Lightbox Effect

Oilo essenziale di rosmarino

12:41 mercoledì 29 agosto 2012

Il rosmarino è un cespuglio sempreverde mediterraneo, ricco di rami, con foglie lanceolate simili ad aghi e fiori raccolti in grappoli dai quali si ricava l' olio essenziale.

Principali proprietà dell'olio essenziale di rosmarino

Tonico generale, mucolitico, espettorante, antireumatico, antispasmodico, diuretico, stimolante biliare, della corteccia surrenale e della circolazione sanguigna, sudorifero, antisettico, cicatrizzante, tonico nervoso (aiuta la concentrazione e la memoria) e sessuale, antiossidante, antiparassitario.

Olio ess. Rosmarino (LaSaponaria)
Impieghi più comuni dell'olio essenziale di rosmarino

Quest’ olio essenziale stimola la corteccia surrenale in caso di astenia, ipotensione, debolezza e stanchezza, anche mentale. È un eccellente tonico nervino che attiva la memoria, calma i nervi e stimola il cuore. L' olio essenziale di rosmarino ha un’ottima azione sul fegato, stimola il drenaggio biliare e la digestione, smuove scorie e ristagni dall’organismo.
È drenante, anticellulite e stimolante dell’azione lipolitica (scioglie i grassi).  Il massaggio con olio essenziale di rosmarino attenua i dolori artritici e muscolari, scioglie l’acido urico e i cristalli che induriscono i tessuti epidermici. Sulla pelle ha un effetto tonico, antisettico e lievemente astringente. È utile nella cura dell’acne e delle macchie scure del viso.
L' olio essenziale di rosmarino è tonico del cuoio capelluto: rinforza i capelli e ne stimola la ricrescita in caso di caduta. Ha anche un’azione antisettica e antibatterica che lo rende utile nel trattamento delle affezioni delle vie respiratorie.

Opinioni: 

Detersivi: l'ABC dell'etichetta

19:10 lunedì 27 agosto 2012

Ecco tutte le informazioni essenziali per orientarvi nell'intricato panorama dei detersivi da bucato. Dai convenzionali ai biologici, vi spieghiamo come scegliere il detergente al contempo più efficiente e più ecologico.
Di Nadia Tadioli

Liquidi o in polvere, in fustini colorati o in sobrie confezioni di plastica riciclata ... ma di cosa sono fatti i detersivi da bucato?
Gli ingredienti principali sono tensioattivi, sbiancanti, enzimi, sequestranti, conservanti e profumazioni, ma non sempre si trovano in etichetta, perché il regolamento europeo 64812004, che disciplina la materia, non obbliga a farlo. Per trovare l'elenco completo degli ingredienti, quasi sempre l'unica possibilità è andare sul sito dell'azienda produttrice.
È questa la nuova trasparenza ai tempi di internet.
Una prima distinzione esiste tra i detersivi convenzionali, che si trovano al supermercato, e quelli bioecologici, spesso certificati e che si trovano in vendita nei negozi di alimenti biologici e nelle erboristerie. Tuttavia anche tra i detersivi ecologici non è facile orientarsi, perché in assenza di una legge nazionale o di un regolamento comunitario simile a quello per gli alimenti, nel settore dei detersivi ecologici si sono formate varie scuole di pensiero: abbiamo cercato di metterle a confronto, in modo tale che ogni lettore possa avere gli strumenti per giudicare, a partire dai principali ingredienti utilizzati.

Tensioattivi

Sono il cardine attorno a cui ruota tutta la formula del detersivo. La loro particolare struttura chimica permette di sciogliere lo sporco e le macchie, soprattutto quelle di grasso.
Fortunatamente il regolamento europeo sui detersivi ha fatto piazza pulita di quelli peggiori dal punto di vista dell'impatto ambientale, ma non basta. «Il tensioattivo più utilizzato dalla detergenza convenzionale è il Dodecilbenzensolfonato di sodio, detto anche Alkylbenzene solfonato di sodio» spiega Pierluca Urbinati, titolare di Officina Naturae. «È efficace e facilmente biodegradabile in presenza d'aria. Fatalmente però finisce per accumularsi nei fanghi dei depuratori e nelle sabbie dei fiumi dove, in assenza d'aria, tende ad accumularsi». Anche se recentemente il maggiore produttore mondiale di Dodecilbenzene ha presentato uno studio in cui ne dimostra la biodegradabilità nel tempo, nei detergenti bio questo gruppo di tensioattivi è stato sostituito con gli Alkyl poli glucosidi, con il Potassium cocoate, ottenuto dalla potassa, e in alcuni casi con altri composti derivati da oli di produzione nazionale, anche se si tratta di oli insaturi e quindi soggetti a instabilità e irrancidimento.
Se tutti i disciplinari della detergenza ecologica sono d'accordo nel vietare i vecchi tensioattivi a pesante impatto ambientale come il Dodecilbenzensolfonato, la stessa unanimità non si riscontra nei confronti degli etossilati, gruppo di composti la cui molecola è costituita da una parte vegetale e da una di origine sintetica, ovvero di derivazione petrolifera. Si riconoscono per: il suffisso -eth (per esempio laureth); i numeri accanto al nome del tensioattivo; la parola «etere» nel nome. In realtà alcuni produttori ecobio considerano accettabili tali composti, purché la molecola dell'etossilato sia corta, con un numero compreso tra 3 e 8-10.
«In realtà» spiega Daniele Minciocchi chimico formulato re di Almacabio «La biodegradabilità di questo gruppo di composti è buona, soprattutto se si utilizzano materie prime di ottima qualità, di produzione europea, che garantiscono l'assenza di possibili residui di diossano.
Quando non se ne abusa, l'etossilazione permette di modulare in maniera accurata le performance dei tensioattivi di origine vegetale, ottimizzandone l'effetto bagnante, lavante, emulsionante, disperdente e permettendo così, a parità di prodotto, di diminuire il dosaggio».

Opinioni: 

I Siliconi in cosmetica.

20:08 domenica 26 agosto 2012

La cosmesi moderna è alla continua ricerca d'ingredienti che generino  sensazioni  nuove nei consumatori, ed è quindi molto attenta a tutto ciò che può modificare l'aspetto sensoriale dei prodotti di bellezza. I siliconi costituiscono indubbiamente una categoria di materie prime dal tatto particolare. Parlando di loro, si pensa subito alla gelatina trasparente che viene deposta sui bordi dei bagni e delle docce per bloccare infiltrazioni e perdite. Cosa ha a che fare questo materiale singolare con i cosmetici? È un "parente lontano" che condivide, però, alcune delle caratteristiche generali della famiglia, le stesse caratteristiche che, sotto forma di ingrediente cosmetico, garantiranno particolari effetti anche nei prodotti di bellezza. L’elemento da cui derivano i siliconi è il silicio. Esso proviene dalla silice o biossido di silicio (SiO2), di cui è costituita la comune sabbia
Furono due chimici parigini, Friedel e Crafts, che per primi, nel 1877, realizzarono composti in cui radicali organici di carbonio erano attaccati direttamente al silicio: per  tale motivo questa sintesi porta il loro nome.
La loro prima apparizione nel mondo della cosmesi avvenne intorno alla fine degli anni '60: all'inizio entrarono lentamente tra gli ingredienti delle formule cosmetiche, come additivi da usare in piccole dosi per rendere maggiormente idrorepellenti creme protettive o prodotti solari. Il periodo successivo vide la loro diffusione nei prodotti per capelli, quali districanti e lucidanti, o come additivi per migliorare la stendibilità e la sericità delle creme, o semplicemente per togliere il cosiddetto "effetto bianco" al momento dell'applicazione delle emulsioni. I siliconi, infatti, agendo sulla tensione superficiale, impediscono la formazione della microschiuma che si crea quando si stendono le creme su ampie zone cutanee ricche di peli o poco lisce (un effetto sgradevole che dà la sensazione di cattivo assorbimento del prodotto).
È solo di recente, comunque, che l'utilizzo di tali sostanze ha cominciato a diffondersi: sono oggi comparse emulsioni totalmente siliconi che e si è assistito a un boom dei siliconi volatili, particolari derivati a catena molto breve o ciclica, utilizzati come ingredienti base del trucco no transfer. 

Caratteristiche e tipologie di siliconi 

Non esiste un solo tipo di silicone, ma una serie di materiali diversi con una caratteristica in comune: la presenza degli elementi silicio e ossigeno. È proprio il ripetersi di questa alternanza Si-O-(Si-O)n, . . . . che costituisce la spina dorsale di questi prodotti chimici e ne determina alcune delle particolari proprietà.

Opinioni: 

Sono circa 10.000 le materie prime (di origine naturale o sintetica) ammesse per la formulazione dei prodotti cosmetici e annoverate nell’Inventario Europeo. Si tratta di un documento in continuo aggiornamento, sul quale è possibile reperire i diversi ingredienti cosmetici, in riferimento alla funzione che essi svolgono all’interno delle preparazioni.
È bene premettere che i cosmetici, a prescindere dalla loro «forma», risultano delle miscele di diverse sostanze utilizzate secondo un razionale preciso per garantire la funzionalità del prodotto, per veicolare le sostanze funzionali a livello cutaneo, per conservare gli ingredienti nel tempo e per assicurare alla formulazione un profilo sensoriale gradevole (colore, odore, texture…).
I tensioattivi utilizzati per diminuire la tensione interfacciale tra le due fasi dell’emulsione e favorirne la miscelazione, sono detti emulsionanti.  

Solubilizzanti

Alcune forme cosmetiche, tra cui i gel e i tonici, talvolta richiedono l’incorporazione di ingredienti liposolubili in mezzi acquosi (nei quali risultano poco solubili). Le principali sostanze da solubilizzare sono dei funzionali lipofili (ad es. proteine), degli oli essenziali, dei profumi.
Gli agenti solubilizzanti generalmente sono dei tensioattivi solubili in acqua, che al di sopra di una certa concentrazione  si organizzano in micelle, disponendosi con le catene lipofile rivolte verso l’interno e le teste idrofile verso il mezzo acquoso. A questo punto gli ingredienti liposolubili vengono incorporati all’interno delle micelle (nella parte lipofila) e vengono pertanto solubilizzati, generando una soluzione limpida e stabile. 
Spesso si ricorre all’utilizzo contemporaneo di due tensioattivi, inoltre l’aggiunta di un cosolvente (alcol, glicoli, poliglicoli) aiuta il processo di solubilizzazione, riducendo la quantità di tensioattivo necessaria.
Tra i principali agenti solubilizzanti ricordiamo: polisorbati, olio di ricino etossilato (PEG-7 Hydrogenated Castor Oil nda), alcoli grassi etossilati, alcoli etossilati e propossilati, esteri dell’acido fosforico etossilati, copolimeri…    
  


Tratto da: "La Cosmesi" di Esposito Amendola Francesca

(Fonte: issuu.com)

Opinioni: 

I prodotti cosmetici che hanno una durata inferiore ai 30 mesi devono obbligatoriamente indicare la data di scadenza. Per i cosmetici con periodo di validità superiore ai trenta mesi non è obbligatorio indicare la scadenza ma deve essere indicato il periodo di tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore. Si tratta del cosiddetto "PaO".
L'indicazione in etichetta del Periodo Post-Apertura ha lo scopo di fornire al consumatore informazioni sulla stabilità del cosmetico ed è indicato da un nuovo simbolo (rappresentato da un barattolo di crema aperto, v. simbolo a sx) che viene apposto sia sul contenitore vero e proprio che sul confezionamento esterno. All'interno o accanto al simbolo è riportato il periodo di tempo (espresso in mesi seguito dalla lettera M) entro il quale il prodotto deve essere utilizzato a partire dalla prima apertura. Il simbolo del PaO sarà presente sull'etichetta di tutti i prodotti cosmetici, ad eccezione di:
• prodotti con un periodo di validità inferiore a 30 mesi, che presentano l'indicazione "Da consumarsi preferibilmente entro... ";
• prodotti monodose (es. campioni gratuiti);
• prodotti confezionati in modo tale da evitare il contatto tra il cosmetico e l'ambiente circostante (es. aerosol);
• prodotti per i quali il produttore certifichi che la formula è tale da impedire qualsiasi rischio di deterioramento che influisca negativamente sulla sicurezza del prodotto stesso nel corso del tempo.

Tratto da: "La Cosmesi" di Esposito Amendola Francesca
(Fonte: issuu.com)

Opinioni: 

Questo prodotto contiene...

17:41 mercoledì 22 agosto 2012

Facendo ordine nel mio segnalibri, ho trovato questo articolo esemplare su come agiscano certi messaggi pubblicitari, applicabile a tutti i prodotti cosmetici ma non solo.
Condivido e cito testualmente:



Vorrei continuare a smitizzare insieme a voi la forza di certi messaggi pubblicitari, inerenti al mercato dei cosmetici, di cui tutti siamo vittime più o meno consapevoli tutti i giorni. Impariamo a difenderci! Fa anche bene alla pelle. Prendiamo questa volta ad esempio un balsamo per i capelli. Sull'etichetta leggiamo “Balsamo pincopallo. Al latte vegetale” . Subito vaghiamo con la mente, visualizzando piante la cui essenza nutre dal profondo le nostre chiome, riparandole, lucidandole, lisciandole (o arricciandole, dipende) e rendendole splendenti. La mano è già sul flacone e sta per riporlo nel cesto... ma una domanda ci passa per la testa: cos'è il latte vegetale? Forse che le piante producono latte? Pensiamo alla linfa, ma la linfa è verde, mentre il nostro balsamo è bianco che più bianco non si può. Quindi non è linfa. Per capire qualcosa, l'unico modo è leggere l'inci del prodotto. Ed ecco svelato l'arcano: il latte vegetale non è altro che burro di karitè. Proprio in fondo all'elenco degli ingredienti, quindi presente in una quantità inferiore all1%. Il resto del prodotto non ha nessun altro estratto vegetale! La visione di foglie stillanti preziosi succhi comincia ad affievolirsi nella vostra mente, potrei giurarci... Ma non è finita qui. Chiediamoci anche a cosa serva il burro di karitè dentro ad un balsamo. Scommetto che avete già capito: a niente in queste dosi. In dosi maggiori, invece, sarebbe molto più adatto ad un impacco pre-shampoo piuttosto che ad un balsamo, perchè ha funzioni emollienti, idratanti, protettive ma non certo districanti. Questo balsamo è solo un esempio, ma i casi potrebbero continuare all'infinito. Prestate la massima attenzione dunque.

a cura della Dott.ssa Barbara Righini 

(Fonte: www.assorizzonte.com)

Opinioni: 

Per una corretta pulizia del viso

19:19 martedì 21 agosto 2012

La Pelle è un sistema complesso che respira, assorbe, reagisce e comunica con l’esterno.
Per proteggerla, mantenerla sana, consentirle di svolgere al meglio le sue funzioni, bastano pochi e semplici gesti quotidiani.
A cominciare da una pulizia accurata, non aggressiva, con prodotti adatti alla propria pelle che ne rispettano il pH.
La pelle si sporca, anche se non siamo truccate. Durante il giorno si accumulano sulla cute smog, polveri, cellule morte, sebo e trucco che ne impediscono la traspirazione, con la conseguente produzione di radicali liberi, che non permettono l’ossigenazione dei tessuti e causano l’invecchiamento.
Una corretta e profonda pulizia costituisce la base di qualsiasi trattamento di bellezza. Permette alla pelle di respirare e di trarre giovamento dai principi rilasciati da creme e detergenti (ecobio naturalmente).

Detergere:

La pelle del viso va detersa quotidianamente:
- Il mattino per risvegliarla e prepararla “ad affrontare la giornata”
- La sera per liberarla dalle impurità accumulate durante il giorno, e aiutarla a ricevere i principi attivi dei nostri prodotti serali.
Per questa operazione dobbiamo utilizzare un detergente delicato, adatto alla nostra tipologia di pelle.
Il latte detergente possiamo applicarlo con un dischetto di cotone, oppure direttamente con le dita massaggiandolo sul viso e collo, e poi rimuoverlo anche semplicemente risciacquando con acqua tiepida.
Le mousse e i detergenti si applicano sul viso e sul decoltè inumiditi, massaggiando delicatamente. Risciacquare con acqua tiepida.

Tonificare:
 
Il tonico si applica dopo aver eliminato ogni traccia di detergente. Ha la funzione di riequilibrare, rinfrescare, lenire e ripristinare il corretto grado di acidità della pelle.

Esiste anche un altro metodo per detergere il viso in modo naturale:

La tecnica delle 3 Biofasi:

Prima Fase: olio vegetale
 
olio di jojoba, ricino, macadamia, avocado, mandorle dolci...
Versatene poco tra le mani, strofinatele tra loro e poi massaggiatevi il viso con movimenti circolari.
Se dovete struccare gli occhi, aiutatevi con un dischetto di cotone inumidito, su cui verserete poche gocce d'olio. Possiamo pulire le ciglia massaggiandole delicatamente tra il pollice e l’indice bagnati d’olio; con questo metodo il mascara si asporta perfettamente.

Opinioni: 

Kathon e allergia da contatto: qual'è la composizione?

Il Kathon è un conservante incolore ed inodore ben compatibile con vari emulsionanti e tensioattivi ha come principio attivo una miscela di metilcloroisotiazolinone e metilisotiazolinone, presente in molti dermocosmetici e prodotti di bellezza in genere e persino in prodotti per la casa.

I due componenti della miscela sono dunque il Methylchloroisothiazolinone e il methylisothiazolinone.

Kathon e allergia : dov'è contenuto?

Gli isotiazolinoni, in particolare il metilcloroisotiazolinone, sono allergeni potenti che negli anni ’80 hanno causato una vera e propria epidemia di dermatiti allergiche da contatto ai cosmetici. Nella maggior parte dei casi la sensibilizzazione era dovuta all’uso di prodotti leave on contenti isotiazolinoni a concentrazioni >15 ppm (0,0015%) e oggi questa è la concentrazione massima consentita dalla normativa europea, in base alla quale la concentrazione del kathon non può superare lo 0.1% nei prodotti rinse off e lo 0.05% in prodotti leave on. Con queste limitazioni d’uso e di concentrazione, la prevalenza di reazioni allergiche al kathon si è notevolmente ridotta.

È utilizzato anche nei liquidi per la pulizia delle lenti a contatto. In campo industriale è utilizzato come conservante per liquidi da lavorazione (oli da taglio ecc.). È un biocida ad ampio spettro d'azione ed è estremamente efficace contro batteri gram negativi, gram positivi e funghi.

Ha avuto un grande utilizzo specie negli ultimi anni sia in Europa che in Usa anche se il suo uso in Europa non è consentito dalla CEE nei prodotti topici medicamentosi come additivo alimentare e nei prodotti per uso interno.

Dalla revisione dei dati della letteratura si evince che l'allergia al KATON CG interessa più frequentemente donne con dermatiti al volto ed alle mani.

Opinioni: 

L'olio di mandorle dolci

17:58 lunedì 20 agosto 2012

Il Mandorlo (Amygdalus communis L. = Prunus amygdalus Batsch; Prunus dulcis Miller) e' una pianta originaria dell'Asia centro occidentale e, marginalmente, della Cina.
Venne introdotto in Sicilia dai Fenici, proveniente dalla Grecia, tanto che i Romani lo chiamavano "noce greca".
In seguito si diffuse anche in Francia e Spagna e in tutti i Paesi del Mediterraneo. In America giunse nel XVI secolo.
Appartiene alla Famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Prunoideae.
Alla specie Amygdalus communis appartengono tre sottospecie di interesse frutticolo: sativa (con seme dolce ed endocarpo duro; comprende la maggior parte delle specie coltivate), amara (ha seme amaro per la presenza di amigdalina) e fragilis (con seme dolce ed endocarpo fragile).
Il Mandorlo è una pianta di medio sviluppo, longeva, molto rustica, alta 8-10 m, capace di resistere a condizioni di protratta siccità.
Le foglie sono strette, chiare, lanceolate e seghettate, i fiori hanno una colorazione bianco-rosato. La fioritura varia a partire da gennaio sino a marzo; i meravigliosi mandorli in fiore in Sicilia danno infatti ogni anno il benvenuto alla Primavera.
Il frutto è una drupa ovale allungata con esocarpo carnoso, di colore verde, peloso e ,a volte, anche gabro, endocarpo legnoso con all'interno il seme (mandorla).

Olio di mandorle dolci - LaSaponaria
PROPRIETA'

Le mandorle sono un alimento tipico della dieta mediterranea, hanno un ottimo apporto di vitamina E, potassio, magnesio e di grassi "buoni" come i mono e poli-insaturi.
Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che il consumo regolare di frutta secca e di mandorle in particolare aiutano a prevenire i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari.
Contengono proteine che contribuiscono a completare l'apporto di amminoacidi.
Hanno anche un buon contenuto di acidi grassi essenziali, di fibra e di altri nutrienti quali zinco, rame e ferro.

L'OLIO

L’olio di mandorle dolci è estratto, tramite spremitura a freddo, dal frutto del mandorlo ed è uno degli oli che contiene la più alta percentuale di acidi grassi insaturi e polinsaturi, entrambi dotati di particolari proprietà eudermiche.
L’olio di mandorle dolci è da sempre conosciuto ed apprezzato per le sue proprietà emollienti, addolcenti, nutrienti e lenitive e per essere ben tollerato anche dalle pelli più sensibili, come quelle dei bambini.
E’ ricco di vitamine E, B, proteine, glucidi e di sali minerali ed è quindi ottimo per combattere l’invecchiamento cutaneo e contribuire al suo rinnovamento.

Opinioni: 

L’Imidazolidinyl Urea è una polvere bianca di origine sintetica, solubile in acqua. Chimicamente è il derivato eterociclico dell’urea. L’Imidazolidinyl Urea viene utilizzata come antimicrobico, sia nei confronti dei batteri Gram negativi che di quelli Gram positivi: evita dunque la contaminazione accidentale del prodotto finito durante il suo utilizzo. Il suo impiego in associazione con altri conservanti, come i parabeni, ne potenzia l’efficacia. L’Imidazolidinyl Urea si può utilizzare ad intervalli di pH compresi tra 3,5 ed 8.
 
L’Imidazolidinyl Urea viene impiegata come conservante in molte preparazioni cosmetiche, come lozioni, creme, prodotti per capelli e deodoranti. Il massimo dosaggio al quale si può utilizzare corrisponde allo 0,6%. Quando la concentrazione nei prodotti cosmetici supera lo 0,05%, l’Imidazolidinyl Urea può cedere formaldeide, una sostanza potenzialmente cancerogena, irritante sulla cute e che può dare delle reazioni di sensibilizzazione.



La formaldeide è un potente antibatterico, sterilizza qualsiasi forma di microrganismo ed è per questo, ad esempio, che gli impagliatori di animali la usano per conservare per un tempo lunghissimo le salme di animali.
La sostanza è stata usata e si usa tuttora per impedire che i preparati contenenti tensioattivi o altro materiale organico, vedi detersivi liquidi, cosmetici, eccetera, possa marcire.
Il problema è che questa sostanza è stata definita cancerogena dagli enti preposti e dunque tanto buona non è!

Opinioni: 

Petrolato

Il petrolato, o gel di petrolio, è una gelatina ottenuta dal petrolio per raffinazione. Si ottiene dai residui della distillazione del petrolio rimasti dopo la totale evaporazione dell'olio. La vaselina è un tipo di petrolato prodotto per la prima volta dalla Chesebrough Manufacturing ma il suo nome è ormai entrato nell'uso quotidiano e spesso indica, seppur impropriamente, il petrolato in generale.

Composizione

È costituito da idrocarburi saturi composti di solito da almeno 25 atomi di carbonio. La sua formula dettagliata varia a seconda della qualità del petrolio usato e del metodo di raffinamento adottato. Le qualità migliori sono chiamate petrolato bianco e trovano impiego nella farmaceutica e nella cosmetica; le meno pregiate sono chiamate petrolato ambrato, petrolato giallo, petrolato marrone, sono inquinate da residui cancerogeni di raffinazione quali idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e trovano impiego nei settori dell'industria e dei lubrificanti, in particolare per la produzione dell'olio di vaselina e del grasso di vaselina.

Impieghi

Nel brevetto originale di Robert Chesebrough sono indicati numerosi impieghi soprattutto nel settore dei lubrificanti. Oggi la vaselina di miglior qualità è usata in campo farmaceutico per la produzione di pomate, gel per le labbra, antifunghi, prodotti per l'infanzia e l'igiene; in campo cosmetico per i balsami per capelli e i lucidalabbra. Non è invece adatta come lubrificante speciale per i preservativi, sebbene talvolta sia stata usata per questo scopo, poiché deteriora il lattice del preservativo. Si usa nelle creme per radersi dedicate alla rasatura con i rasoi a mano, mai con quelli elettrici. Può lubrificare le valvole in ottone. E, infine, può, se spalmato sui denti, renderli più lucidi. Essendo un derivato del petrolio, una normativa europea del 2004 ha però considerato il petrolato (o paraffina o olio di vaselina), una sostanza potenzialmente cancerogena; altri studi inoltre, hanno evidenziato correlazioni tra uso di paraffina in cosmesi e tumori epatici.


Paraffina

La paraffina è il nome corrente dato ad una miscela di idrocarburi solidi, in prevalenza alcani, le cui molecole presentano catene con più di 20 atomi di carbonio. È ricavata dal petrolio e si presenta come una massa cerosa, biancastra, insolubile in acqua e negli acidi. Il suo numero CAS è 92045-76-6. Il suo numero EINECS è 295-458-3.

Fu prodotta per la prima volta dall'industriale tedesco Karl von Reichenbach nel 1830. I suoi principali impieghi sono nella fabbricazione di candele, lubrificanti, isolanti elettrici, per la patinatura della carta e per produrre cosmetici oli e creme per bambini (vedi j&j) e gomme da masticare.
Anche grazie alla sua insolubilità in acqua, tale materiale viene utilizzato nel Surf: si stende sulla tavola da surf prima di entrare in acqua per far sì che il surfista non scivoli sulla superficie liscia della tavola stessa. Per questa applicazione esistono diverse marche che la producono con colori e odori a scelta.
Altra analoga applicazione, sempre in campo sportivo, sono alcuni tipi di scioline: sostanze che vengono applicate sul lato degli sci che poggia sulla neve per migliorarne le prestazioni. Pur essendo chiamate tutte scioline, i materiali utilizzati sono diversi a seconda che si parli di sci di discesa o sci di fondo. Nel primo caso, ove si cerca di aumentare le capacità di scivolamento degli sci, allo scopo di raggiungere velocità più elevate, si impiegano anche alcuni tipi di paraffine.

Cosmetica

La paraffina liquida (nome INCI: Paraffinum Liquidum) è molto usata nel settore cosmetico come agente filmante e nelle creme e oli per bambini (vedi j&j), dando la sensazione di levigatezza.

Opinioni: 

Problemi blog

11:00 venerdì 17 agosto 2012

Oggi il blog dà i numeri. La grafica non viene caricata completamente. Sarà il caldo...

Opinioni: 

Le virtù del succo di melograno

16:58 giovedì 16 agosto 2012

Simbolo di amore ardente, di ricchezza e fertilità, di giustizia ed equilibrio, il melograno sin dall'antichità è stato considerato il tesoro tra i frutti.
I Babilonesi masticavano i semi prima della battaglia, ritenendo che li avrebbe resi invincibili, e gli antichi Egizi si facevano sepellire sotto montagne di bacche.
Il rosso dei fiori del melograno nella florigrafia, esprime volontà, determinazione, risolutezza, maturità. Se usati come decotto conferiscono importanti proprietà astringenti.
I semi contenuti nella grande bacca sono polposi, dal gusto delicato e gradevole, ricco di pregiati componenti bioattivi che hanno spinto già dai tempi di Ippocrate, gli studiosi a ricercare le molecole responsabili di tante virtù.
Non tanto il frutto, quanto il suo succo, si è dimostrato, agli occhi dei ricercatori, una vero toccasana per prevenire e curare diversi disturbi patologici.

Gli studiosi hanno evidenziato che un bicchiere al giorno di succo di melograno toglie il medico di torno: il suo succo può contenere fino a tre volte gli antiossidanti presenti nel tè verde o nel vino rosso. 

 



I 10 benefici del melograno
 
- Riduce il rischio di cancro al seno: studi in Israele hanno dimostrato che il succo di melograno inibisce e distrugge le cellule cancerogene del seno, lasciando solo le cellule sane;
- Previene il cancro del polmone: studi su topi dimostrano che il succo di melograno può inibire lo sviluppo di cancro ai polmoni.
- Rallenta il cancro alla prostata: studi su topi dimostrano che se alimentati con succo di melograno, questi manifestano un rallentamento del cancro alla prostata. In uno studio su 50 uomini che avevano consumato regolarmente un bicchiere di succo di melograno al giorno, i livelli di PSA si sono mantenuti stabili, riducendo la necessità di ulteriori trattamenti come la chemioterapia o la terapia ormonale.

L'attività protettiva nei confronti delle patolgoie cancerogene è da attribuire all'elevato contenuti di flavonoidi, potenti antiossidanti che combattono i radicali liberi - molecole instabili che possono danneggiare il DNA e le membrane cellulari, da cui può scaturire un processo cancerogeno.

Opinioni: 

L’olio di semi di canapa è un alimento naturale che si ricava per spremitura a freddo dei semi biologici della canapa meglio conosciuta con il nome botanico Cannabis Sativa.
La canapa è tra gli alimenti vegetali con il più alto valore nutrizionale, particolarmente ricco di proteine (20-25 %). Tali proteine contengono tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tutto il mondo vegetale, fornendo così al nostro corpo la base su cui creare altre proteine come per esempio le immunoglobuline o anticorpi. Gli anticorpi costituiscono il nostro sistema di difesa, respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili.
Il seme della canapa contiene anche una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità, costituita per il 70-75% da omega-6 e omega-3 o acidi grassi essenziali (Essential Fatty Acid = EFA), ossia il nostro corpo non è in grado di formarli da solo, quindi dobbiamo necessariamente introdurli con la dieta. Omega-6 e omega-3 dovrebbero essere assunti in una proporzione ideale di 3:1 fino a 5:1, se non viene rispettato questo rapporto si possono sviluppare sintomi di carenza e malattie serie, o al contrario accumulo di prodotti intermedi che ostacola il metabolismo degli acidi grassi.
L’olio di semi di canapa è correttamente equilibrato poiché contiene omega6-omega3 nel rapporto ottimale di 3 a 1, ideale come integratore senza promuovere l’accumulo di tali componenti.
Inoltre, è considerevole anche il contenuto di vitamine e minerali presenti nell’olio di semi di canapa, vitamina A, E (antiossidanti naturali), PP, C, e vitamine del gruppo B, calcio, magnesio e potassio, ecc.

L’olio di canapa rappresenta un rimedio basilare è, cioè, un alimento che per sua natura può ottimizzare la risposta del sistema immunitario come prevenzione ma anche come rimedio per malattie alla cui origine c’è la reazione  infiammatoria.
Il mondo scientifico ammette la straordinaria importanza del consumo adeguato di acidi grassi essenziali omega6-omega3 e la ricerca è ancora in continuo sviluppo. E’ stato dimostrato che la somministrazione giornaliera di olio di semi di canapa abbassa nel sangue i livelli di colesterolo e di trigliceridi , oltre ad avere una importante funzione protettiva sul muscolo cardiaco dopo un danno, quale per esempio un infarto.
In fine, l’olio di canapa contiene anche piccole quantità di molte altre sostanze benefiche o persino essenziali. Da menzionare:
I fitosteroli che ostacolano l’assorbimento del colesterolo e quindi abbassano i livelli di colesterolo nel sangue.
I fosfolipidi, conosciuti come lecitina, che sono essenziali per l’integrità delle membrane cellulari, aiutano a digerire i grassi e migliorano il loro utilizzo da parte del fegato.
I caroteni, che sono i predecessori della vitamina A, necessari per crescita e per la vista.
La presenza di queste sostanze nutritive nell’olio di semi di canapa sostiene, inoltre, la sua reputazione come alimento olistico che fornisce una vasta gamma delle sostanze nutritive di cui il nostro corpo necessita, in un insieme bilanciato e gradevole al palato.
L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che ha tutti i benefici di un alimento protettivo se introdotto quotidianamente con la dieta.
Recenti studi scientifici hanno dimostrato come la canapa possa “aiutare” naturalmente molte patologie in quanto vanta diverse proprietà terapeutiche, per esempio nel dolore (a livello muscolare e nervoso), come antinfiammatorio e nelle allergie. Attualmente sono in corso studi per valutare eventuali effetti terapeutici della canapa sulle malattie della pelle tra le quali la psoriasi.

Dott.ssa Antonella Chiechi

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Opinioni: 

1) La scienza medica ci fa sapere che circa il 70% dei disturbi comunemente provati dalle persone
sono causati dall’alimentazione in modo più o meno diretto!
2) Negli ultimi 3 decenni i casi riconosciuti di intolleranze alimentari sono più che decuplicati ... latte e frumento sono gli alimenti con più alta percentuale di intolleranti.

In questo breve scritto cercherò di informare il lettore sulle pratiche attualmente applicate alle popolazioni cerealicole in fase di coltivazione e successiva trasformazione, focalizzando l’attenzione sull’esempio della varietà di grano duro Creso, ottenuta bombardando la vecchia varietà Senatore Cappelli con i raggi gamma del cobalto radioattivo e reincrociandola in seguito con il Grano Duro messicano in collezione Cimmyt.
Tale varietà fu modificata nel 1974 e per un trentennio considerata la “migliore” negli aspetti strutturali, produttivi, nutrizionali e per attitudine alla pastificazione (Creso=ricco), fin quando analisi mediche accurate hanno portato i ricercatori a riconsiderarne l’entità qualitativa, attribuendole la principale responsabilità per l’aumento dei casi di persone affette da celiachia, ai quali causerebbe l’alterazione del pH digestivo e la perdita della flora batterica autoctona.
Per capire meglio il problema, occorre sapere che a partire dagli ultimi decenni del 1800, i ricercatori furono spronati soprattutto a ottenere varietà cerealicole capaci di produrre più quantità per ettaro, risolvere problemi come l’allettamento, la resistenza alle malattie, adeguare gli sfarinati alle grandi produzioni o a determinate lavorazioni, etc ..

Questi intenti migliorativi, portarono i ricercatori a sperimentare nuove tecniche, al fine di permettere a tutto il settore uno sviluppo quantitativo costante (di pari passo una graduale regressione qualitativa), per dare ai consumatori enormi masse di prodotto a basso prezzo, ottenute senza curarsi d’altro che del continuo aumento produttivo e ponendo in secondo piano o sottovalutando i possibili rischi, nel lungo periodo, per l’ambiente e per la salute.

Storicamente e per sommi capi, si può suddividere il periodo di ricerca in quattro fasi distinte :
1) Nel 1800, furono catalogate le varietà reperite nelle diverse zone italiane e si procedette alla selezione per linea pura ovvero scelta dei genotipi migliori all’interno o tra ecotipi della stessa varietà, differenti in alcuni aspetti per l’adattamento al territorio (Prof. Todaro),
2) agli inizi del 1900 l’evoluzione portò alle prime ibridazioni intraspecifiche ossia l’incrocio fra differenti varietà appartenenti alla stessa specie (Prof. Strampelli),
3) mentre nei primi anni ’70, si verificò il distacco dal naturale andamento evolutivo tramite modificazioni genetiche indotte nei cereali (Dott. Scarascia Mugnozza),
4) per arrivare, negli ultimi anni del 1900, alle modificazioni genetiche dette transgeniche.
(attualmente, per il frumento, nessuna varietà geneticamente modificata “OGM” è sul mercato)

Opinioni: 

Quattro ricerche pubblicate l'estate scorsa sulle riviste scientifiche Environmental Health Perspectives (edita dallo U.S. National Institute of Environmental Health Sciences, National Institutes of Health, Department ofHealth and Human Services) e da Pediatrics (la rivista ufficiale dell'American Academy of Pediatrics) giungono alle stesse conclusioni: i pesticidi nuocciono allo sviluppo intellettivo dei bambini in età scolare.

La validità dei risultati esce rafforzata dal fatto che i gruppi di ricerca hanno raggiunto le stesse conclusioni lavorando indipendentemente l'uno dall'altro.
 
Gli studi sono stati condotti presso

a) University of California, Berkeley School of Public Health

b) Mailman School of Public Health della Columbia University

c) Mount Sinai School of Medicine

d) Departments of Environmental Health and Epidemiology, School of Public Health di Harvard; Department of Environmental and Occupational Health della facoltà di Medicina dell'universitò di Montreal; Departments of Neurology and Pediatrics della School of Medicine di Harvard; Boston Children's Hospital; Channing Laboratory del Department of Medicine di Harvard; Brigham and Women's Hospital di Boston.

Sono stati svolti su donne in gravidanza e, successivamente, sui loro bambini.

I ricercatori di Berkeley e del Mount Sinai hanno misurato i metaboliti dei pesticidi nelle urine delle donne, mentre i ricercatori della Columbia li hanno misurati nel sangue del cordone ombelicale.

Ai bambini di queste madri giunti a un'età tra 6 e 9 anni (dagli 8 ai 15 nell'ultimo studio) sono stati somministrati test di intelligenza.

Opinioni: 

Le intolleranze alimentari

11:34 venerdì 10 agosto 2012

LATTE E LATTOSIO

Il lattosio è lo zucchero presente nel latte. E' un dissaccaride: dopo l'ingestione, viene idrolizzato nell'intestino, attraverso l'enzima lattasi, che lo scinde in due zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che attraversano la parete intestinale ed entrano in circolo. Questo enzima, presente in abbondanza nell'intestino dei neonati, diminuisce con la crescita rendendo difficoltosa l'assimilazione di questo zucchero e provoca numerosi disturbi: da quelli intestinali alla cefalea, dall'eczema allo scarso apprendimento sino a sviluppare una forma di intolleranza al lattosio e quindi al latte.
Un'altra intolleranza riguarda le proteine del latte vaccino, in particolare le betalattoglobuline, la lattoalbumina e la caseina.
In tutti i prodotti La Finestra sul Cielo non troverete, come ingrediente: latte, siero di latte, proteine del latte, burro, yogurt, latte in polvere, ecc. E' quindi possibile consumare senza problemi qualsiasi prodotto La Finestra sul Cielo, dai biscotti, a tutti i prodotti del forno dolce e salato.

LE ALTERNATIVE AL LATTE: LE BEVANDE VEGETALI

Vi proponiamo come alternativa al consumo del latte vaccino le bevande di cereali: a base di riso, di avena, di Kamut® e di soia. Esse sono: 100% vegetali, 0% lattosio, 0% colesterolo, senza zucchero aggiunto e prodotte con materie prime provenienti da agricoltura biologica; possono essere usate come sostitutivi del latte vaccino in tutte le preparazioni. Per i più golosi è sicuramente da provare la bevanda di riso cappuccino con orzo, maltonocciola e maltomandorla. Inoltre sono diponibili le bevande di riso e di soia arricchite con calcio da alghe marine e la bevanda di riso omega 3.

GRANO E GLUTINE

E’ importante spiegare e distinguere le due tipologie di intolleranza.
L'intolleranza al glutine, proteina presente in alcuni cereali, è legata strettamente al morbo celiaco e si riferisce particolarmente al cattivo assorbimento di tale proteina. L'intolleranza è detta celiachia. Gli alimenti destinati ai celiaci sono contraddistinti dal marchio del Ministero della Salute che garantisce che il prodotto non ha subito contaminazioni da frumento. I cereali contenenti glutine sono: grano, farro, Kamut®, orzo, segale e avena. L'intolleranza al grano invece fa riferimento alla difficoltà di assorbimento del frumento. I sintomi possono essere svariati e differenti e possono colpire qualunque organo, apparato o sistema. Questo tipo di intolleranza non è riconosciuto come malattia vera e propria, esistono comunque test clinici per scoprire se si è intolleranti.
Molte persone che non tollerano il frumento possono invece consumare il farro e il Kamut®, due cereali che possono sostituirlo nella preparazione di qualsiasi ricetta.

LIEVITO

Il lievito è una sostanza composta da microrganismi (funghi microscopici unicellulari) in grado di provocare, con gli enzimi da essi prodotti, una fermentazione.
I lieviti sono costituiti da funghi appartenenti a diverse specie; i più diffusi sono i saccaromiceti che operano la fermentazione del mosto d'uva (vino), dell'orzo (birra), e la lievitazione del pane.
Esistono diversi tipi di sostanze usate per la lievitazione: lievito di birra, polveri lievitanti, lievitazione a pasta acida. L'intolleranza più diffusa si riferisce al lievito di birra, per il fenomeno di fermentazione.

Opinioni: 

Chi va al mulino s'infarina...

18:50 mercoledì 8 agosto 2012

Farina bianca raffinata

Per farina bianca raffinata intendo la farina che abitualmente è presente sulle nostre tavole sottoforma di pane, pasta e dolci. Questo tipo di prodotto industriale che non ha quasi più niente di naturale è stato privato di 2 parti fondamentali del seme del grano: La crusca all’esterno ed il germe all’interno (l’embrione).

Una dieta basata principalmente su questo prodotto è la causa principale di malnutrizione, costipazione, stanchezza e numerose malattie croniche. Se ci pensi bene si tratta di un prodotto abbastanza recente, il pane comune infatti fino a poco tempo fa esisteva esclusivamente in forma integrale. Solo negli ultimi 50 – 60 anni è stato introdotto il pane bianco, simbolo di un progresso economico e tecnologico che non ha tenuto conto della salute degli esseri umani.

Cosa succede a chi consuma tutti i giorni pane,pasta e dolci con farine bianche ?

Più prodotti raffinati una persona mangia più insulina deve essere prodotta dall’organismo. L’insulina favorisce il deposito di grasso, il passaggio ad un rapido aumento di peso e di trigliceridi elevati, che può portare a malattie cardiache. Nel tempo, il pancreas diventa così carico di lavoro che la produzione di insulina si blocca, e ipoglicemia (poco zucchero nel sangue) o diabete vengono a galla. Non è un caso che il diabete sia una delle malattie più diffusenegli ultimi decenni.

Ci sono bambini che nascono già diabetici negli Usa a causa degli errori alimentari dei loro genitori e in Italia la percentuale di celiachia e intolleranza al glutine (presente nel frumento) cresce ogni anno del 10 %. Inoltre la farina di grano raffinata è il combustibile che alimenta le infezioni e gli alti livelli di zucchero nel sangue creando un terreno fertile per batteri dannosi ed un conseguente indebolimento del sistema immunitario. Ma non è tutto qui, purtroppo la situazione è anche peggio.

COLORE BIANCO

Perché il colore del pane bianco è così bianco, quando la farina di grano da cui è stato prelevato non lo è? Il motivo è semplice: la farina usata per fare il pane bianco è sbiancata chimicamente, proprio come quando usi la candeggina per sbiancare i tuoi vestiti. Così, quando mangi il pane bianco, mangi anche i residui chimici degli sbiancanti.

I mulini industriali usano prodotti chimici differenti per lo sbiancamento, ma sono tutti abbastanza nocivi. Eccone alcuni: l’ossido di azoto, di cloro e nitrosyl e perossido di benzoile miscelato con sali chimici vari. Un agente sbiancante, l’ossido di cloro, combinato con le proteine qualunque siano, ancora rimaste nella farina, produce allossana.

Opinioni: 

Lo sviluppo dell’industria cosmetica, che è andato di pari passo con l’evoluzione tecnologico-scientifica e con gli investimenti nel settore della ricerca, ha finito per incrementare in modo esponenziale, rispetto al passato, l’utilizzo di creme per la pelle. Il ricorso a questi prodotti era un tempo più limitato, se non altro perché le funzioni, sia terapeutiche che estetiche, che vi erano riconnesse non avevano subito il processo implementativo che hanno conosciuto negli ultimi anni.

Il prodotto “crema”, invero, ha assunto una versatilità multifunzionale di proporzioni inimmaginabili qualche lustro fa, coprendo una gamma di obiettivi terapeutici e/o estetici così a largo spettro da risultare quasi indiscriminata: non c’è patologia, inestetismo, esigenza cosmetica che non possa essere soddisfatto con questo o quel prodotto.

Interi scaffali di farmacia o di profumeria sono oggi appesantiti da centinaia di etichette, boccette, tubetti, vasetti, ognuno ben pubblicizzato, pronto a promettere, con stentorea sicurezza, la scomparsa di rughe, di occhiaie, di macchie o di qualunque altro processo di invecchiamento o patologico ipotizzabile.

L’amplificazione dei bisogni indotta dagli strumenti pubblicitari, tra l’altro, è sfruttata dalle case farmaceutiche e cosmetiche con spregiudicata disinvoltura: la cura del bello, la promozione dell’apparire, la speculazione sulla vanità, l’incoraggiamento a spendere un’immagine sempre vincente, gradevole e irreprensibile hanno finito per essere leve con cui è la stessa industria di settore ad alimentare la domanda mediante un’offerta sempre più spinta e indifferenziata, perfino disorientante. Nemmeno l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato pare riuscire a disincentivare la portata decettiva della promessa di rimedi miracolosi. E il più delle volte i costi sono assolutamente sproporzionati rispetto alla qualità e alla valenza del prodotto. Non la reale efficacia è valutata dal consumatore, spesso ignaro e comunque privo di piena cognizione in materia, ma semplicemente l’idea che, attraverso il messaggio pubblicitario, è fatta filtrare circa appropriatezza ed efficacia di una certa crema (particolarmente suggestive sono, per esempio, le immagini di “consiglieri” in camice bianco).

Opinioni: 

Curcuma forever!

10:20 giovedì 2 agosto 2012

A tutto curry! Scoperta un'altra preziosa proprietà della curcuma. Secondo recenti studi, la famosa spezia di origine indiana è in grado di rinforzare il nostro organismo e il sistema immunitario!

Finalmente – dopo tante ipotesi e deduzioni – è arrivata la conferma scientifica: la curcuma rafforza il sistema immunitario e protegge il nostro corpo da attacchi esterni, come infezioni e infiammazioni.
A ribadire le straordinarie proprietà della spezia indiana – una polvere di colore giallo-oro proveniente dalla radice di una pianta appartenente alle Zingiberacee - usata soprattutto per la preparazione del curry è un studio americano condotto dagli scienziati della Oregon State University, che hanno analizzato gli effetti della spezia, e in particolare della curcumina (sostanza fondamentale contenuta nella curcuma) sull'attivazione di un gene del sistema immunitario.

Secondo la ricerca, finanziata dal National Institutes of Health e resa nota anche sul Journal of Nutritional Biochemistry, la curcumina aumenterebbe i livelli di una proteina che regola la risposta immunitaria innata. Si tratta della proteina CAMP (peptide antimicrobico catelicidina), fondamentale per proteggere l'organismo dall'attacco di virus, funghi e batteri, famosa anche per la sua azione anti-tubercolotica e di controllo della sepsi. L'azione di questa particolare proteina viene rafforzata dal consumo di vitamina D, ma – secondo questo studio – anche dalla curcumina, che alza i livelli della CAMP e consente un aumento dell'azione antinfiammatoria e antiossidante.

Opinioni: 

Per proteggersi dal sole meglio i filtri minerali rispetto ai filtri chimici. Le creme solari convenzionali sono state bocciate dalla rivista Oekotest. Meglio la cosmetica naturale biocertificata...

Le creme solari sono indispensabili. Non sono un vezzo solo femminile e nemmeno un prodotto esclusivo per i bambini: l'applicazione di un buon filtro solare è fondamentale a tutte le età e per tutti i tipi di pelle, in modo da proteggere l'epidermide dall'invecchiamento e dall'insorgenza di melanomi e altri tipi di tumore.

Ma qual è la crema solare migliore? La rivista Oekotest, che pubblica regolarmente confronti di prodotto valutati da una prospettiva scientifica ma attenta alle questioni dell'ambiente e dalla salute, ha espresso una valutazione che non lascia spazio ad equivoci: le creme minerali di cosmetica naturale o biocertificata sono le migliori. Questi prodotti, reperibili generalmente nei negozi di alimentazione biologica o in erboristerie specializzate, infatti garantiscono l'assenza di componenti pericolose per la salute. Sotto accusa finiscono infatti tutti i filtri chimici, impiegati nei prodotti convenzionali, per la presenza di ingredienti che possono venire assorbiti in profondità e causare alterazioni dell'equilibrio ormonale.

Sonora bocciatura dunque per tutti i prodotti di largo uso, per la presenza di filtri chimici potenzialmente pericolosi. Bisogna notare anche che alcune aziende di fama internazionale del resto hanno cominciato ad integrare filtri chimici con filtri minerali, come l'ossido di titanio, per ottenere una capacità di protezione ideale.
Insieme ai filtri chimici però l'accusa viene rivolta anche ai parabeni, conservanti contenuti nella maggior parte dei cosmetici a basso costo, che vengono assorbiti nel corpo attraverso la pelle.
Come argomenta Oekotest le creme minerali di oggi, che formano uno strato protettivo esterno capace di riflettere le radiazioni nocive, sono molto diverse da quelle di un tempo, che assomigliavano ai dei ceroni bianchi, con effetto fantasma.
Infine alcune raccomandazioni: la migliore protezione si ottiene non semplicemente acquistando il prodotto con il fattore di protezione più alto, ma ricordandosi di applicare la crema con abbondanza più volte al giorno ed evitando di esporsi negli orari più a rischio, dalle 11 alle 15.

di Gabriele Bindi

Opinioni: 
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