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Ftalati

14:41 venerdì 18 maggio 2012

Qualche post fa (http://greenstoreonline.blogspot.it/2012/05/giornale-inglese-mette-in-guardian-dai.html), si è parlato di disgragatori endocrini, ftalati ecc... Questa volta attingerò a piene mani da "Gli ftalati nei prodotti cosmetici", articolo trovato in rete e direi più che autorevole, considerato il fatto che è a cura del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.

Gli ftalati sono dei prodotti chimici di sintesi, ottenuti mediante operazioni di distillazione industriale, utilizzati come agenti plastificanti sia nella fabbricazione degli oggetti in cloruro di polivinile (PVC) che nella formulazione di alcuni prodotti cosmetici. In questo caso, in particolare, essi sono impiegati, oltre che come agenti plastificanti per le confezioni, anche come solventi, denaturanti o agenti filmogeni (1)






Per quanto riguarda la valutazione della loro sicurezza d’uso nei prodotti cosmetici sono stati effettuati numerosi studi tra cui uno, organizzato dall’associazione americana di difesa dell’ambiente, nel quale si andava ad esaminare il contenuto, in ftalati,  di 72 prodotti cosmetici tra cui deodoranti, profumi, gel, spray per capelli e prodotti per il corpo (2). I risultati hanno evidenziato che, in 52 dei 72 prodotti cosmetici esaminati, erano presenti principalmente 5 tipi di ftalati, ovvero:

1- butilbenzilftalato (BBzP- 0.0046%);
2- dibutilftalato (DBP- dallo 0.008% al 5%);
3- dietilesilftalato (DEHP- 0.0025%);
4- dietilftalato (DEP- 2.8%);
5- dimetilftalato (DMP- 0.0033%).

In aggiunta dallo studio era emerso che questi ftalati potevano provocare soprattutto effetti tossici a livello riproduttivo.
Sulla base di questi dati, nel 2002, la Commissione di Cosmetologia francese si è occupata della valutazione tossicologica di questi cinque ftalati ed ha stabilito: 

- il divieto dell’impiego di DEHP nei prodotti cosmetici (tranne le impurità tollerate);
- una concentrazione massima autorizzata di DEP del 15% per i prodotti destinati ad essere applicati sul corpo e sul viso (ad eccezione dei profumi);
- la restrizione per quanto riguarda l’uso del DBP e del BBzP autorizzato unicamente nello smalto per unghie.
In realtà, tra questi composti, quello maggiormente utilizzato nei cosmetici è il DPB impiegato, in particolare, sia come plastificante per smalti e prodotti per capelli sia come solvente per profumi. La sua frequente utilizzazione è ricollegabile al fatto che il DBP conferisce al prodotto cosmetico una elevata malleabilità e flessibilità favorendo, quindi,l’applicazione di prodotti come smalti per unghie e vaporizzatori (nebulizzatori) per capelli (1).
Tale composto è stato sottoposto a numerosi studi, condotti su animali da laboratorio (sic!), per valutarne il potere tossicologico ed i risultati hanno mostrato che esso può provocare la comparsa di:

- aborti;
- malformazioni congenite come anomalie/deformazioni ossee e labbro leporino
- effetti dannosi sul sistema riproduttore maschile (es. diminuzione del numero degli spermatozoi fino ad atrofia testicolare).

Tuttavia non è stato possibile associare all’essere umano gli effetti osservati negli animali, in quanto l’uomo è normalmente esposto a bassissime concentrazioni di DBP. Inoltre non è ancora stato possibile identificare i reali effetti sulla salute umana dei prodotti cosmetici contenenti DBP; in effetti solo alcuni rari dati clinici indicano che il DBP non è né irritante né allergizzante per l’essere umano.
(...)Il problema relativo alla sicurezza d’impiego degli ftalati nei cosmetici è stata risollevato nel 2005 in seguito alla diffusione dei risultati di uno studio condotto, per conto di Greenpeace, dal laboratorio olandese Tno, ed intitolato “Eau de Toxines”. Tale studio, in particolare, era stato organizzato per valutare i danni, per l’essere umano e per l’ambiente, derivanti dall’utilizzo dei profumi. I risultati dello studio hanno evidenziato che la maggior parte dei 36 profumi esaminati contenevano sostanze nocive per la salute tra cui gli ftalati. In seguito alla diffusione pubblica dei risultati dello studio, l’UNIPRO, l’associazione italiana delle industrie cosmetiche, ha emanato un comunicato con lo scopo di rassicurare i consumatori (3). In effetti in tale comunicato viene sottolineato che gli ftalati sono meticolosamente studiati da più di 50 anni e che i dati di questi studi attestano che l’esposizione dei consumatori a questi composti, attraverso i cosmetici, è notevolmente inferiore ai livelli riconosciuti pericolosi per la salute umana. Inoltre l’UNIPRO sottolinea, nel suo comunicato, che la sicurezza per l’uomo è garantita anche dal fatto che l’industria cosmetica rappresenta uno dei settori maggiormente regolamentati, essendo oggetto di numerose direttive che impongono ai produttori di far condurre, da parte di personale qualificato, rigorose analisi sulla sicurezza dei prodotti cosmetici prima della loro immissione in commercio. Infine nel comunicato viene evidenziato che tutte le sostanze, di cui si fa riferimento nello studio condotto da parte di Greenpeace, sono state specificamente valutate e, ove necessario, regolate ai livelli massimi consentiti dalle direttive cosmetiche.
L’impiego degli ftalati in campo cosmetologico è stato anche oggetto di un articolo apparso sull’ultimo bollettino (luglio-agosto 2005) dell’Afssaps (Agence francaise de Securité Sanitarie des Produits de Santé). Nell’articolo (4) viene riportato che nel 2003 è stata realizzata, nell’ambito del sistema di vigilanza del mercato francese, dai laboratori di controllo dell’Afssaps, in collaborazione con l’industria cosmetica, un’indagine con lo scopo di analizzare le concentrazioni, nelle acque da toeletta, di due ftalati, il DEHP e DBP, recentemente vietati dalla regolamentazione cosmetica (decreto del 5 gennaio 2005). I risultati dell’indagine hanno evidenziato la presenza di basse concentrazioni di DEHP e DBP in alcuni prodotti cosmetici dovuta, tuttavia, ad una contaminazione durante il processo di fabbricazione. Sulla base di questi risultati l’industria si è impegnata ad eliminare le possibili fonti di contaminazioni. Nello stesso articolo viene anche evidenziato che, dall’indagine organizzata dall’Afssaps, è emerso che le concentrazioni di ftalati ritrovate nei cosmetici non rappresentano un pericolo per la saluta umana.
Per quanto riguarda invece gli altri ftalati, come riportato nell’articolo dell’Afssaps, è stata, condotta nel 2003, a livello europeo, una rivalutazione di questi composti. In particolare è stato oggetto di studio il DEP, ftalato autorizzato dalla regolamentazione cosmetica e ampiamente utilizzato nei prodotti cosmetici come solvente o denaturante. I risultati hanno confermato la innocuità di tale composto.
Al contrario studi recenti hanno mostrato che l’elevata penetrazione sistemica degli ftalati potrebbe determinare un accumulo dei metaboliti di tali composti a livello delle urine, soprattutto nelle donne e nei bambini. La qualità di questi studi, secondo il Dipartimento di valutazione dei prodotti cosmetici dell’AFSSAPS, non sembra essere tale, per il momento, da rimettere in discussione la valutazione del rischio dell’utilizzo di queste sostanze nei prodotti cosmetici.

BIBLIOGRAFIA
 
(1) Questions et réponses sur le dibutyl-phthalate (DBP). Web site Santé Canada.
(2) Phtalates et produits cosmétiques. VIGILANCES- Bullettin de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé, (2002) n° 12. 
(3) UN IPRO e sicurezza di ftalati e muschi sintetici nei profumi. Position Papre (2005).…
(4) Les phtalates en cosmetology. VIGILANCES- Bullettin de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé, (2005) n°28.  (Fonte: http://www.farmacovigilanza.org/cosmetovigilanza/corso/0509-01.asp) 

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