato eclatante riguarda l’Olanda nei primi due anni dopo l’occupazione nazista, quando il caffè e lo zucchero erano scomparsi dalla circolazione. Nei Paesi Bassi, infatti, in quell’epoca è stato riscontrato il più basso livello di malati cancro in Europa.
Ma se lo zucchero causa tutti questi danni, allora perché non se ne parla, in modo da preservare la salute dei cittadini?
La risposta, un po’ inquietante, ce la danno quei medici (in netta minoranza) che da anni conducono questa “battaglia” contro lo zucchero artificiale. In parole povere, se si sa che la buona salute non genera business, la prevenzione primaria (cioè un corretto stile di vita) ne genera ancor meno, ne deriva che la malattia tiene in piedi tutto il sistema sanitario.
Nel nostro piccolo possiamo prevenire questi danni in modo semplice, scegliendo tra le varie alternative al comune zucchero raffinato. E’ infatti sempre più diffuso sugli scaffali dei supermercati il fruttosio puro, così come lo zucchero di canna integrale (cioè non trattato industrialmente).

A cura di Valeria Sorrentino.

Opinioni: 

La dermatite da contatto è una malattia della pelle molto diffusa tra la popolazione. Non è contagiosa, non pone in essere seri pericoli per la salute ma causa molti disagi dal punto di vista estetico. I sintomi, infatti, comprendono papule, vesciche, desquamazioni della cute. La dermatite da contatto, in genere, colpisce mani e braccia ma non è raro che insorga in altre parti del corpo.
Una buona terapia per la dermatite da contatto non può prescindere da un’attenta diagnosi della malattia. Il punto dirimente è l’individuazione la tipologia. Esiste, infatti, dermatite allergica da contatto e la dermatite irritativa da contatto. La prima è causata da una reazione all’organismo ad un allergene il quale, dopo il contatto, provoca sintomi non necessariamente localizzati nella zona di contatto. La seconda, invece, provoca i sintomi proprio in quella zona e, generalmente, tende a regredire spontaneamente e velocemente una volta allontanata la sostanza scatenante. 

Le terapie tradizionali per curare la dermatite da contatto comprendono antistaminici per calmare il prurito e cortisonici per eliminare i sintomi. I farmaci, però, possono causare effetti collaterali come assottigliamento della cute o rossori. I rimedi naturali, dunque, non provocando alcuna conseguenza sgradevole, si pongono come alternative efficaci (anche se non ugualmente efficaci).
Tra i rimedi naturali per la dermatite da contatto spicca il bagno di farina d’avena. Immergere la zona colpita in un po’ di farina d’avena contribuisce a calmare il prurito e ad allievare l’irritazione. Tra le sostanze naturali, rintracciabili in qualsiasi erboristeria, figurano l’aloe vera, la calendula, la cera d’api, l’olio di vinaccioli, l’olio di cocco. Una loro eventuale applicazione attraverso impacco nelle zone colpite porta parecchi benefici alla pelle. La parte del toccasana è recitata anche dall’helicrisum, assumibile per via orale. Basta l’assunzione di 40 gocce al giorno in tintura madre per notare, dopo una settimana dall’inizio della terapia, risultati importanti.
Per saperne di più visita il sito: http://www.eczema-dermatite.it

Articolo scritto dal Dott. De Lucia Pasquale

Opinioni: 

Secondo le Direttive Europee, i cosmetici sono preparazioni che, applicate su cute, occhi, mucose, annessi cutanei, hanno lo scopo di detergere, migliorare l’aspetto e l’odore, dare protezione; non possono vantare finalità terapeutiche. Nonostante queste prerogative, i cosmetici possono causare problemi dermatologici: 23% delle donne e 13,8% degli uomini hanno riferito una “reazione avversa a prodotti cosmetici o per igiene personale” in un anno. Considerato il loro largo utilizzo, le dermatiti indotte da cosmetici non sono molto frequenti, anche se probabilmente sono sottostimate dato che i pazienti smettono di usare i cosmetici sospetti e consultano il dermatologo solo quando le reazioni sono importanti o non regrediscono.

La grande maggioranza delle reazioni (forse oltre il 90%) sembra dovuta a dermatiti irritative non causate da reazioni allergiche, ma dalla capacità irritante delle sostanze. Sono solitamente provocate da prodotti per l’igiene (saponi, deodoranti…) utilizzati per tempi eccessivamente prolungati, in concentrazioni troppo elevate, non adeguatamente risciacquati o applicati su aree di cute lesa. Altre patologie legate all’uso di cosmetici sono rappresentate da orticaria da contatto, caratterizzata dall’insorgenza entro 30 minuti di pomfi nelle sedi di contatto del cosmetico (solitamente contenente essenze profumate), fotodermatiti tossiche ed allergiche (es. scatenate dall’essenza di bergamotto e successiva esposizione alle radiazioni solari), dermatiti pigmentarie.
La prevalenza della dermatite allergica da contatto (DAC) da cosmetici in Europa e USA è stimata intorno al 4%. In Italia i cosmetici rappresentano la prima causa di DAC non professionale, avendo superato nell’incidenza gli accessori metallici dell’abbigliamento. Il sesso femminile è molto più colpito dalle allergie ai cosmetici e la massima incidenza si osserva nel decennio di età compreso tra i 20 e 30 anni. Le aree più colpite da DAC da cosmetici sono il volto (incluse palpebre e labbra), le ascelle e le mani.
I cosmetici più frequentemente responsabili di DAC sono i prodotti per la cura della pelle (creme, latti e lozioni) che non vengono solitamente risciacquati; seguono i cosmetici per unghie, i profumi e i prodotti per capelli (inclusi i coloranti).

Opinioni: 

Stranezze trovate in rete...

11:02 martedì 13 novembre 2012

Oggi, girando per le rete mi sono imbattutto in questo link dal titolo "I cosmetici bufala!". L'ultimo prodotto tirato in ballo è una "crema dell'amore" gel stimolante per donna.

Incuriosito ed un pò stupito dalla cosa ho cercato qualche informazione in più, soprattutto alla luce dell'INCI un pò troppo tendente al rosso... Chi segue il nostro blog o altri su queste tematiche avrà oramai ben chiaro che ingredienti come propylene glycol, triethanolamine (che può liberare sostanze cancerogene, le nitrosoammine per esempio), imidazolidinyl urea (cessore di formaldeide), methylcloroisothiazolinone e methylisothiazolinone (che insieme formano il Kathon CG), ecc... non siano proprio il massimo.
Sono finito quindi sul forum de "L'Angolo di Lola", sempre preziosissimo a livello di spunti, dove ho trovato uno scambio di post a tratti esilarante. Leggere per credere.

AQUA(solvente)
PROPYLENE GLYCOL(umettante / solvente)
MENTHA PIPERITA(vegetale)
TRIETHANOLAMINE(regolatore di pH)
CARBOMER(stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
PAULLINA CUPANA - Non trovato - Guaranà
PANAX GINSENG(Vegetale)
ARGININE(antistatico)
COMMIPHORA MYRRA - Non trovato - Mirra
CINNAMOMUM ZEYLANICUM - Non trovato - Cannella
CAMELIA SINENSIS(vegetale)
THYMUS VULGARIS(vegetale)
LUPINUS ALBUS(vegetale)
HYPERICUM PERFORATUM(vegetale)
TOCOPHERYL ACETATE(antiossidante)
RETINYL ACETATE(additivo)
POGOSTEMON CABLIN(vegetale)
CANANGA ODORATA(emolliente)
IMIDAZOLIDINYL UREA(conservante)
TRIETHYLENE GLYCOL(solvente)
BENZYL ALCOHOL(conservante / solvente)
or BENZYL ALCOHOL(Alleegene del profumo / conservante / solvente)
MAGNESIUM CHLORIDE(additivo)
MAGNESIUM NITRATE(additivo)
METHYLISOTHIAZOLINONE(conservante)
METHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE(Conservante)

(Fonte: biodizionario.filaphoto.it)

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I coloranti rossi: E120-E129

10:47 lunedì 12 novembre 2012

Questa mattina mi sono imbattutto in questo sito. Ora, direi che in base al dominio e alla descrizione dovrebbe essere più che affidabile: "Supplementi al Dizionario di Chimica e Chimica Industriale".

Vado a vedere a cosa corrisponde il "dominio" e nalla pagina principale leggo: "Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana Gruppo Nazionale di Fondamenti e Storia della Chimica Dipartimento di Chimica Generale e Chimica Organica, Università di Torino".
Insomma, direi che ci si possa fidare. Torniamo quindi alla pagina iniziale in cui troviamo questa tabella su appunto i coloranti rossi:


Sigla europea Sigla statunitense Denominazione Impiego** Osservazioni**
E120
Cocciniglia (acido carminico, vari tipi di carminio) Aperitivi, liquori, marzapane e gelatine Ottenuti per essiccazione di un insetto, la cocciniglia, sconsigliati a bambini, asmatici e allergici
E121
Oricello, orchile, orceina Marzapane e gelatine Vietati dal 1977, ottenuti per essiccazione di un insetto
E122
Azorubina (Carmoisina) Sciroppi, bevande, bibite, gelati, marzapane e gelatine Controindicato per chi e' allergico all'aspirina e per gli asmatici. Può provocare eruzioni cutanee. Ottenuti per essiccazione di un insetto.
E123
Rosso amaranto Ammesso solo per i succedanei del caviale (una volta per ripieni alla frutta, torte, gelatine, Accusato di essere mutageno, vietato da molti anni, potenzialmente cancerogeno. Controindicato per chi e' allergico all'aspirina e per gli asmatici. Può provocare eruzioni cutanee.
E124
Rosso cocciniglia A (Ponceau 4 R) Caramelle, paste, biscotti, sciroppi, bibite, dolci, gelati, ghiaccioli, marzapane e gelatine Controindicato per chi e' allergico all'aspirina e per gli asmatici. Può provocare eruzioni cutanee. Derivati da insetti, sconsigliati a bambini, asmatici e allergici
E125
Scarlatto GN (Scarlet GN "specially pure") (vietato dal 1977)
E126
Ponceau 6R (vietato dal 1977)
E127 FD&C Red No.3 Eritrosina Caramelle, frutta sciroppata, gelati, ghiaccioli, biscotti, ciliegie candite, fragole Ad alte dosi provocherebbe un aumento di tumori della tiroide (nei topi). Sotto osservazione negli Usa per gli alimenti; può indurre ipertiroidismo e sensibilità alla luce
E128
Rosso 2G (vietato in Australia)
E129 FD&C Red No.40 Rosso allura AC Gelatine, latticini, dolci, bevande, condimenti
* Alle denominazioni evidenziate corrisponde una scheda chimica
** A cura di Andrea Gaddini, con contributi redazionali

Direi che le osservazioni non sono proprio rassicuranti, soprattutto alla luce del fatto che troviamo questi additivi in alimenti di uso comune e che non mi sembra che queste controindicazioni siano esplicitate in etichetta.

Opinioni: 

La Saragolla

18:36 mercoledì 7 novembre 2012

La saragolla è un antico grano duro, fu introdotto in Abruzzo nel 400 D.C. da antiche popolazioni proto bulgare (gli Altzek) che provenivano dall’Egitto. La denominazione saragolla è bulgara (SARGA=Giallo e GOLYO=Seme o chicco) quindi letteralmente chicco giallo. E’ un grano molto speciale, duro e vitreo come l’ambra, che produce farine di color giallo intenso. Dal medioevo fino al 1800 molti testi lodano le qualità del grano saragolla e tra questi il più apprezzato era il saragolla turchesco (varietà riscoperta oggi dall’az. Agr. Fiore). Nel ‘700 la saragolla ha vissuto un periodo di oblio, relegando la coltivazione nelle piccole proprietà contadine dell’Abruzzo collinare. Il frumento sopravvive grazie alla selezione massale ovvero in cui i chicchi migliori erano conservati per la semina dell’anno successivo. Questo l’ha preservata dalle tecniche di ibridazione delle spighe, introdotte dal genetista Sen. Cappelli nel ventesimo secolo.

Nel 1801 l’Abate Bernardo Quartapelle, nel suo trattato “I Principi Della Vegetazione Ovvero Come Coltivar La Terra Per Trarre Da Essa Il Maggior Possibile Frutto”, riporta che nell’agro Pretuziano (antica denominazione della provincia di Teramo) gli agricoltori distinguono diversi specie di grani, chiamandone alcuni duri e altri bianchi, e fra i primi il più importante è la saragolla, o meglio le migliori saragolle del nostro regno.
Non essendo stato ibridato, ha una struttura biologica più “semplice” che la rende un sostituto squisito e digeribile per gli intolleranti ai prodotti del grano comune.
Dal punto di vista botanico appartiene al genere Triticum, specie Triticum Turgidum, come il Kamut che gli assomiglia nel portamento, nello sviluppo e nelle caratteristiche. Rispetto al Kamut, essendo una specie autoctona presenta caratteristiche nutritive ed organolettiche superiori al kamut che normalmente viene coltivato comunemente.
Questo grano non va confuso con l’omonima varietà migliorata di frumento duro, ottenuto da un incrocio e registrato nel 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. 

(Fonte: www.vinix.com)

Opinioni: 

La detersione

16:03 martedì 6 novembre 2012

I prodotti cosmetici sono a tutti gli effetti strumenti di “manutenzione ordinaria” per la pelle e i suoi annessi. La detersione è l’azione cosmetica di “manutenzione” principale: quotidiano atto igienico e necessità sociale, diventa talvolta un modo per rilassarsi e scaricare fatica fisica e stress psicologico, o viceversa per ricaricarsi di energie.
Il verbo detergere deriva dal latino e letteralmente significa “togliere via sudiciume o sostanza nociva”. Il sudiciume, presente sulla pelle e sui capelli, è costituito dai detriti tissutali, dalle stesse cellule cornee in distacco, dalle secrezioni (sebacea e sudorale), cui si ingloba, in misura più o meno rilevante, lo sporco derivante dall’ambiente che ci circonda.
Detergere è anche atto igienico, non a caso è anche il primo strumento di  deodorazione corporea. Sulla pelle vive infatti una popolazione eterogenea di batterie miceti: alcuni “utili” cioè la flora saprofita, altri che si possono considerare “parassiti quiescenti” pronti a proliferare a scapito dell’ospite, quando le sue difese chimiche, strutturali o funzionali risultano carenti.
Nel paziente atopico, per esempio, sia a livello della cute sana come nelle aree interessate dall’atopia, è evidente un’intensa colonizzazione da parte dello Staphylococcus aureus e da miceti, Pitirosporum ovalis in particolare. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, la detersione è indispensabile anche in caso di dermatite atopica. Se scarsa e saltuaria, infatti, la carica microbica può aumentare dando via libera alle infezioni.

In linea generale, la natura chimica lipofila dello sporco è tale per cui la sola acqua, anche calda, non è sufficiente per rimuoverlo in maniera efficace.
Da qui la necessità, praticamente antica come la civiltà umana, almeno per quanto riguarda stoviglie e capi di abbigliamento e forse solo più tardi per la pelle e i capelli, di aggiungere all’acqua qualche particolare sostanza per renderla più affine allo sporco e pertanto molto più efficace come detergente.
I comuni detergenti, saponi compresi, sono basati su sostanze tensioattive. Come suggerisce il nome, si tratta di sostanze in grado di agire sulla tensione superficiale, nel caso dei tensioattivi detergenti la tensione tra sporco (a carattere lipofilo) e acqua (idrofila) e anche tra sporco e substrato (pelle, capelli).

Caratteristiche dei tensioattivi

I tensioattivi agiscono sulla tensione superficiale o interfacciale. Questa capacità è legata alla loro natura anfifilica: la loro struttura chimica è caratterizzata da una porzione idrofila, cioè affine all’acqua, e da una lipofila, affine agli oli.
La classificazione più diffusa delle sostanze tensioattive è fatta sulla base della tendenza della parte polare a ionizzarsi in acqua e ad assumere quindi una carica .
Il concetto di detersione equilibrata è piuttosto recente e nasce essenzialmente per un concorso di situazioni. In primo luogo, ci si lava molto più spesso che in passato: solo 40/50 anni fa il rituale bagno/doccia aveva cadenza settimanale, al massimo ogni 3-4 giorni. Oggi molto spesso la doccia quotidiana è un’abitudine “consacrata” quale sia la stagione.  Questa frequenza comporta un contatto altrettanto frequente con i tensioattivi e soprattutto, per fretta o scarsa consapevolezza, con i loro residui sulla pelle.

Opinioni: 

Tra Lucania, Sannio e Abruzzo era coltivato, e per piccole superfici terriere lo è ancora oggi, un tipo di grano Khorasan, Triticum Polonicum, il cui nome è Saragolla.
Questo è un grano molto simile a quello della Kamut, per cui la domanda nasce spontanea: visto che anche in Italia abbiamo delle qualità autoctone molto simili, per quale motivo dovremmo acquistare grano Kamut e suoi derivati?
Non c'è un motivo reale, tranne forse il fatto che la capillarità distributiva – e di marketing – dell'azienda americana è davvero notevole.

Questa questione è stata anche sollevata dai Gruppi D'Acquisto Solidale che hanno preferito rinunciare o limitare le farine della Kamut, cercando piuttosto sul territorio antiche varietà come la Saragolla. Questo per vari motivi: perché privatizzare un seme è un'azione che solleva dubbi e interrogativi; perché un cerale a km 0 è da preferire a uno che giunge dall'altro capo del mondo; perché un cereale autoctono, come qualsiasi altro prodotto, aiuta un agricoltore locale e il territorio locale che si riappropria di biodiversità e tradizione. 
Inoltre, vogliamo ricordarvi che sono molti i grani di origine antica che in Italia si sta cercando di recuperare: per citarne solo alcuni, il grano Verna o il Senatore Cappelli.

Ma cerchiamo di capire che cos'è il grano della Kamut che non è il nome del cereale ma, bensì, il marchio con il quale un'azienda americana del Montana, la Kamut International ltd, produce e commercializza una varietà di frumento, il Triticum turgidum ssp. Turanicum.
Il nome popolare del Triticum turgidum ssp. Turanicum è grano rosso khorasan di origine iraniana ed ha caratteristiche simili agli altri grani "dicocchi" esistenti, come il farro (Triticum dicoccum) o il grano duro (Triticum durum o Triticum turgidum).
I primissimi 32 semi dai quali è partita tutta la storia della Kamut International furono regalati a Earl Dedman, aviatore americano, da un amico in spedizione in Egitto. Erano semi “puri”, mai modificati dall'uomo, non ibridati.
E puri sono arrivati fino ad oggi grazie a un lavoro di conservazione e coltivazione da parte della stessa Kamut International, almeno questo è ciò che l'azienda dichiara quando si parla della diversità tra il khorasan in commercio e quello da essa prodotto.

Opinioni: 

Come abbiamo già detto, la formulazione di un prodotto cosmetico comprende tre principali categorie di sostanze:

Le sostanze funzionali, che caratterizzano un determinato prodotto;
Gli eccipienti, sostanze chimicamente inerti, che fanno da supporto alle sostanze funzionali e vengono definite "materie prime di base";
Gli additivi, che aggiunti alla preparazione migliorano il colore, il profumo, l'aspetto, la conservazione, la tecnica di fabbricazione.


Le sostanze funzionali si possono classificare in base alla loro origine.
Si possono ricavare dal mondo minerale e in tal caso vengono dette "sostanze inorganiche", come per esempio: gli oligoelementi e i sali di alluminio. Si possono ottenere dal regno vegetale: gli olì, i burri e le cere vegetali vengono largamente utilizzati in campo cosmetologico, non solo come eccipienti per la veicolazione della sostanza funzionale, ma essi stessi possono venire considerati delle vere e proprie sostanze funzionali perché dotati di specifiche azioni: emolliente, filtrante, nutriente, elasticizzante, eccetera. Un cenno particolare meritano, tra i derivanti vegetali, le frazioni insaponificabili degli oli, cui vengono riconosciute molte proprietà eudermiche. Anche dal mondo animale si possono ricavare svariate sostanze funzionali: tra i derivati biologici rivestono particolare importanza l'acido ialuronico, il collagene nativo solubile o gli idrolizzati di collagene ed elastina, la chitina e i suoi derivati idrosolubili, i chitosani. Ulteriori sostanze funzionali di origine animale utilizzate in campo cosmetologico sono rappresentate da: estratti di organo, placentari, embrionali, tessutali. Un'altra categoria di sostanze funzionali adatte all'impiego cosmetico è rappresentata dai filtri UVE e UVA. Un particolare cenno meritano le vitamine. Il loro utilizzo in campo cosmetico appare particolarmente interessante come vedremo in seguito. Al fine di rendere chiari alcuni termini, riferiti alle sostanze funzionali, che abitualmente vengono utilizzati in estetica, descriveremo ora le principali azioni cosmetiche.

ALCUNI ESEMPI DI AZIONI COSMETICHE DELLE SOSTANZE FUNZIONALI

ABBRONZANTE: principio in grado di accelerare il processo di sintesi della melanina, favorendo una più rapida ed intensa abbronzatura dell'epidermide.
ABRASIVA: sostanza atta a ridurre con un'azione meccanica le asperità dell'epidermide, asportando le cellule cornee in fase di desquamazione.
ACIDIFICANTE: sostanza che mantiene o ripristina l'acidità fisiologica cutanea, favorendo la conservazione in condizioni ottimali del mantello idro-lipidico naturale.

Opinioni: 

Esistono diverse classificazioni dei coloranti, anche se la più comune fa riferimento alla loro solubilità e li suddivide in:

1. coloranti solubili: a loro volta divisi in naturali o sintetici, idrosolubili o liposolubili;
2. pigmenti: che possono essere inorganici, organici, lacche, perle e metalli. 

I coloranti solubili sono molto usati nell’industria cosmetica e alimentare (emulsioni, lozioni, shampoo, dentifrici) e sono caratterizzati da una buona solubilità che consente loro di impartire una colorazione visibile a piccole concentrazioni. I coloranti naturali sono i più antichi, possono essere ricavati da fonti vegetali o animali e, pur essendo meno performanti dei derivati di sintesi, negli ultimi tempi sono tornati in auge. I coloranti sintetici sono più stabili ed economici e presentano un’ampia varietà di tonalità.  

I pigmenti agiscono modificando i processi di riflessione della luce, sono insolubili nel mezzo utilizzato e possono essere dispersi in un solido o sospesi in un liquido, nella composizione di fondo-tinta, ciprie, ombretti, rossetti...
A seconda della fonte di derivazione, i pigmenti si dividono in:

inorganici: si tratta delle sostanze colorate più utilizzate nel make-up, sono ottenuti per sintesi e risultano stabili alla luce e al calore. Tra i principali pigmenti appartenenti a questa categoria ricordiamo il Biossido di Titanio, gli Ossidi di Ferro e di Cromo, il Violetto di Manganese, il Ferrocianuro Ferrico (noto come Blu di Prussia)...


organici: sono prodotti di sintesi che offrono delle tonalità più luminose e sature rispetto ai pigmenti inorganici, anche se le varietà cromatiche sono limitate. Tra i pigmenti organici, il Nero Fumo è molto utilizzato nei mascara;


lacche: sono dei pigmenti insolubili ottenuti per precipitazione di un colorante solubile su un particolare substrato (idrossido di alluminio, oppure calcio o bario). Le lacche sono stabili e presentano dei colori particolarmente brillanti;


perle: si tratta di cristalli in forma di sottili scaglie che presentano elevato indice di rifrazione, e sono in grado di determinare il tipico effetto perlescente. Possono essere organiche (ricavate dalle squame di alcuni pesci) o inorganiche (estratte da alcuni minerali o prodotte per sintesi).
metalli: sono costituiti da particelle di metallo (alluminio, rame, bronzo) ricoperte o meno da un sottile strato di alluminio o silice. Sono molto apprezzati per la brillantezza dell’effetto metallico, conseguenza dell’elevato potere riflettente.


I coloranti possiedono diversi nomi, chimici e comuni, riferiti al colore, alla struttura chimica, alle caratteristiche chimico-fisiche, per questo esiste un sistema di denominazione unificata che va sotto il nome di Colour Index (CI), che fa riferimento a un testo che riporta circa 13.000 coloranti indicati attraverso un numero univoco composto da 5 cifre più una che indica se si tratta di sale o di lacca. 


A seconda del CI, i coloranti sono suddivisi in 4 gruppi:
1. dal n° 10.000 al n° 74.999: coloranti organici di sintesi;
2. dal n° 75.000 al n° 75.999: coloranti organici naturali;
3. dal n° 76.000 al n° 76.999: basi a ossidazione e nitrocoloranti;   
4. dal n° 77.000 al n° 77.999: pigmenti      

Tratto da: "La Cosmesi" di Esposito Amendola Francesca
(Fonte: issuu.com)

Opinioni: 

Si fa presto a dire profumo...

17:34 venerdì 2 novembre 2012

Semaforo: GIALLO Con il termine "parfum" si intende, in modo assolutamente generico la componente odorosa cioè quello che noi chiamiamo il profumo di un prodotto sia cosmetico che detersivistico. Per costruire un "parfum" ci sono degli specialisti (detti "nasi") che mescolano tra loro varie sostanze odorose al fine di creare una miscela dalle caratteristiche olfattive particolari.
Cominciamo col dire che per "costruire" un profumo, i profumieri, hanno a disposizione circa 6.000 materie prime odorose. Nella pratica non ne vengono utilizzate più di 4.000 quelle più utilizzate non superano le 1.500, ed in un profumo se ne usano circa settanta.
Tra queste sostanze ce ne sono, ovviamente, di origine naturale e di derivazione sintetica. Ovviamente la stragrande maggioranza di queste sono ottenute in laboratorio, sono quindi delle molecole di sintesi.

Vengono utilizzati anche oli essenziali ma sempre e comunque in piccole percentuali.
Quale è la discriminante per la scelta? Principalmente il costo. Se costa meno estrarli (naturali) o farli in laboratorio (sintetici) si sceglierà di conseguenza. Alcune materie prime odorose sono impossibili, per il momento, da ricostruire per sintesi e quindi sono forzatamente di origine naturale.
Quando si dice naturale non è sempre una bella cosa infatti tra le sostanze poco imitabili c’è il muschio che contrariamente a quanto si può credere è un derivato di ghiandole di piccoli animali che vivono in ambienti freddi (un cervo himalayano). Normalmente queste sostanze, che causano sofferenze atroci ai poveri animaletti, hanno dei costi elevatissimi e per questo si sono studiati dei sostituti sintetici a basso costo.
Per inciso queste sostanze sono pericolosissime per l'uomo causando una serie infinita di problemi che vanno dalle "semplici" allergie a dermatiti e peggio ancora.
Un impiego molto diffuso di nitro muschi e policiclici sintetici è quello di "fissatore" cioè sono in grado di bloccare il profumo sulla superficie con cui vengono a contatto e liberarla poi piano piano. Ad esempio la maggior parte dei profumi per ammorbidente contengono questi fissatori in modo che la massaia ritrovi "quelmagnificoprofumodipulito" anche quando stira o quando ripone la biancheria negli armadi.

Bisogna dire queste tematiche stanno, faticosamente, facendo capolino e le ultime disposizioni in materie di ecolabel (grande iniziativa questa!) determina la non etichettabilità ecolabel se il profumo impiegato contiene nitro muschi, inoltre il calcolo che si deve fare per ottenere l'etichetta di qualità ecologica europea impedisce un uso smodato del profumo, anzi ne permette talmente poco che è meglio non metterlo proprio.

Opinioni: 

Un umettante è una sostanza igroscopica. È in genere una molecola con diversi gruppi idrofili, spesso ioni idrossido, ma anche ammine e gruppi carbossilici, talvolta possono essere incontrati gruppi esterici; l'igroscopicità di un umettante nasce dalla possibilità di formare legami a idrogeno con l'acqua.

Poiché le sostanze igroscopiche assorbono acqua dall'aria, sono spesso usate per la disseccazione. Quando è usato come additivo per il cibo, l'umettante ha l'effetto di mantenere umido il genere alimentare. Gli umettanti sono usati anche come componenti per rivestimenti antistatici per la produzione di plastiche. Essi possono inoltre essere trovati in cosmetici quando si vuole mantenere una certa idratazione, fra cui troviamo gel idratanti ed anche lozioni per il corpo. Gli umettanti sono anche usati nella manifattura di alcune sigarette e prodotti a base di tabacco.

Esempi di umettanti sono la glicerina, il glicol propilenico (E1520) e il triacetato di glicerile (E1518). Altri possono essere i polioli come il sorbitolo (E420), lo xilitolo ed il maltitolo (E965), polioli polimerici come il polidestrosio (E1200), o estratti naturali come la quillaia (E999), l'acido lattico o l'urea.

Il cloruro di litio è un eccellente umettante, ma è tossico.

(Fonte: it.wikipedia.org)

INCI Glycerin
INCI Sorbitol
INCI Propylene gycol
INCI Methylpropanediol 
INCI Dipropylene glicol 
INCI Butylene glicol 
INCI Pentylene glicol
INCI PEG -4 
INCI PEG -6
INCI PEG -8
INCI PEG -12
INCI Methyl gluceth-10
INCI Methyl gluceth-20
INCI Methyl glucose ether
INCI PPG-20 methyl glucose ether  

Tratto da: "La Cosmesi" di Esposito Amendola Francesca
(Fonte: issuu.com)

Abbiamo già parlato di PEG, PPG, ecc... in questi altri post che vi invito a leggere: link, link

Opinioni: 
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