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Che cos'è

La dermatite da contatto, infiammazione cutanea dovuta all'interazione tra un agente esterno e la cute, è una delle più frequenti patologie dermatologiche.

Distinguiamo:
- una dermatite irritativa da contatto, o DIC, responsabile dell'80% delle manifestazioni, non su base immunologica, ma con danno tissutale diretto;
- una dermatite allergica da contatto, o DAC, immunologicamente mediata.

L'espressione clinica comune di questa infiammazione è l'eczema.




Dermatite irritativa da contatto

Vi sono oggigiorno più di 85.000 sostanze chimiche nell'ambiente: qualsiasi sostanza in particolari circostanze può diventare un agente irritante: la diagnosi di DIC si basa esclusivamente sulla storia anamnestica e sul quadro clinico, in quanto non esiste un test clinico per le sostanze irritanti.
Si definisce irritante una sostanza in grado di determinare un processo infiammatorio nella maggior parte degli individui quando applicata in concentrazione sufficiente e per un adeguato periodo di tempo.
Sono spesso determinanti per l'insorgenza di una DIC anche i fattori ambientali come l'umidità e la temperatura.

Le dermatiti irritative da contatto (DIC) si possono suddividere in:
- dermatite irritativa acuta, tossica, caratterizzata dalla comparsa rapida di eritema, vescicole e bolle con lesioni a limiti netti, dopo un singolo contatto con una sostanza chimica molto tossica (come un acido);
- dermatite irritativa cronica, più frequente, dovuta ad un insulto locale ripetuto, cumulativo: è causata da ripetute esposizioni a sostanze scarsamente irritanti (come saponi e shampoo).

Si manifesta con eritema, desquamazione, prurito, fissurazioni e lichenificazione; le lesioni sono scarsamente delimitate dalla cute circostante.

Dermatite allergica da contatto
 
Al momento sono stati identificati come allergeni da contatto più di 2800 sostanze.
Da notare come i composti irritanti possono essere anche allergizzanti e viceversa.
La dermatite allergica da contatto (DAC) è una reazione di ipersensibilità di tipo IV, ritardata, cellulo-mediata. Infatti, in una prima fase, di sensibilizzazione che dura c.5-21 giorni, un aptene, antigene a basso peso molecolare, viene a contatto con la cute, dove forma un complesso aptene - proteina vettrice. Queso complesso si lega ad una cellula di Langherans dell'epidermide, che presenta l'antigene completo ai linfociti T-helper: in seguito alla liberazione di vari mediatori nei linfonodi regionali si determina un'espansione clonale dei linfociti T, con produzione di linfociti della memoria specifici e linfociti T effettori circolanti. In una seconda fase una riesposizione all'antigene specifico determina, in genere dopo 48-72 ore, una proliferazione di linfociti T attivati, con rilascio di mediatori e migrazione di linfociti T citotossici: da ciò deriva la comparsa di eczema nell'area di contatto.


Anche la DAC può essere divisa in:
- una forma acuta, con eritema, edema, vescicolazione e prurito, che spesso si estende oltre le aree di contatto e diviene generalizzata
- una forma cronica, con eritema, desquamazione, prurito, lichenificazione ed escoriazioni, spesso indistinguibile da una DIC cronica.

La DIC e la DAC possono essere indistinguibili clinicamente per cui l'esecuzione del patch test è l'unico metodo disponibile per la diagnosi di DAC.
Il patch test viene preferibilmente eseguito sulla parte superiore del dorso dei pazienti; dopo 48 ore i cerotti che fissano sulla cute gli allergeni da testare vengono rimossi e si effettua la prima lettura; una seconda lettura va eseguita almeno dopo 72 ore.
Solitamente i pazienti con sospetto di DAC vengono testati inizialmente con una serie standard di allergeni, che serve ad evidenziare le più comuni sensibilizzazioni, ma che rileva solo il 75-80% delle più comuni allergie, per cui spesso si deve ricorrere a test addizionali con antigeni più specifici.

Dermatite da contatto in età pediatrica
 
Fino a pochi anni fa si pensava che le sensibilizzazioni da contatto nei bambini fossero rare: per questo motivo solo pochi bambini venivano sottoposti a patch test.
In realtà c. il 15% dei piccoli pazienti sofferenti di dermatiti "varie" e sottoposti a tale esame risultano positivi ad almeno 1 aptene. Talora si tratta di soggetti che, in quanto già affetti da patologie dermatologiche, sono divenuti allergici ad alcuni componenti dei farmaci topici impiegati. Spesso si tratta invece di vere e proprie dermatiti allergiche da contatto autonome, come l'eczema dei piedi, in soggetti con patch test positivi nei confronti di alcuni componenti delle scarpe o la dermatite allergica da contatto nei confronti di oggetti di bigiotteria nelle bambine con lobi perforati ed allergia al nichel.
Eczemi da contatto si riscontrano soprattutto nella seconda infanzia (dai 2 ai 12 anni) e durante l'adolescenza (dai 12 ai 18 anni). In quest'ultima fascia di età sono più colpite le femmine rispetto ai maschi e la dermatite interessa più frequentemente il volto.

Le sostanze che più frequentemente sono in grado di sviluppare dermatiti allergiche nei bambini sono differenti a seconda dell'età:

 - nella prima infanzia: oggetti da succhiare (soprattutto di gomma), pannolini, colle;
 - nei bambini: vaccini e farmaci topici contenenti mercurio, giocattoli e bigiotteria (nichel, gomma e colle);
 - negli adolescenti: cosmetici, bigiotteria, tatuaggi temporanei, allergie professionali.

In tutte le fasce di età considerate sia le scarpine di gomma per i più piccoli, sia le scarpe da ginnastica per i ragazzi più grandi sono un frequente fattore di sensibilizzazione a cromo, gomma, colle, allergizzazione favorita da una non corretta traspirazione dei piedi.

In particolare i più comuni allergeni individuati in età pediatrica sono in ordine decrescente:

 - il timerosal o mertiolato o mercuriotiolato (contenuto soprattutto in topici dermatologici e vaccini);
 - il solfato di nickel;
 - il kathon CG (Grado Cosmetico) (usato come conservante anche in shampoo e detersivi per i panni);
 - il bicromato di potassio (oggetti metallici, fibbie, giocattoli);
 - la neomicina (antibiotico e conservante);
 - il cloruro di cobalto (metalli e bigiotteria);
 - mix di profumi (cosmetici vari);
 - la lanolina (cosmetici e pomate dermatologiche).

Da notare come non vi sia normalmente diversità di risposta ai tests epicutanei tra i bambini atopici e quelli non atopici.In particolare nei bambini italiani sono in aumento le allergie da cosmetici: infatti mentre per i più piccoli, da 0 a 9 anni, vengono acquistati dalle famiglie prodotti "baby", in genere più delicati e meno allergizzanti, i ragazzi dai 10 anni in su, martellati dalla pubblicità, tendono a preferire cosmetici "da grandi", anche se l'uso degli stessi prodotti nel bambino può scatenare reazioni irritative e allergiche che non si manifestano sulla pelle degli adulti.
I cosmetici dedicati ai bambini infatti sono generalmente più sicuri, anche se talora si possono manifestare dermatiti irritative da contatto dovute generalmente al cattivo uso dei prodotti stessi.
Attualmente l'8,6% circa dei bambini sotto i 12 anni di vita risulta sensibile ad uno o più conservanti tra i più usati nei cosmetici. In particolare i conservanti che più frequentemente determinano allergia sono:

 - il metilcloroisotiazolinone e il metilisotiazolinone (che miscelati prendono il nome di kathon CG)
 - il metildibromoglutaronitrile
 - i parabeni
 - la formaldeide
 - l'imidazolidinilurea

Anche i prodotti di "make up" sono responsabili frequenti di dermatiti allergiche in età adolescenziale, in quanto la loro persistenza per ore a contatto della pelle, soprattutto nelle zone più delicate del viso, come le labbra e il contorno occhi, fa sì che eventuali impurità, come i metalli pesanti (cobalto, cromo, cadmio, mercurio, antimonio, rame, ma soprattutto nichel), diluite dal sudore, penetrino nello strato corneo, determinando allergizzazione o almeno mantenimento della dermatite allergica nel soggetto precedentemente sensibilizzato. Tali cosmetici sono inoltre causa frequente di allergizzazione a profumi, coloranti e conservanti.
Purtroppo non esiste una normativa specifica di controllo sui prodotti cosmetici: da ciò consegue che, per ridurre il rischio di sensibilizzazione, occorre scegliere il trucco tra prodotti privi di conservanti e profumi, in cui sia stata già testata la quantità presente di metalli pesanti, in particolare nichel, cromo e cobalto.
Negli ultimi anni anche nei bambini e negli adolescenti italiani si è riscontrato inoltre un sensibile aumento di reazioni allergiche ai tatuaggi "temporanei", noti come tatuaggi all' henné (black-henné), in realtà praticati con miscugli di sostanze chimiche, tra le quali la parafenilendiamina (PPD), con potenzialità fortemente allergizzanti, tanto più che questi prodotti artigianali e non controllati restano a contatto della cute per almeno 2 settimane.
Al contrario dell'henné puro, che non determina reazioni allergiche, la parafenilendiamina, colorante che aumenta la persistenza del tatuaggio, e gli altri pigmenti aggiunti possono determinare sensibilizzazione e gravi reazioni allergiche in caso di accidentale riesposizione, evento abbastanza frequente in quanto la PPD è spesso contenuta nelle tinture per capelli. I tatuaggi al black-henné possono inoltre determinare cicatrici, ipo ed iperpigmentazioni.
In definitiva è importante consigliare ai genitori di evitare per i loro figli l'uso di cosmetici inutili, soprattutto se profumati e senza chiare indicazioni sulla composizione e le modalità di preparazione, di scegliere per i loro bambini capi di abbigliamento di colore chiaro e che non scoloriscano, soprattutto nei mesi estivi, di non impiegare nelle bambine, per la foratura dei lobi o per altri piercing, bijoux che possano determinare sensibilizzazione al nichel.

A cura della Dott.ssa Odette Nemelka
Ambulatorio Dermatologia Allergologica UOC Dermatologia

(Fonte: www.gaslini.org/)

Opinioni: 

1 commenti:

  1. Ottimo articolo, complimenti alla Dott.ssa Nemelka

    Dermatite

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