Lightbox Effect

Oggi rimaniamo in tema bucato per parlare degli sbiancanti ottici o azzurranti (perborato di sodio, derivati di bis-triazinilamino-stilbene disolfonico (sale disodico), acido peracetico, dicloroisocianurato di sodio), cioè di come sia possibile "nascondere la polvere sotto al tappeto". Gli sbiancanti ottici infatti non sbiancano niente, semmai coprono, "tappano", agiscono a livello visivo sul modo con cui l'occhio percepisce la macchia (e il pulito) e non sulla stessa. In pratica lo sbiancante fissandosi alle fibre riesce con la "collaborazione" dei raggi UV a rendere visibili ai nostri occhi le radiazioni ultraviolette che di regola non percepiamo facendoci percepire bianchissimo ciò che in realtà non lo è.

La percezione del bianco deriva da una riflessione totale della luce che incide su una superficie, in tutte le sue componenti cromatiche: non per niente ci viene insegnato che il bianco è la sommatoria di tutti i colori (almeno in un sistema additivo, come quello costituito dalle luci). Qualsiasi lunghezza d'onda assorbita dalla superficie, in questo caso dal tessuto, determina una qualche colorazione, complementare alla lunghezza d'onda assorbita: se un tessuto per ragioni di sporcizia o della sua natura intrinseca trattiene un pò della radiazione blu-viola della luce solare, ecco che ai nostri occhi apparirà giallastro.
Questo esempio non è scelto a caso: essendo proprio la radiazione blu-viola, la più energetica dello spettro di emissione solare nel visibile, finisce che essa diventa anche la più comunemente assorbita da parte della maggior parte delle molecole organiche per poco che esse siano in grado di interagire con la radiazione visibile. In ultima analisi ne risulta che il colore più comunemente associato ad un capo di biancheria non del tutto pulito sia proprio il giallino. Nello spettro della radiazione solare (ed anche in quello di alcune, ma solo alcune, lampade per illuminazione artificiale) sono però contenute altre porzioni di radiazione elettromagnetica non visibile dall’occhio umano: i raggi infrarossi (implicati come noto nei fenomeni di riscaldamento per irraggiamento) ed i raggi ultravioletti, noti a tutti noi per il loro effetto abbronzante sulla nostra pelle. I raggi UV (lunghezza d’onda da 10 a 380 nm) risultano essere più energetici rispetto alla porzione visibile dello spettro elettromagnetico ed interagiscono molto più facilmente con un numero maggiore di molecole organiche. Alcune di queste, in funzione di alcune loro peculiarità nella struttura molecolare, sono in grado non soltanto di assorbire questa radiazione UV, ma di restituirla una frazione di secondo dopo, un lasso di tempo per noi impercepibile, sotto forma di emissione da parte della molecola stessa di una radiazione elettromagnetica leggermente meno energetica, quindi a lunghezza d’onda maggiore. Se questa lunghezza d’onda di emissione cade nel range dei 380-750 nm della radiazione visibile, la molecola (i materiali o i tessuti sui quali è applicata la sostanza che corrisponde a questa molecola) apparirà luminosa, o almeno “più luminosa” dell’ambiente circostante, per la semplice ragione che assorbe una radiazione che tanto non riusciamo a vedere, per restituirne una per noi visibile. Bilancio totale di luminosità: positivo! In pratica il materiale stesso trattato si comporta in questo modo come una sorgente luminosa. Semplificando con una battuta, più bianco del bianco può esserci solo il luminoso. Il fenomeno che sta alla base di tutto questo è semplicemente quello della fluorescenza, da molti erroneamente confusa con la fosforescenza con la quale condivide alcune ma non tutte le caratteristiche.  Fluorescenza e fosforescenza sono entrambe fenomeni definiti di luminescenza radiativa, dove una molecola eccitata energeticamente in seguito all’assorbimento di una radiazione elettromagnetica ad una frequenza più alta, la restituisce in seguito a rilassamento ad una frequenza più bassa.
Mentre la fosforescenza è un fenomeno che avviene in casi molto rari e consiste nella restituzione dell’energia inizialmente captata in un lasso di tempo più lungo, che dura anche diversi minuti dopo la sospensione dell’irraggiamento iniziale (un oggetto fosforescente in una stanza oscurata appare luminoso per molto tempo dopo che la luce è stata spenta), la fluorescenza cessa in modo pressoché istantaneo (almeno per la percezione umana) al cessare dell’irraggiamento ad alta frequenza, così che nessuna luminescenza è conservata in condizioni di buio. La fluorescenza è il fenomeno per il quale gli evidenziatori risultano così brillanti, alcuni minerali (come ad esempio la fluorite) risultano luminescenti sotto la luce di Wood (in pratica una sorgente di raggi UV) ed anche i nostri denti e guarda caso anche diversi nostri indumenti bianchi sembrano illuminarsi sotto alcune luci violacee da discoteca.   Indumenti trattati o lavati con i prodotti precedentemente appena accennati, prodotti ai quali viene comunemente dato il nome di sbiancanti ottici, in inglese ”optical brightener” (OBA).
Dal momento che il colore dominante della biancheria poco pulita, come giustificato in precedenza, sarebbe per l’appunto il giallino, un’evoluzione dello sbiancante ottico potrebbe essere una molecola che invece di restituire in emissione l’intero spettro della luce visibile (con risultante bianca), restituisca una prevalenza di componente spettrale azzurrina (420-470 nm), tale non soltanto da rendere più luminoso il tessuto ma da “coprire” la percezione del suo eventuale giallo. Da qui il nome di “azzurranti ottici” che alcune di queste molecole hanno assunto nella pratica commerciale. (http://www.chimicare.org/)

E poi mentre stai leggendo, così per un attimo, inziano a passarti per la mente, l'uomo in ammollo, la nonnina che ti rimproverava per aver sbagliato candeggio,  omini bianchi ecc... Luisa, che faceva presto, finiva presto ma di solito non puliva il water. Chissà se anche lei alzava il tappeto per "nasconderci la polvere sotto". Ah, altro lato non propriamente luminoso e positivo della faccenda è che anche in questo caso dermatosi, eczemi ed allergie varie possono trovare la loro origine nell'utilizzo di questi prodotti.
Ma c'è una valida ed efficace alternativa? La risposta è sì: il percarbonato!!!

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