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"Mi dà un succo di frutta per favore?" Richiesta di per sè semplice e chiara. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo realmente a conoscenza di cosa sia un "succo di frutta"?

Succo di frutta: Secondo la legge, deve contenere succo di frutta al 100%, senza aggiunta di acqua. Il succo può essere naturale oppure “ricostituito”: in quest'ultimo caso è ottenuto da succo in polvere o concentrato con aggiunta (restituzione) dell’acqua sottratta al succo precedentemente concentrato, cioè privato dell’acqua naturalmente contenuta. Se così è necessita la dicitura in etichetta “a base di succo concentrato”. Se è ottenuto in parte da frutta e in parte da succo concentrato deve invece specificare sempre in etichetta “parzialmente a base di succo concentrato” (decreto legislativo n. 151/2004). Rimane però il fatto che il succo così come anche il nettare, possono essere ottenuti da frutta congelata, senza che ciò debba essere segnalato al consumatore. Può contenere infine vitamine e minerali a piacere.

Nettare: In questo caso la percentuale di frutta contenuta può variare dal 25 al 50 per cento. La restante parte è acqua.
Succo e polpa: anche se sembra una bibita più ricca del succo, in realtà è un nettare che può avere tale denominazione. Infatti, è ricavato dalla purea del frutto ed è soggetto alle stesse percentuali minime di legge. Solitamente il nettare è composto da succo (di arancia per esempio), mentre invece il "succo e polpa" è prevalentemente costituito da frutti più solidi come mele e pere.

Bevande a base di succo: Qua il contenuto minimo di succo di frutta per legge deve essere del 12%.
Il resto della bevanda è acqua, zucchero e additivi utilizzati principalmente per stabilizzare il colore e la carica microbica. Possono avere una denominazione che richiama il frutto: aranciata, limonata, ecc...



Bibite di fantasia: La percentuale di succo di frutta che deve essere presente si abbassa ulteriormente sotto il 12%. Stiamo parlando delle bevande "al gusto di...". In etichetta possono indicare la raffigurazione del frutto ma non posso richiamare lo stesso nel loro nome (per esempio aranciata).

Bibite di fantasia senza succo di frutta: In pratica si tratta di acqua con aggiunta di aromi che riproducono il gusto del frutto, zucchero ed altri eventuali ingredienti. Devono avere sempre un nome di fantasia ma non possono rappresentare in alcun modo il frutto in etichetta. in questa categoria ritroviamo le cole e anche il the freddo. Possono riportare la dicitura "a gusto di...".

Bevande a base di estratti di frutta: Sono una via di mezzo fra le bevande di fantasia e quelle a base di succo. L'esempio più calzante è quello del chinotto: è presente l'estratto del frutto (Citrus myrtifolia) senza essere assoggettato però ad alcuna percentuale minima. La restante parte è acqua, zucchero e anidride carbonica. Lo stesso discorso vale per la cedrata.

Gassosa: Fa storia a sè. E' composta da acqua, anidride carbonica e zucchero. Non vi è alcun obbligo di percentuali minime di frutta. Può contenere essenza di limone, acido citrico e altre sostanze alimentari.

Stando al DPR n. 230/2004, nelle bibite possono essere aggiunti aromi, additivi, essenze varie e altri ingredienti, a condizione che ovviamente siano commestibili e comunicati dal produttore all’autorità sanitaria competente. Le norme imporrebbero al Ministero della Salute di pubblicare di volta in volta sulla Gazzetta Ufficiale le sostanze alimentari aggiunte dai produttori nelle bibite, ma finora non si è letto niente a riguardo.

(Fonte: http://www.consumatori.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1299&Itemid=195)

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