Lightbox Effect

Sei modi di dire Greenwashing.

18:45 giovedì 28 giugno 2012

Continuo a leggere, ad informarmi, ad imbattermi in cose che non conoscevo e che non avrei mai immaginato. Continuo a scoprire forse l'acqua calda... La scoperta di oggi è il greenwashing, termine che onestamente fino ad ora non avevo mai sentito.
Ecco allora 6 modi dire greenwashing, tratto dall'omonimo documento di cui riportiamo un breve stralcio, consultabile presso il sito di Greenbean, la prima agenzia italiana di brand communication interamente dedicata alla sostenibilità che ha appunto effettuato uno studio sull'argomento:



1 - Uno contro tutti: Evidenziare una singola caratteristica ritenendola sufficiente per classificare come green il prodotto, ignorando del tutto altri aspetti più importanti. È il comportamento più diffuso: 18 casi eclatanti, di fatto quasi tutte le campagne analizzate cadono nell’errore.

Comprendere l’impatto dei singoli ele- menti, lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Individuare le priorità d’intervento, comunicare le azioni intraprese e quelle che verranno. Coinvolgere le persone, dentro e fuori l’azienda.

2 - E chi lo dice?: Negare informazioni, che siano dati o specifiche caratteristiche, a supporto di quanto dichiarato. Spesso queste informazioni mancano del tutto o sono difficilmente recuperabili anche sul sito web del brand. Se l’informazione esiste perché renderla non disponibile?

Essere generosi con le informazioni, è una scelta che non significa sem- plicemente abbondare, ma porgerle in modo semplice, comprensibile e, magari, divertente, stabilendo così una dinamica comunicazionale “umana”.

3 - Sarà vero?: Comunicare caratteristiche green ir- rilevanti e non inserite in una visione sistemica della sostenibilità. Ad esempio, compensare le emissioni di CO2 relative a un evento con un progetto di riforestazione farebbe diventare green la marca o il prodotto di riferimento.

Ogni informazione vale in funzione del contesto in cui è inserita. Un piccolo impegno può risultare rilevante nell’ambito di un contesto specifico, altri magari più impegnativi perdono invece la loro rilevanza.

4 - Se te lo dico io...: Fornire dati e informazioni presentandoli come “certificati”, ma da se stessi ... senza l’intervento di una terza parte indipendente che garantisca procedure e veridicità. Talvolta sono apposte anche finte eco label sull’annuncio o sulla confezione.

Se non c’è una certificazione o terze parti indipendenti con il ruolo di garante, occorre creare meccanismi di massima trasparenza: il coraggio è sempre riconosciuto e premiato con la fiducia.

5 - Cosa conta?: Comunicare come essenza del messaggio la generosità nel finanziare progetti socio-ambientali, anche se di dubbia rilevanza. Un’auto-glorificazione, come accadeva agli albori della CSR (Corporate Social Responsibility).

“Prima sporco poi compenso”, non è il modo più corretto di agire. Tanto più se è il solo atto verso la sostenibilità compiuto. E se compenso, che almeno sia riconducibile agli impatti specifici: spreco acqua - purifico acqua.

6 - Immaginate che...: Utilizzare visual o parole che evocano una sensibilità ambientale che non corrisponde alla realtà. Un modo per attirare l’attenzione su una semplice comunicazione commerciale, tingendola banalmente di verde. Se non c’è alcuna traccia di sostenibilità evitate di evocarla, il vostro prodotto avrà sicuramente un elemento distintivo al quale poter far riferimento per produrre un’efficace comunicazione.

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