Lightbox Effect

Additivi alimentari Pt.III

17:18 lunedì 30 luglio 2012

Sul sito dell'Istituto Tecnico Statale di Chiavari, più precisamente nella sezione "Didattica della chimica" curata dal Prof. Roberto Bisceglia,  ho trovato questo interessante documento sugli additivi alimentari. Come si può leggere nelle ultime righe di questa piccola anticipazione, lo studio non è proprio aggiornatissimo (2003), ma mi è sembrato particolarmente diretto, esaustivo e di facile consultazione, per cui ho ritenuto potesse essere utile condividerlo.

ADDITIVI PER ALIMENTI
G. Giacomo Guilizzoni
Come è noto, sulle confezioni degli alimenti compaiono spesso in carattere molto piccolo elenchi di sostanze chimiche indicate con il loro nome oppure con un numero preceduto dalla sigla E. Così ad esempio, sull’involucro di una marca di dadi per brodo si può leggere: Ingredienti : sale da cucina, grasso vegetale idrogenato, carne di pollo disidratata; aromi; esaltatori di sapidità: glutammato monosodico, guanilato disodico, inosinato disodico; coloranti: curcuma, caramello; antiossidanti: E 310, E 320.
Sono questi alcuni dei famigerati additivi alimentari volontari, così definiti dalla legislazione italiana: «Sostanze prive di potere nutritivo o impiegate a scopo non nutritivo, che si aggiungono in qualsiasi fase di lavorazione alla massa o alla superficie degli alimenti, per conservarne nel tempo le caratteristiche chimiche e fisiche, per evitarne l’alterazione spontanea o per impartire ad essi, oppure per esaltarne favorevolmente, particolari caratteristiche di aspetto, sapore, odore e
consistenza» (D.M. 31/3/1965).
Agli additivi alimentari è stato attribuito un numero INS (International Numbering System), preceduto, per quelli approvati dalla Comunità Europea,
della lettera E.
L'uso di un additivo è consentito dalla legge dopo aver superato severi controlli sugli animali (Sic!) da parte di esperti indipendenti, i quali determinano la DGA (dose giornaliera ammissibile) quantità di additivo, espressa in milligrammi di additivo per kilogrammi di massa corporea, che può essere
assunta dall 'uomo nel corso dell'intera esistenza senza dannose conseguenze. La CE non consente l'uso di un additivo, anche se stabilito innocuo, se non si dimostra necessario.

Opinioni: 

Le etichette dei cibi confezionati sono piene di nomi e sigle incomprensibili: spesso sono sostanze naturali e innocue, ma a volte si tratta di sostanze potenzialmente tossiche e pericolose

Hanno nomi spesso incomprensibili, strane sigle numeriche o formule che sembrano uscite da antichi libri di magia. Eppure gli additivi alimentari, naturali o sintetici, sono presenti nella maggioranza dei cibi confezionati che acquistiamo e consumiamo quotidianamente, e non tutti sono completamente sicuri per la nostra salute. Per questo, sarebbe necessario conoscerli meglio, e far ricadere la scelta su alimenti che contengono la minore quantità possibile di sostanze chimiche “sospette”.
Cominciamo col dire che la pratica di aggiungere sostanze conservanti, aromatizzanti o coloranti al cibo è antica quasi quanto l'uomo e, in certi casi, praticamente indispensabile. Gli effetti di un prodotto guasto o contaminato da agenti patogeni, infatti, sono di certo più indesiderabili del consumare un alimento “conservato”. Non tutti gli additivi, inoltre, sono originati in laboratorio, né tantomeno pericolosi per la salute.
Il sale, ad esempio, è un prodotto del tutto naturale, utilizzato fin dai tempi dell'Impero Romano, mentre già gli antichi Egizi usavano coloranti di origine vegetale per rendere le pietanze più appetibili.
Molto più delicata, invece, la questione riguardante gli additivi di sintesi, sostanze artificiali create in laboratorio per migliorare la consistenza, la conservazione o il gusto dei prodotti alimentari. 
Molti di questi composti chimici, infatti, sono sospettati da tempo di favorire la comparsa di malattie come depressione, emicrania, allergie, iperattività o difficoltà di apprendimento in età infantile.
I rischi riguardano soprattutto i soggetti più sensibili, come i bambini o i consumatori notoriamente affetti da allergie, e aumentano in maniera proporzionale alla concentrazione delle sostanze additive. 
La normativa di settore, non a caso, fissa per ciascuna sostanza la cosiddetta “Dose giornaliera ammissibile” (Dga), ovvero il livello massimo che una persona dovrebbe assumere quotidianamente. Peccato però che la legge non tenga conto dell'ingestione combinata di additivi presenti in prodotti diversi, e, soprattutto, che ben pochi consumatori siano consapevoli dei rischi.

Opinioni: 

Attenzione, attenzione! Ormai siamo sempre più a conoscenza di quello che mangiamo, degli oggetti che usiamo, dei vestiti che compriamo…Ma sappiamo cosa indossiamo in “quei giorni”?

“Assorbenza” e “comodità”, queste le parole chiave quando si parla di assorbenti e ciclo mestruale.


Certo, è importante sentirsi tranquille, a posto, asciutte e comode durante il tran tran della vita quotidiana. Quindi al bando assorbenti ingombranti o quelli da cambiare ogni dieci minuti! Ma chi si chiede: “Cosa sto mettendo a contatto con la mia pelle?” Perchè soffro spesso di irritazioni durante il ciclo?”

La risposta sta nei materiali con cui sono fatti gli assorbenti tradizionali: il rayon (o xantato di cellulosa, è una fibra ottenuta dalla cellulosa attraverso un particolare processo chimico), polveri super assorbenti SAP (derivanti dal petrolio, servono a trasformare i liquidi in gel, aumentando notevolmente l’assorbenza del prodotto), plastica e lattice. Inoltre la parte assorbente di molti prodotti per l’igiene intima viene sbiancata con il cloro attraverso un processo che rilascia diossina, una sostanza tossica!


La rivoluzione ecologica sta attraversando il mondo e toccando tutti gli ambiti della vita quotidiana dell’uomo. Partire da noi, dal nostro intimo è un modo per tornare alla purezza della natura.

Informandoci sui prodotti che usiamo ogni giorno.

E scegliendo quelli che fanno bene all’ambiente e alla salute della nostra pelle. Come gli assorbenti e salvaslip in cotone biologico, una scelta pratica, naturale e consapevole.

Irritazioni e dermatiti da assorbenti

Quando è il caso di dire salviamoci la pelle…

A chi di voi è capitato di soffrire di irritazioni? Più o meno a tutte, lo dicono anche gli esperti. Prurito, bruciore, fastidi vi accompagnano in particolare in quei giorni? Ma perché?

Opinioni: 

Chi tra voi tiene alle proprie chiome, sa quanto il sole e il mare le stressino e le rovinino. Il sole schiarisce, mentre la salsedine e il sale seccano. Scoprite come proteggere i nostri capelli per limitare i danni. Cercate di non rimanere a capo scoperto troppo a lungo sotto al sole, soprattutto nelle ore più calde. Un cappellino o un foulard sono l’ideale per ripararsi.

Se siete al mare e fate il bagno tutti i giorni, non è necessario lavare i capelli quotidianamente con lo shampoo. L’importante è effettuare un risciacquo accurato con acqua dolce, una volta usciti dalle onde. Un piccolo trucco: utilizzate, al posto dello shampoo, il balsamo. I balsami in commercio infatti contengono una piccola percentuale di tensioattivi che attuano una leggera azione lavante. Alternate i lavaggi con shampoo a quelli con solo balsamo. Proteggete le punte. Il fusto del capello è infatti più grande alla radice, mentre le punte sono più sottili e si rovinano maggiormente. Ungetele con pochissimo olio di jojoba, prima di andare in spiaggia, ma anche prima di utilizzare il phon. L’olio di jojoba è una cera liquida che forma uno scudo protettivo e nutriente. Per una protezione maggiore, utilizzate l’ottimo olio di monoi usato dalle donne tailandesi: olio di cocco con gardenia thaitiensis o profumo. Il vero olio di monoi non contiene altro. Ammessa la vitamina E come conservante. Funziona da filtro solare, da nutriente, da impacco pre-shampoo e ha un profumo intenso, femminile e sensuale.

a cura della Dott.ssa Barbara Righini

Opinioni: 

Lo SCEC.

18:29 martedì 24 luglio 2012

Avete mai sentito parlare dello SCEC? No? Ecco un pò di link a riguardo che mi sono stati segnalati via mail oggi da un amico:

 

www.comune.roma.it/


Parlando di denaro e di monete si possono individuare poi due problemi principali:
- la proprietà della moneta, ovvero la gestione della moneta
- il principio di emissione a interesse (debito)


Elenco di possessori delle quote di Banca D'Italia:
www.bancaditalia.it/
www.bancaditalia.it/


Dichiarazione dell'ex ministro Tremonti a RAI 1:
www.youtube.com/


Denaro a debito:
www.youtube.com/
www.centrofondi.it/


“L'isola dei naufraghi”
www.michaeljournal.org/


Opinioni: 

Sai cosa mastichi? BHA & BHT.

17:35 sabato 21 luglio 2012

Da anni, ormai, la pubblicità, sia sui media che direttamente sulle confezioni, spesso mette in risalto l’assenza di conservanti nei vari prodotti, in particolar modo negli alimenti. Il paradosso però, è che vi siano ancora alcuni alimenti molto comuni nei quali vengono utilzzati conservanti sintetici estremamente nocivi, come il BHA e il BHT.
Il butilidrossianisolo (BHA) e il butilidrossitoluolo (BHT) sono conservanti sintetici, banditi in molti paesi, in quanto possono causare irritazioni agli occhi, alla pelle e alle mucose, ritenzione idrica, degradazione della vitamina D e aumento dei livelli plasmatici di colesterolo. Alcuni studi gli attribuiscono anche un concreto potere cancerogeno; mentre a forti dosi provocano gravi danni epatici. Questi conservanti sono utilizzati per lo più nei cosmetici e nei prodotti per la cura del corpo, sempre in concentrazioni molto limitate per legge. In alcuni casi però è possibile trovarli anche negli alimenti, in particolare in quelli ricchi di oli e grassi (spesso idrogenati o raffinati), margarine, noci (soprattutto quelle commercializzate senza guscio che paradossalmente possono essere vendute solo se trattate con BHA), prodotti a base di patate (patatine fritte, i preparati per i purè ecc.), mangimi secchi per animali e soprattutto nelle chewing-gum.
Se nel caso dei prodotti grassi come le margarine, le patatine e altri derivati è molto raro trovare (almeno in etichetta) questi conservanti, anche se non mancano casi eclatanti come quello dei dadi Knorr, o della pasta alla carbonara Knorr, non si può dire lo stesso per le chewing gums. Praticamente tutte le gomme da masticare delle marche più famose contengono il BHA o il BHT, pur essendo paradossalmente prive di grassi da “conservare”. La furbizia delle case produttrici sta anche nel fatto di scrivere nella lista ingredienti il nome in codice delle due sostanze (rispettivamente chiamate antiossidante E320 e antiossidante E321),  che riesce a ingannare anche chi magari è già a conoscenza (per sommi capi) della pericolosità di queste sostanze.
Come abbiamo detto,  praticamente tutte le principali case produttrici di chewing gums fanno uso, in tutti i loro prodotti, di questi due conservanti. Ecco, quindi, una breve lista delle marche da evitare:

Opinioni: 

Un paio di giorni fa, entro in un bagno per lavarmi le mani e trovo questo prodotto. Ora, costerà anche poco però... A rischio di sembrar monotono, visto che esistono fior fiore di alternative, perchè non approfittarne? E comunque vale sempre la solita regola del "liberi tutti". Però...



INCI:
AQUA (solvente) 
MAGNESIUM LAURETH SULFATE (*) (Tensioattivo):  
tensioattivo di sintesi derivato dall'ossido di etilene, utilizzato in detergenti, saponi, shampoo e bagnoschiuma. Irritante, disidratante, comedogeno, favorisce cioè la formazione di acne e comedoni o punti neri; il danno dipende dalla sua concentrazione nel prodotto e dalla durata del contatto. Provoca alterazioni nell'epidermide e l'irritazione può non essere evidente dopo l'uso, ma manifestarsi nel tempo. Si deposita sulla superficie della pelle e nei follicoli. (www.lifegate.it)

Opinioni: 

Il meraviglioso burro di karité viene da secoli usato in Africa come cosmetico e come balsamo dalle proprietà rigeneranti, per nutrire e proteggere la pelle dalle aggressioni ambientali

Il burro di karité è un prodotto naturale che si ottiene dal grasso contenuto nei semi della Vitellaria paradoxa. Questo lipide vegetale dall'aspetto burroso riscuote sempre più successo in cosmesi naturale, grazie alle sue proprietà protettive, emollienti, cicatrizzanti, idratanti.

Questa preziosa sostanza è usata da sempre in Africa a scopo alimentare, come cosmetico e come rimedio naturale dalle proprietà terapeutiche, da solo o in combinazione con altre piante. Le popolazioni locali lo utilizzano ad esempio come unguento per massaggi contro i reumatismi, gli indolenzimenti, le bruciature, le ulcerazioni e le irritazioni della pelle.

Burro di karité: proprietà e benefici

Il burro di karitè è ricchissimo di acidi grassi e insaponificabili (12-18%), sostanze che intervengono nel processo fisiologico di produzione dei fibroblasti, cellule deputate alla formazione delle fibre di collagene e dell'elastina, molto importanti per mantenere la pelle elastica e migliorarne il tono. Possiede una buona capacità filtrante nei confronti dei raggi solari, quindi diventa un ottimo protettivo e preventivo dei danni provocati dall'esposizione ai raggi UVA e UVB, che provocano secchezza cutanea, arrossamenti, rughe, fino all’eritema solare.

Ricchissimo anche di vitamine (A, B, E e F), che gli conferiscono proprietà antiossidanti, contrasta la formazione dei radicali liberi, responsabili del precoce invecchiamento cellulare. Inoltre la sua applicazione forma sulla pelle un film lipidico dall’azione protettiva. Il burro di karité, infatti, preserva la pelle dagli arrossamenti e dalle screpolature causati dal gelo dell’inverno e dal sole, vento e salsedine, durante la stagione estiva, non ha controindicazioni ed è completamente atossico: è quindi adatto a persone di tutte le età.

Massaggi: è ottimo se utilizzato come unguento per massaggi, perché si scioglie a contatto del calore del corpo e si spalma con facilità. Per usarlo correttamente è necessario farne ammorbidire una piccola quantità nel palmo della mano e, in seguito, applicarlo con movimenti circolari sopra la zona da trattare. Si può anche arricchire con gli olii essenziali; oppure può essere combinato ad altri olii vegetali. In questo modo si avrà un duplice beneficio: da un lato la presenza dell’olio essenziale fungerà da conservante, mentre dall’altro il burro veicolerà i principi attivi dell’essenza.

Opinioni: 

Eco bio cosmesi perchè?

16:20 venerdì 13 luglio 2012

Copio a piene mani questa sorta di manifesto programmatico trovato in rete sul sito di un negozio ecobio di Messina:

La cosmetica bioecologica è una strada che si è aperta relativamente da poco nel panorama della cosmesi tradizionale da banco.
In cosa consiste? La bioeco cosmesi è un modo tutto nuovo ma anche antico di fare cosmetici, basandosi su caratteri fondamentali quali il rispetto della persona e dell'ambiente.
Perchè scegliere prodotti bio ecologici o comunque naturali, rispetto ai prodotti comuni da banco che troviamo nei negozi?
Scegliere prodotti naturali, erboristici, o certificati eco biologici è un modo genuino di prendersi cura di se stessi e dell'ambiente che ci circonda.
I cosmetici tradizionali si basano su composizioni che tengono conto sopratutto del costo delle materie prime e del profitto che ha l'azienda produttrice e non della sicurezza nè tantomeno della qualità che il prodotto offre.
Nei prodotti comuni possiamo trovare una varietà immensa di ingredienti di svariata origine che alle volte non hanno nulla a che fare con la cosmesi vera e propria.
Partendo dai derivati del petrolio, ai siliconi , ai tensioattivi aggressivi, passando per i solventi chimici sino ad arrivare ai conservanti tossici e profumi allergenici.
Il fattore determinante del produttore comune è quello di sfornare un prodotto con il minor costo produttivo ed il maggior guadagno sul venduto.
Il prodotto quindi viene fatto con materie prime economiche e spesso di scarsa qualità.
La cosa che più desta attenzione su questi prodotti è la loro reazione ed effetti sulle persone.
Le materie prime usate per produrre i prodotti da banco hanno diverse reazioni negative sulla pelle, e spesso determinano la nascita di sintomi diversi in base alle sostanze ed alla reattività della pelle.
Per questo è necessario informarsi meglio sulla questione ed averne le chiavi base.

é forse cosmesi spalmarsi silicone e petrolati sulla propria pelle per farla sembrare liscia e morbida al tatto, ma impedendole di respirare, di espellere le tossine e di compiere le sue fisiologiche funzioni?

Opinioni: 

La Rhassoul [o Ghassoul nda] è una roccia di origine lacustre, risalente al periodo giurassico, nata dalla modificazione di rocce vulcaniche instabili. Prende il nome dal giacimento di Jebel Ghassoul in Marocco, che si trova a circa venti chilometri a nord-est di El Ksabi.
E' utilizzata da millenni sia dalle donne che dagli uomini per la cura del corpo grazie alle sue proprietà rigeneranti, protettive e curative, già menzionate nei papiri egizi. Anche i Greci e i Romani la usavano per curare vari disturbi e per mantenere in salute la loro pelle.

Molti inoltre gli studiosi europei ed orientali che nel tempo hanno fatto riferimento alle sue proprietà citandola in vari trattati di medicina. In Nord Africa, questa argilla saponifera è stata usata per generazioni per la cura del corpo, dei capelli e come prodotto di bellezza in generale [il suo nome tradotto dall'arabo significa appunto "lavare" nda]. Non potendo essere usata "grezza" la tecnica di preparazione casalinga è stata tramandata di generazione in generazione, di madre in figlia.
L'operazione consisteva nel far macerare l'argilla per una notte intera in acqua contenente diverse essenze tra cui mirto e fiori d'arancio, in modo tale da farla gonfiare grazie ai minerali in essa contenuti. L'impasto risultante andava passato attraverso un setaccio, decantato e poi impastato a mano per eliminare eventuali impurità e sporco. Ben pulita e profumata, la Rhassoul veniva lasciata ad asciugare al sole su delle lamiere.
Questo prodotto 100% naturale e biologico rimane l'elemento essenziale per tutti i preparati dell'hammam.
Dalla notte dei tempi, i marocchini si recano all'hammam per praticare vari rituali di bellezza e cura del corpo: si lavano, si frizionano, massaggiano e idratano il corpo, viso e capelli con l'aiuto dei prodotti tradizionali di cui oggi scopriamo i benefici in Occidente. 
Sapone nero, olio di argan, guanto Kessa e ovviamente l'argilla Ghassoul. (...) Nella tradizione Fassie, la Rhassoul faceva parte delle offerte fatte alla sposa dalla famiglia dello sposo durante i giorni della conclusione del matrimonio, insieme all'hennè, datteri e latte.

Proprietà:

L'argilla Ghassoul contiene molti minerali come magnesio, ferro, sodio, zinco, fosforo e potassio, oltre a pro-vitamine ed a molti altri componenti dalle proprietà estremamente benefiche per la pelle.
La Rhassoul ha appunto un alto contenuto in minerali dalle proprietà idrofile
eccezionali che permettono di catturare ed eliminare le impurità. Gli stessi grazie ai quali si ha quella sensazione setosa sulla pelle dopo il lavaggio. Ad eliminare la polvere, lo sporco, le cellule morte ed i grassi ci pensa poi l'acqua di risciacquo. Questa naturale capacità assorbente permette una pulizia delicata ma profonda della pelle e dei capelli.

Opinioni: 

Una caratteristica fondamentale di un corretto programma nutrizionale è la presenza di piatti multicolore. C’è molta differenza nel trovarsi davanti ad un piatto mono o bicolore (...) ad una portata variopinta, l’umore cambia, si mangia più volentieri e l’alimentazione corretta non è più vista come una privazione, ma come la scoperta di nuovi e appetitosi piatti.
Può sembrare strano, eppure è così, come si suol dire: anche l’occhio vuole la sua parte; ma questo è soltanto uno dei tanti aspetti che si nascondono dietro il colore degli alimenti.
Il colore è vibrazione, assumerne nell’alimentazione una combinazione dei cinque colori è assolutamente terapeutico, stimolante e salutare.
Attenzione, il colore dei cibi è dato da specifiche sostanze dette phytochymichals che hanno particolari funzioni nel nostro organismo.

COLORE GIALLO-ARANCIO
A dare il colore antitristezza per eccellenza sono leutina e zeaxantina, due sostanze antiossidanti che rinforzano la vista. Gli alimenti giallo-arancio (limoni, pompelmi, arance, peperoni, melone, ananas, prugna gialla, banana, oli vegetali, mais, zucca, albicocca e pesca) sono più ricchi di vitamina C che rafforza le difese del sistema immunitario e ha un effetto depurativo su tutto l’organismo. Contengono inoltre carotene che protegge le cellule dall’invecchiamento. Secondo la cromoterapia, il giallo favorisce la concentrazione, la creatività e la digestione.
Consiglio: prendete l’abitudine di bere di mattino, a digiuno, un bicchiere d’acqua tiepida con una spremuta di limone.

COLORE ROSSO
È il colore della forza, antidepressivo, stimolante e usato contro molti disturbi dell’apparato respiratorio.
Pomodoro, fragola, prugna, ciliegia, peperone rosso, cocomero, mela rossa, arance rosse, anguria, barbabietola, ribes, peperoncino, ravanelli. La frutta e la verdura rossa sono ricche di Licopene e di antocianine che prevengono le malattie cardiovascolari, limitano lo sviluppo di tumori (è dimostrata l’azione specifica protettiva del Licopene sulla crescita del tumore alla prostata) stimolano le difese immunitarie ed i processi di guarigione della pelle. Il colore rosso stimola il metabolismo, riattiva tutte le funzioni dell'ultimo tratto dell'intestino facilitando l'eliminazione delle scorie e porta una ventata di energia alle ghiandole surrenali e al sistema nervoso autonomo.
Risultato: nell'organismo entra in circolo una maggiore quantità di noradrenalina, sostanza che fa lavorare meglio e più in fretta le cellule adipose, e quindi ha un'azione dimagrante, il licopene e antocianine, facilitano inoltre il drenaggio dei liquidi e la circolazione vascolare. Per questo i cibi rossi accelerano il sistema linfatico, la seconda via d'uscita delle scorie, dopo l'intestino. Si ha bisogno di questi alimenti quando ci si sente abbattuti o si hanno carenze di ferro, poiché l'ossido di ferro è notoriamente rosso. Gli alimenti rossi sono anche depurativi e, grazie al loro alto contenuto di potassio, rinnovano le energie vitali.
Consiglio: è meglio non abusare dei pomodori, alimenti acidi, ma alternarli ad altri ortaggi rossi, soprattutto nelle insalate estive. La classica caprese è un abbinamento di alimenti acidi: non è l’ideale per il buon equilibrio intestinale!!!!

Opinioni: 

Deodoranti e pericoli per la salute

18:31 martedì 10 luglio 2012

Deodoranti e cancro al seno
Loredana Gambardella e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II

Secondo uno studio condotto dall’Università di Reading (Regno Unito) e pubblicato nel gennaio 2004 sul Journal of Applied Toxicology (Darbre P.D. et al.), alcune sostanze chimiche contenute nei deodoranti, come ad esempio i “Parabeni”, potrebbero favorire l’insorgenza di tumori al seno.
I parabeni sono esteri dell’acido para-idrossi benzoico e vengono impiegati per la conservazione dei prodotti cosmetici (Elder et al., 1984). Rappresentano, in particolare, le sostanze maggiormente presenti nei prodotti per l’igiene del corpo in quanto sono considerati tra i più efficaci agenti antimicrobici, attività che aumenta all’aumentare della lunghezza della loro catena esterea (Murrel et al., 1950). Il loro ampio utilizzo, inoltre, è dovuto al fatto che sono considerati, ormai da anni, composti innocui, ben tollerati dalla pelle e soprattutto attivi a basse concentrazioni (< 1%) (Elder et al. 1984).

L’allarme sulla loro potenziale pericolosità è stato diffuso in quanto i risultati dello studio condotto dall’Università di Reading hanno evidenziato che dei 20 campioni prelevati da donne con tumore al seno ed esaminati, ben 18 presentavano elevate tracce di parabeni, in particolare metilparabeni. Inoltre in quattro dei venti campioni la concentrazione totale di parabeni era di circa due volte superiore ai valori medi ritrovati nelle venti pazienti. Il loro potere cancerogeno deriva, come affermato da questo studio, dalla capacità dei parabeni di comportarsi come gli estrogeni (Routledge et al., 1998, Byford et al., 2002; Darbre et al., 2002, 2003), ormoni che le donne producono naturalmente dalla pubertà alla menopausa e che, assunti in grande quantità, potrebbero facilitare la proliferazione delle cellule tumorali. In particolare i parabeni oltre che legarsi ai recettori degli estrogeni sono anche in grado di regolare l’espressione dei geni (es. pS2) che mediano l’attività estrogenica (Byford et al., 2002).
Il possibile legame tra l’utilizzo dei deodoranti e l’insorgenza di cancro al seno sembrerebbe, inoltre, riconducibile al fatto che i parabeni ritrovati nei campioni esaminati si presentano in forma esterea e non sotto forma di metaboliti, indicando che la loro penetrazione nell’organismo non è avvenuta per assunzione orale (Darbre et al., 2003, 2004). Inoltre poichè uno dei modi utilizzati dall’organismo per eliminare i prodotti tossici è la “traspirazione”, i deodoranti impedendo, in parte questo fenomeno ridurrebbero l’eliminazione delle tossine attraverso le ascelle. Ciò provocherebbe, con il tempo, un loro accumulo a livello delle ghiandole linfatiche presenti sotto il braccio e quindi un primo passo verso la formazione di cellule cancerose (Darbre et al., 2003). Tutto ciò è anche confermato da osservazioni cliniche, pubblicate nell’arco di 10 anni, che mostrano che la maggior parte dei tumori si sviluppa a livello del margine superiore esterno del seno, cioè in corrispondenza della zona in cui viene maggiormente applicato il deodorante (Haagensen et al., 1971).

Opinioni: 

Come sempre più spesso ci accade, sono le campagne pubblicitarie a stabilire i nostri bisogni e le nostre necessità…senza però avere davvero a cuore la salute e il reale benessere dell’utente finale. Questo accade anche nel settore dei deodoranti, settore in cui l’efficacia del prodotto (assenza di odori sgradevoli) è ottenuta spesso a discapito della salute del consumatore, a causa dell’uso di sostanze che irritano la cute o inibiscono una funzione assolutamente naturale e necessaria come le sudorazione (a fronte di confezioni sempre più accattivanti e studiate per gli occhi del potenziale utente…più che per la sua pelle!). (...) D’estate è normale che si sudi di più e quindi si cercano deodoranti che possano realmente eliminare i cattivi odori legati alla sudorazione, prevenendone la comparsa e non soltanto mascherandone la presenza con l’utilizzo di profumazioni più aggressive. Vediamo quindi da cosa è causata la formazione di cattivi odori e le piante che possono venirci in aiuto.

Le ghiandole sudoripare si dividono in due tipi, quelle eccrine e quelle apocrine.
Le prime hanno l’importantissimo compito di regolare la temperatura corporea, sono presenti su tutta la superficie del corpo e sono alternativamente in continuo lavoro, infatti tramite la perspiratio insensibilis esse mantengono costante la temperatura del nostro corpo provocando una continua ed impercettibile perdita di acqua per via transcutanea.
Quando la temperatura esterna comincia a raggiungere la soglia dei 32° C, tali ghiandole lavorano maggiormente e in maniera simultanea provocando così una sudorazione profusa su tutto il corpo. Nelle giornate molto calde possiamo perdere anche 2 litri di acqua al giorno mediante la sudorazione. Il sudore prodotto da questa ghiandole è per l’appunto composto prevalentemente da acqua e non è dunque responsabile delle formazione di cattivi odori.

Opinioni: 

Il Triclosan

12:22 lunedì 9 luglio 2012

La microfobia che caratterizza la moderna umanità è stata utilizzata non poco per fare lucrosi affari. Non si tratta solo di vaccini e antibiotici, questi ultimi spesso prescritti a sproposito, ma anche di prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa. Termini quali “antisettico” e “antimicrobico” spesso vengono messi in bella evidenza nelle confezioni dei vari prodotti commerciali e gridati nelle pubblicità in TV e costituiscono un sicuro elemento di richiamo per il consumatore. Negli ultimi 20 anni prodotti come questi hanno letteralmente invaso il mercato e si calcola che almeno il 75% dei saponi liquidi e il 30% di quelli solidi contenga qualche tipo di agente antimicrobico. 
Nonostante i facili e ingannevoli proclami della propaganda, apposite ricerche non hanno mai dimostrato un reale beneficio derivato dall’aggiunta di sostanze antimicrobiche nei prodotti per l’igiene personale e dell’ambiente. Una ricerca condotta in 200 case ha dimostrato che l’ uso regolare di saponi e detergenti antimicrobici non riduceva affatto il rischio di malattie infettive tra le persone che vi abitavano. Secondo il CDCP americano (Centro Controllo e Prevenzione Malattie)  e l’Agenzia per l’Ambiente Danese, l’utilizzo casalingo di saponi antibatterici è inutile e lavarsi le mani con un normale sapone e acqua calda è più che sufficiente per prevenire malattie infettive.

Oltre a non essere utili, le sostanze antimicrobiche nei detergenti e dentifrici possono addirittura essere pericolose. Una di queste è il Triclosan (5-chloro-2-(2,4-dichlorophenoxy)phenol). E’ in circolazione da oltre 30 anni e inizialmente era impiegato nelle strutture sanitarie come disinfettante, soprattutto in ambito chirurgico. Ha un’azione principalmente antibatterica, ma possiede anche un certo potere antimicotico e antivirale. Negli ultimi decenni è stato sempre di più inserito come agente antimicrobico in moltissimi prodotti commerciali. Si trova negli shampoo, dentifrici, creme, saponi, lozioni, deodoranti, collutori e similari, ma anche in numerosi prodotti di vario genere (giocattoli, coperte, stoffe, vestiario, materiale plastico, ecc.), che vengono così “disinfettati” prima della commercializzazione.
L’EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale americana) classifica il Triclosan come un pesticida e lo considera una sostanza tossica per l’uomo e inquinante per l’ambiente. Da un punto di vista molecolare, il Triclosan è molto simile alle sostanze tra le più tossiche sul Pianeta: diossine, PCB e Agente Arancio (potente erbicida e defoliante usato dagli americani nella guerra del Vietnam per stanare i vietgong dalle foreste). Lo stesso procedimento di produzione di questo agente microbico può generare diossine che si ritrovano poi come residui nel prodotto finale. Ulteriori quantità di diossina sono poi prodotte dopo l’esposizione alla luce solare dell’agente antisettico. Un altro pericolo deriva dal contatto di saponi e dentifrici al tricolosan con acqua di rubinetto, spesso pesantemente addizionata con cloro. Un recente studio ha infatti dimostrato che le molecole di cloro reagiscono con il Triclosan  e generano cloroformio, sostanza molto tossica per il fegato, i reni e il sistema nervoso centrale. I produttori dichiarano con orgoglio che gli ingredienti antibatterici dei dentifrici continuano ad agire per oltre 12 dopo che vi siete lavati i denti. Un tempo più che sufficiente per essere assorbito dalle mucose.

Opinioni: 

PUNTI SU UNO STILE DI VITA PIU' SANO? VUOI ESSERE CERTA CHE TUTTO CIO' CHE TI METTI SULLA PELLE E' DAVVERO PURO E TI RENDERA' PIU' BELLA? IMPARA A ORIENTARTI TRA I NUOVI COSMETICI. SCOPRI COSA DEVI SAPERE, COME LEGGERE LE ETICHETTE, QUALI INGREDIENTI E MEGLIO EVITARE

Più di 500: il numero è impressionante, ma quel che è peggio è che per farti bella finisci per spalmarti ogni giorno questa mole di ingredienti proprio sulla pelle. La riprova? Tra creme, deodoranti, shampoo, rossetti & Co., ogni donna usa almeno 13 prodotti diversi e ognuno contiene circa 20 sostanze (i profumi sino a 400) e a fine giornata i conti son presto fatti. La pelle, però, non  sempre esce indenne da questo bombardamento e in agguato c'è l'overdose: il numero di allergie è in aumento e anche quello delle intolleranze è in netta crescita. Improvvisamente, l'epidermide reagisce al prodotto di bellezza che sino al giorno prima non creava alcun problema e diventa rossa, secca e irritata. Per fare un po' d'ordine è nata Skineco, associazione internazionale di ecodermatologia che si propone di revisionare cosmetici e dermocosmetici per valutarne l'impatto ambientale e l'interazione con la cute, identificando formulazioni ecodermocompatibili. Per saperne di più, ne abbiamo parlato con Riccarda Serri, dermatologa e presidente di Skineco.

I PRODOTTI ECODERMOCOMPATIBILI SONO QUELLI STRETTAMENTE BIO
FALSO - In realtà sono il frutto di una chimica amica: le sostanze di sintesi non vanno demonizzate e molte (gli antiossidanti naturidentici come la vitamina A, C o E, per esempio) sono principi attivi davvero preziosi, testati in modo scientifico. Gli ingredienti naturali, invece, non sempre sono efficaci per idratare, nutrire o curare la pelle. I prodotti ecodermocompatibili, perciò, coniugano il bio veramente attivo con il sintetico sicuro. Per esempio, si utilizzano per sostituire ingredienti chimici poco affini all'epidermide con sostanze più compatibili e biodegradabili: emollienti come le vaseline ecologiche o i polideceni idrogenati (molecole chimiche Doc) prendono il posto della paraffina che alla lunga può ostruire i pori e far fiorire dei foruncoletti.

QUESTI COSMETICI TENGONO A BADA ANCHE ALTRE SOSTANZE
VERO - Sono un ulteriore esempio i derivati del petrolio: non sono tossici, ma possono disturbare l'equilibrio dell'epidermide, rendendola asfitica, spenta, con pori dilatati e piccole desquamazioni. I siliconi, invece, seccano la pelle e tendono a trattenere gli altri ingredienti del cosmetico in superficie. Da evitare anche certi conservanti o alcuni additivi: non sono allergizzanti, ma vanno a sommarsi a quelli contenuti in altri prodotti, creando un inutile e continuo accumulo sia per l'organismo che per l'ambiente.

Opinioni: 

E tu che fototipo sei?

18:09 martedì 3 luglio 2012

Il sole è ormai universalmente riconosciuto come nemico della pelle. Ma al tempo stesso, paradosso comune nei tempi moderni, è ancora molto amato, specialmente dalle popolazioni mediterranee.
Gli italiani e le italiane (ma non solo) intravedono come sogno insperato il raggiungimento di spiagge e coste, per poter esporre la maggior parte della superficie cutanea e poter esibire la loro abbronzatura (spesso esagerata) come un prezioso gioiello di famiglia.
Ancora toppo poco vengono ascoltati gli allarmi e gli utili consigli di dermatologi e cosmetologi che, ad ogni inizio di stagione, si impegnano in campagne di sensibilizzazione per ricordare come “evitare” nel maggior modo possibile gli evidenti danni del sole.
Partendo dall’eritema solare (la cosiddetta scottatura), fino ad arrivare alle lesioni tumorali, la protezione solare efficace, vera, consapevole, con filtri e schermi è l’unica arma valida e sicura per poter ottenere solo “il meglio” del sole. L’estate dunque porta con sé anche i danni provocati dai raggi ultravioletti. Ma come ottenere un’abbronzatura sana e duratura evitando le fastidiose e dannose scottature?
Il prodotto per la protezione solare è un cosmetico in continua evoluzione che riveste un ruolo di grande importanza perché rappresenta uno strumento sicuro nei confronti del fotodanneggiamento cutaneo.

In questa ottica appare chiaro l’importante ruolo che svolgono i prodotti di protezione solare che, inseriti in Italia nella categoria merceologica dei cosmetici, nel corso degli anni si sono evoluti sia dal punto di vista strettamente formulativo, sia riguardo al loro aspetto di efficacia “selettiva” di protezione nei confronti della pelle. La dermatologia ha appreso sempre più conoscenze sul ruolo svolto dalla radiazione solare e soprattutto dalla sua componente ultravioletta, nell’indurre non solo effetti acuti e facilmente osservabili, ma anche effetti negativi a lunga distanza. A fronte dell’innegabile benessere psico-fisico che la luce solare fornisce, esistono dei rischi e delle conseguenze per la nostra salute che sono funzione sia della qualità-quantità di radiazione che si assorbe, sia delle difese individuali nei confronti del sole, definite con un termine forse riduttivo ‘fototipo’.

Opinioni: 
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