Lightbox Effect

Il precedente post terminava affermando che il limonene può essere prodotto anche con metodi di sintesi a partire da materiale inorganico come per esempio granuli di copertoni usati. Granuli di copertoni usati? Sì, proprio così. E' bastato un rapido giro per la rete per verificare la mole di articoli a rigardo di quanto letto appunto sul blog Trucchi svelati. Mai titolo di un blog fu così azzeccato visto il vero e proprio "trucco" svelato. Alla faccia del trucco! Nel caso voleste approfondire l'argomento, consiglio la lettura anche di questo articolo di Massimo Torsello: "Da dove viene il limonene? Un'altro duro colpo all'immagine dei solventi "naturali" spacciati per "salutari"". 




Magari avrò scoperto l'acqua calda (come mi capita spesso di dire), ma più leggo più vengo a conoscenza di cose che non mi sarei mai immaginato. E allora le condivido. In questo caso, ne approfitto per ampliare il discorso agli ammorbidenti. Ci tengo però prima a sottolineare bene una cosa onde evitare incomprensioni e fraintendimenti. Il limonene "è un monoterpene ciclico presente negli oli essenziali delle foglie di limone e arancio ai quali conferisce il caratteristico odore. Il problema non risale ovviamente all’origine in natura della sostanza bensì alla sua parallela producibilità con metodi di sintesi a partire da materiale inorganico, nello specifico da granuli di copertoni usati e petrolio. Detta in poche parole, vi sono due tipi di Limonene: uno naturale ed uno di sintesi estremamente dannoso e tossico." (Fonte: http://biomakeup.it/)

Ma cosa c'entra l'ammorbidente?
Il limonene è una delle sostanze contenuta negli ammorbidenti convenzionali che si trovano in commercio e, aggiungerei io, ho come la sensazione che non si tratti di quello di tipo naturale, ma qui lo dico e qui lo nego non potendolo dimostrare.
Leggendo salta fuori un altro trucco da svelare:

Come si produce l’azione ammorbidente sui tessuti?  La pellicola chimica con cui gli ammorbidenti rivestono i tessuti è formata da miliardi di molecole che possiamo definire simili a girini: hanno una testa ed una coda e si stratificano a testa in giù sulle fibre del tessuto. Le code rivolte in alto formano così una specie di tappeto morbido, l’effetto ‘peluche’ che trae in inganno il consumatore e gli fa credere che il suo bucato abbia acquistato la morbidezza promessa. Oltre all’inganno la beffa, perché la biancheria così trattata, isolata dalla pellicola chimica formata da miliardi di molecole ‘girini’, cede la sua umidità con difficoltà, rimane quindi umida e ammuffisce più facilmente, favorendo la formazione di batteri. La biancheria in questo modo deve essere lavata più spesso, con grande gioia delle aziende produttrici che vedono aumentare la vendita di detersivi e ammorbidenti. E’ possibile affrancarsi dalla ‘dipendenza da ammorbidente’ ? Esistono soluzioni alternative, naturali, sicure ed efficaci? (Fonte: http://www.bio-logica.it)

La soluzione esiste ed è pure facile da realizzare.



Come ammorbidente infatti si può usare una soluzione di acido citrico al 10/15%. Ciò significa che ne vanno messi 100/150 grammi per litro d'acqua, da utilizzare versandolo nella apposita vaschetta della lavatrice fino a riempirla. Questa è la ricetta "media" trovata sia in rete che su alcune pubblicazioni come la pluricitata "Pulizie creative" di Elisa Nicoli, mentre sul sito Biolù (di cui siamo rivenditori), si legge che con 250 gr. di prodotto per ogni litro di acqua si può ottenere un ottimo ammorbidente per il bucato.

Piccola annotazione a posteriori del 08/02/13: sulla rete si trova tutto ed il contrario di tutto. Per quello ritengo necessario e fondamentale citare fonti in modo tale che uno possa verificare e farsi la propria idea. Riguardo al discorso limonene/copertoni, oggi ho trovato questo articolo che sbufalerebbe la cosa: giardinodiarianna.blogspot.it. Ripeto, io posto, indico, cito ecc... senza aver la pretesa di aver delle verità rivelate in mano e come dico sempre a voi l'ardua "sentenza".

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