Lightbox Effect

Come già scritto in precedenza, ritengo fondamentale verificare e citare le fonti quando si scrive qualcosa, così visto che giorni fa infatti ho trovato sulla rete il seguente articolo: "ALLARME 'DISTRUTTORI' ENDOCRINI IN FARMACI E COSMETICI" (Fonte: http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=68078&idsezione=4), per non sapere nè leggere nè scrivere ho deciso di andare a cercare l'originale e di tradurlo.
Chiedo preventivamente scusa a tutti i traduttori professionisti.

Talune sostanze chimiche presenti in molti prodotti per la casa, cosmetici e farmaci di uso comune, possono causare tumori, problemi di fertilità ed altre malattie come il diabete e l'obesità.
In questo senso si è espressa recentemente l'EEA (European Environment Agency), affermando che i disgregatori endocrini contenuti in diversi prodotti di uso comune, dovrebbero essere utilizzati con cautela in attesa di conoscere meglio i loro effetti reali.

Jacqueline McGlade


Jacqueline McGlade, direttrice esecutiva dell'EEA, ha dichiarato che negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha dimostrato come l'alterazione del sistema endocrino sia un problema reale, con gravi effetti sia sulla fauna che sull'uomo. Sarebbe quindi meglio avere un atteggiamento più prudente nei confronti di queste sostanze in attesa di studi più approfonditi.
La McGlade chiama in causa in particolar modo alcune classi di sostanze chimiche: gli ftalati (spesso presenti nei pesticidi), il bisfenolo A e altri PCB (policlorobifenili), usati per la produzione della plastica e che troviamo spesso anche nei biberon, i parabeni utilizzati sempre di più nei prodotti solari e le sostanze chimiche utilizzate nelle pillole contraccettive.
Il vero problema, secondo la studiosa, non è tanto la presenza della singola sostanza in un prodotto, quanto il fatto che siamo costantemente esposti a questi agenti chimici e soprattutto che tra di loro interagiscono all'interno del nostro corpo, arrivando così a parlare di "effetto cocktail", peraltro particolarmente difficile da studiare.
I disgregatori endocrini interferiscono con il sistema ormonale dell'organismo. Nella pillola contraccettiva possiamo trovare alcuni tra i più comuni, ma sono presenti in una vasta gamma di prodotti: dai cosmetici alla plastica.
Per decenni i ricercatori hanno sospettato esistesse una correlazione tra le sostanze chimiche presenti in prodotti di uso comune ed una serie di malattie, intraprendendo una serie di studi in merito.
Lo studio effettuato dall'EEA tuttavia è il primo a cogliere al meglio questa evidenza ed a concludere che ci sono dei validi motivi e pressuposti per confermare ciò.
I disgregatori endocrini sono stati messi in relazione ad un'elevata incidenza del cancro al seno, alla pubertà precoce ed all'infertilità maschile (soprattutto la scarsa qualità del liquido seminale).
Le studiosa prosegue indicando anche la necessità di trattare al meglio le acque reflue sebbene il problema principale rimanga "a monte", riguardando cioè la formulazione dei prodotti. Le ditte produttrici dovrebbero ridurre l'utilizzo di queste sostanze e rendere le loro formulazioni più sicure.
L'EEA ha anche correlato l'esposizione ad alcuni disgregatori endocrini con disturbi dello sviluppo neurologico come l'autismo, deficit dell'attenzione e ridotte prestazioni a livello cognitivo nei bambini. Anche se, viene continuamente ribadito, che necessitano ulteriori approfondimeni.
Associare i disgregatori endocrini a specifici prodotti non è però cosa semplice. Sebbene test su animali (sic!) abbiamo dimostrato chiaramente la connessione tra queste sostanze chimiche ed una serie di patologie, ciò non si traduce direttamente in problemi per la salute dell'uomo se il contatto avviene in un ambiente più ampio.
Un altro elemento che impedisce una corretta analisi dei rischi è il fatto che per esempio, i danni generati all'apparato riproduttivo, al sistema immunitario ed al cervello, dal contatto e/o esposizione a queste sostanze si posso manifestare dopo diversi anni o addirittura decenni.
Per concludere, la relazione dell'EEA si basa sul "Weybridge report" del 1995, il quale ha registrato seri interrogativi su talune sostanze chimiche, purtroppo per essere maggiormente esaustivo lo studio in questione avrebbe necessitato di dati a lungo raggio in alcuni settori chiave
(Fonte: http://www.guardian.co.uk/environment/2012/may/10/household-chemicals-cancer-concern-watchdog?INTCMP=SRCH)

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