Lightbox Effect

Gli additivi alimentari

12:02 lunedì 30 aprile 2012

La normativa comunitaria in materia di additivi (il Regolamento CE N.1333/2008) ha riformulato le categorie di sostanze la cui aggiunta è permessa negli alimenti, negli additivi e negli enzimi. Sono 26 categorie che riportiamo come da allegato 1 dello stesso regolamento.


1. Gli "edulcoranti" sono sostanze utilizzate per conferire un sapore dolce agli alimenti o come edulcoranti da tavola.
2. I "coloranti" sono sostanze che conferiscono un colore a un alimento o ne restituiscono la colorazione originaria, e includono componenti naturali degli alimenti e altri elementi di origine naturale, normalmente non consumati come alimento né usati come ingrediente tipico degli alimenti. Sono coloranti ai sensi del presente regolamento le preparazioni ottenute da alimenti e altri materiali commestibili di base di origine naturale ricavati mediante procedimento fisico e/o chimico che comporti l’estrazione selettiva dei pigmenti in relazione ai loro componenti nutritivi o aromatici.
3. I "conservanti" sono sostanze che prolungano la durata di conservazione degli alimenti proteggendoli dal deterioramento provocato da microorganismi e/o dalla proliferazione di microorganismi patogeni;
4. Gli "antiossidanti" sono sostanze che prolungano la durata di conservazione degli alimenti proteggendoli dal deterioramento provocato dall’ossidazione, come l’irrancidimento dei grassi e le variazioni di colore.
5. I "supporti" sono sostanze utilizzate per sciogliere, diluire, disperdere o altrimenti modificare fisicamente un additivo alimentare, un aroma, un enzima alimentare, un nutriente e/o altre sostanze aggiunte agli alimenti a scopo nutrizionale o fisiologico senza alterarne la funzione (e senza esercitare essi stessi alcun effetto tecnologico) allo scopo di facilitarne la manipolazione, l’applicazione o l’impiego.
6. Gli "acidificanti" sono sostanze che aumentano l’acidità di un prodotto alimentare e/o conferiscono ad esso un sapore aspro.
7. I "regolatori dell’acidità" sono sostanze che modificano o controllano l’acidità o l’alcalinità di un prodotto alimentare.
8. Gli "antiagglomeranti" sono sostanze che riducono la tendenza di particelle individuali di un prodotto alimentare ad aderire l’una all’altra.
9. Gli "agenti antischiumogeni" sono sostanze che impediscono o riducono la formazione di schiuma.
10. Gli "agenti di carica" sono sostanze che contribuiscono ad aumentare il volume di un prodotto alimentare senza contribuire in modo significativo al suo valore energetico disponibile.
11. Gli "emulsionanti" sono sostanze che rendono possibile la formazione o il mantenimento di una miscela omogenea di due o più fasi immiscibili, come olio e acqua, in un prodotto alimentare.
12. I "sali di fusione" sono sostanze che disperdono le proteine contenute nel formaggio realizzando in tal modo una distribuzione omogenea dei grassi e altri componenti.
13. Gli "agenti di resistenza" sono sostanze che rendono o mantengono saldi o croccanti i tessuti dei frutti o degli ortaggi, o che interagiscono con agenti gelificanti per produrre o consolidare un gel.
14. Gli "esaltatori di sapidità" sono sostanze che esaltano il sapore e/o la fragranza esistente di un prodotto alimentare.
15. Gli "agenti schiumogeni" sono sostanze che rendono possibile l’ottenimento di una dispersione omogenea di una fase gassosa in un prodotto alimentare liquido o solido.
16. Gli "agenti gelificanti" sono sostanze che danno consistenza ad un prodotto alimentare tramite la formazione di un gel.
17. Gli "agenti di rivestimento" (inclusi gli agenti lubrificanti) sono sostanze che, quando vengono applicate alla superficie esterna di un prodotto alimentare, gli conferiscono un aspetto brillante o forniscono un rivestimento protettivo.
18. Gli "agenti umidificanti" sono sostanze che impediscono l’essiccazione degli alimenti contrastando l’effetto di una umidità atmosferica scarsa, o che promuovono la dissoluzione di una polvere in un ambiente acquoso.
19. Gli "amidi modificati" sono sostanze ottenute mediante uno o più trattamenti chimici di amidi alimentari, che possono aver subito un trattamento fisico o enzimatico e essere acidi o alcalini, diluiti o bianchiti.
20. I "gas d’imballaggio" sono gas differenti dall’aria introdotti in un contenitore prima, durante o dopo aver introdotto in tale contenitore un prodotto alimentare.
21. I "propellenti" sono gas differenti dall’aria che espellono un prodotto alimentare da un contenitore.
22. Gli "agenti lievitanti" sono sostanze, o combinazioni di sostanze, che liberano gas e in questo modo aumentano il volume di un impasto o di una pastella.
23. Gli "agenti sequestranti" sono sostanze che formano complessi chimici con ioni metallici.
24. Gli "stabilizzanti" sono sostanze che rendono possibile il mantenimento dello stato fisico-chimico di un prodotto alimentare; gli stabilizzanti comprendono le sostanze che rendono possibile il mantenimento di una dispersione omogenea di due o più sostanze immiscibili in un prodotto alimentare, le sostanze che stabilizzano, trattengono o intensificano la colorazione esistente di un prodotto alimentare e le sostanze che aumentano la capacità degli alimenti di formare legami, compresa la formazione di legami incrociati tra le proteine tale da consentire il legame delle particelle per la formazione dell’alimento ricostituito.
25. Gli "addensanti" sono sostanze che aumentano la viscosità di un prodotto alimentare.
26. Gli "agenti di trattamento delle farine", esclusi gli emulsionanti, sono sostanze che vengono aggiunte alla farina o ad un impasto per migliorarne le qualità di cottura.

Come si presentano

"Nell'elenco degli ingredienti che compare sulle etichette, gli additivi si trovano sempre alla fine della lista, infatti l'elenco viene stilato secondo l'ordine decrescente di quantità e, siccome gli additivi sono contenuti in dosi sempre molto ridotte, stanno in fondo.
Possono essere indicati sia con la loro denominazione, sia con la sigla europea E seguita da un numero, preceduto dalla categoria di appartenenza.
Per esempio l'acido sorbico, che è un conservante identificato con la sigla E 200, può essere indicato in due modi:
- Conservante: E 200
oppure:
- Conservante: Acido sorbico.
Entrambe queste modalità sono corrette, ma di fatto raramente il consumatore medio dispone di informazioni soddisfacenti su questi additivi."

(Fonte: Marina Mariani, Stefania Testa. (2009) "Gli additivi alimentari. Indagine su conservanti, edulcoranti, coloranti, addensanti e aromatizzanti.", Cesena, Macro Edizioni, pp.12-13.)

Opinioni: 

Credo ci sia poco da aggiungere. Direi che il video sia piuttosto chiaro ed esplicativo.

"Dolce" visione a tutti.

Opinioni: 

Cos’è l’INCI?

16:59 domenica 29 aprile 2012

Le denominazioni degli ingredienti sono riportate usando un codice internazionale, detto INCI (International Nomenclature for Cosmetic Ingredients), unico per tutti i paesi della UE ed impiegato in altri paesi, ad esempio USA, Russia, Brasile, Canada, Sudafrica, ecc.
Questa nomenclatura contiene alcuni termini in latino (riferiti ai nomi botanici ed a quelli di ingredienti presenti nella farmacopea), mentre la maggioranza è in inglese e nel caso dei coloranti si utilizzano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430).
L’adozione del codice INCI è stata resa obbligatoria dall’1 gennaio 1997 dalla Commissione Europea, nell’ottica di fornire un’ulteriore tutela al consumatore. La persona, infatti, in questo modo può sapere la composizione dei prodotti acquistati non solo in Italia, ma in qualsiasi Paese europeo, individuando l’eventuale presenza di sostanze alle quali è allergica.



L’elenco degli ingredienti secondo il codice INCI

Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di peso al momento dell’incorporazione. Questa regola vale per le sostanze che raggiungono concentrazioni superiori o uguali all’1%. Gli ingredienti che sono presenti in percentuale inferiore all’1%, invece, possono esseri indicati in ordine sparso.

Opinioni: 

"Mi dà un succo di frutta per favore?" Richiesta di per sè semplice e chiara. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo realmente a conoscenza di cosa sia un "succo di frutta"?

Succo di frutta: Secondo la legge, deve contenere succo di frutta al 100%, senza aggiunta di acqua. Il succo può essere naturale oppure “ricostituito”: in quest'ultimo caso è ottenuto da succo in polvere o concentrato con aggiunta (restituzione) dell’acqua sottratta al succo precedentemente concentrato, cioè privato dell’acqua naturalmente contenuta. Se così è necessita la dicitura in etichetta “a base di succo concentrato”. Se è ottenuto in parte da frutta e in parte da succo concentrato deve invece specificare sempre in etichetta “parzialmente a base di succo concentrato” (decreto legislativo n. 151/2004). Rimane però il fatto che il succo così come anche il nettare, possono essere ottenuti da frutta congelata, senza che ciò debba essere segnalato al consumatore. Può contenere infine vitamine e minerali a piacere.

Nettare: In questo caso la percentuale di frutta contenuta può variare dal 25 al 50 per cento. La restante parte è acqua.
Succo e polpa: anche se sembra una bibita più ricca del succo, in realtà è un nettare che può avere tale denominazione. Infatti, è ricavato dalla purea del frutto ed è soggetto alle stesse percentuali minime di legge. Solitamente il nettare è composto da succo (di arancia per esempio), mentre invece il "succo e polpa" è prevalentemente costituito da frutti più solidi come mele e pere.

Bevande a base di succo: Qua il contenuto minimo di succo di frutta per legge deve essere del 12%.
Il resto della bevanda è acqua, zucchero e additivi utilizzati principalmente per stabilizzare il colore e la carica microbica. Possono avere una denominazione che richiama il frutto: aranciata, limonata, ecc...



Bibite di fantasia: La percentuale di succo di frutta che deve essere presente si abbassa ulteriormente sotto il 12%. Stiamo parlando delle bevande "al gusto di...". In etichetta possono indicare la raffigurazione del frutto ma non posso richiamare lo stesso nel loro nome (per esempio aranciata).

Bibite di fantasia senza succo di frutta: In pratica si tratta di acqua con aggiunta di aromi che riproducono il gusto del frutto, zucchero ed altri eventuali ingredienti. Devono avere sempre un nome di fantasia ma non possono rappresentare in alcun modo il frutto in etichetta. in questa categoria ritroviamo le cole e anche il the freddo. Possono riportare la dicitura "a gusto di...".

Bevande a base di estratti di frutta: Sono una via di mezzo fra le bevande di fantasia e quelle a base di succo. L'esempio più calzante è quello del chinotto: è presente l'estratto del frutto (Citrus myrtifolia) senza essere assoggettato però ad alcuna percentuale minima. La restante parte è acqua, zucchero e anidride carbonica. Lo stesso discorso vale per la cedrata.

Gassosa: Fa storia a sè. E' composta da acqua, anidride carbonica e zucchero. Non vi è alcun obbligo di percentuali minime di frutta. Può contenere essenza di limone, acido citrico e altre sostanze alimentari.

Stando al DPR n. 230/2004, nelle bibite possono essere aggiunti aromi, additivi, essenze varie e altri ingredienti, a condizione che ovviamente siano commestibili e comunicati dal produttore all’autorità sanitaria competente. Le norme imporrebbero al Ministero della Salute di pubblicare di volta in volta sulla Gazzetta Ufficiale le sostanze alimentari aggiunte dai produttori nelle bibite, ma finora non si è letto niente a riguardo.

(Fonte: http://www.consumatori.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1299&Itemid=195)

Opinioni: 

Olio di lino e omega-3

12:03 venerdì 27 aprile 2012

I semi di lino sono noti per il loro potere lassativo ed emolliente e per le loro proprietà legate al benessere, inoltre, essendo naturalmente ricchi di mucillagini sono utili nella prevenzione della stipsi. Sono utilizzati prevalentemente per il loro apporto funzionale in fibre e grassi essenziali.
Posseggono una concentrazione naturale in lignani di almeno 100 volte superiore a quella di qualunque altra fonte vegetale (il principale lignano è il secoisolariciresinol di glucoside - SDG -, che è convertito, una volta ingerito, dai microrganismi del colon in enterodiolo e enterolattone). I lignani sono dei fitoestrogeni con potenti effetti benefici sulla salute umana: sono infatti degli antiossidanti con marcata azione antinfiammatoria in grado di contrastare efficacemente i processi naturali di invecchiamento sia maschili che femminili. Ma i benefici sulla salute umana comprendono anche effetti positivi sull'epidermide (acne), sul cuoio cappelluto e capelli, sulla prostata e menopausa, sul seno, sull'osteoporosi, sul colesterolo e sul sistema cardiovascolare.


Dai semi di lino si ricava l'olio che, per conservare intatto il suo valore, deve essere ottenuto rigirosamente da spremitura a freddo con metodiche di coltivazione preferibilmente biologiche. Ideale risulta l'aggiunta all'olio di qualche Peperoncino per la sua funzione di complemento all'azione antinfiammatoria e antiossidante. Possono inoltre essere preparate artigianalmente miscele specifiche di spezie ad elevato potere nutraceutico in abbinamento all'olio di lino. L'olio di lino è privo di colesterolo e sodio e ricco in acidi grassi della serie omega, acido cis-linoleico (LA) e acido alfa-linoleico (ALA) precursore degli omega-3. E' un olio molto leggero al palato, praticamente insapore. Non deve mai essere riscaldato perchè il calore ne altera i legami chimici fortemente instabili e va conservato a basse temperature e al riparo dalla luce per non più di 4-6 settimane dall'apertura della confezione.

(Fonte: Marco, Ceriani,. (2009) "Il potere delle spezie", Milano, Tecniche Nuove, pp.49-50)

Opinioni: 

I malti di cereali sono prodotti aggiungendo dell'orzo germogliato ad un cereale cotto, secondo un processo molto simile a quello che avviene naturalmente nel corso della digestione; gli enzimi contenuti nell'orzo germogliato scindono infatti gli amidi in zuccheri più semplici di sapore dolce. Gli amidi che non hanno il sapore dolce, sono formati da lunghissime catene composte da molecole di uno zucchero chiamato maltosio, che presenta invece un sapore dolce. Il maltosio è un disaccaride, cioè composto da due molecole di uno zucchero semplice, il gucosio. Quindi, due molecole di glucosio unite insieme creano una molecola di maltosio, e molte molecole di maltosio unite insieme formano gli amidi.
Una via di mezzo tra il maltosio e gli amidi è rappresentata dalle destrine, zuccheri intermedi formati da diverse decine di molecole di maltosio unite tra loro: anche queste non hanno sapore dolce, finchè la saliva non le scinde in molecole di maltosio. Quando consumiamo dell'amido, la saliva lo dissolve dapprima in destrine e poi - in piccola misura in maltosio; la scissione delle destrine in maltosio viene completata più volte a valle nel canale digerente, sotto l'azione degli enzimi prodotti dal pancreas.

Ma qual è la differenza fra malto e sciroppo?

I malti e gli sciroppi di cereali sono prodotti con metodiche diverse, ma non si differenziano molto nelle qualità nutrizionali.
Si definisce quindi malto il prodotto ottenuto con il metodo tradizionale, cioè con l'aggiunta di orzo germogliato ad un cereale cotto; gli enzimi presenti nel germoglio scindono l'amido in zuccheri più semplici e dolci.



Si definisce invece sciroppo di cereali il prodotto ottenuto con un metodo di produzione più recente che sfrutta la stesso principio, ma non utilizzando l'orzo germogliato; l'effetto voluto si ottiene, in questo caso, mediante l'aggiunta al cereale di enzimi purificati.
Quindi il dolcificante ottenuto è puro al 100% contenendo il solo cereale utilizzato pertanto se il cereale impiegato è il mais o il riso lo sciroppo può essere considerato senza glutine.

Opinioni: 

Tensioattivi: costituiscono essenzialmente l'elemento lavante del prodotto. Possono derivare dal petrolio, oppure essere ricavati da materie prime rinnovabili come l'olio di palma, cocco o altri grassi vegetali. Tra i più utilizzati c'è il Sodium laureth sulfate, oggetto di una catena di S. Antonio che lo voleva origine di ogni male. In realtà è uno dei più vecchi e studiati e per questo relativamente sicuro. Il problema può essere costituito più che altro dal processo di trasformazione della materia prima, che di solito è di origine vegetale. Questo è infatti uno dei tensioattivi "etossilati" (li si riconosce per il suffisso "-eth"). Viene creato con un procedimento dal notevole impatto ambientale, che combina il grasso vegetale a molecole derivate dal petrolio. Il prodotto finale può contenere il diossano, un sottoprodotto di tale lavorazione, classificato dalla Commissione europea come "CMR", cioè con "un possibile effetto cancerogeno, mutogeno o tossico per la riproduzione umana". Nella stessa catena di S.Antonio figurava un altro tensioattivo molto usato, il Sodium lauryl sulfate, che può essere di origine petrolchimica. E' molto efficace, ma aggressivo, basti pensare che - puro -  viene utilizzato per sgrassare l'olio dei motori.

(Fonte: Elisa, Nicoli,. (2011) "Pulizie creative. Detersivi e cosmetici naturali fai-da-te, per la casa e la cura di sè- Manuale con ingredienti e ricette.", Milano, Altraeconomia, pp.55-56)




Classi di tensioattivi:
- Anfoteri: alchilamidopropilbetaina, coccoamidopropilbetaina, betaina, lauramidopropilbetaina.
- Anionici: coccoil solfato di sodio, alchilbenzesolfonato sodico, alchil polietossisolfato sodico, alchilbenzosolfato di sodio, alchilbenzensolfonatosodico, alcol etossisolfato, cocoil solfato di sodio, coccoato di potassio, coccoato di sodio, lauril etere solfato di sodio, lauril solfato di sodio, sapone, sapone sodico, sodium C12 C15 pareth sulfate, sodium coceth sulfate, sodium lauril etere solfato, sodium tallowate.
Cationici: estere quaternizzato, esterquat di origine vegetale, alchilammina di cocco quaternaria etossilata.
- Non ionici: alchil poliglucoside, alcol etossilato, alcoli grassi polietossilati, alcoli alcossilati, C9-C11 alcol.


La valutazione riportata si basa su informazioni reperite dai principali protocolli di certificazione ecologica o biologica e su dati come biodegradabilità, origine della materia prima (petrolchimica, vegetale, animale o minerale), produzione più o meno inquinante o efficacia della molecola stessa. Questa guida non vuole essere esaustiva, ma vuole fornire alcuni semplici dati affinchè ognuno di noi possa comportarsi da consumatore consapevole.

(Fonte: Offina naturae. "Ecodizionario")

Opinioni: 

Cosa c'è nel tuo shampoo?

16:11 venerdì 20 aprile 2012

Lo shampoo contiene dei detergenti (gli stessi usati nei detersivi per il bucato e i piatti) che sono in grado di eliminare i grassi naturali dalla cute e dai capelli. Quando il naturale sebo protettivo della pelle viene rimosso, la superficie è soggetta a una maggiore perdita di acqua, che può portare a secchezza cutanea e aumentare la permeabilità, consentendo agli agenti chimici contenuti nelle tinture per capelli e in altre soluzioni chimiche di essere assorbite più in fretta.
- Sodium laureth sulphate: può causare allergie da contatto e irritazioni a pelle e occhi.
- Sodium lautyl sulphate: può causare allergie da contatto, irritazioni cutanee e potenzialmente danneggiare la cornea se entra in contatto con gli occhi. Dissolve lo strato oleoso che protegge la pelle, causando così secchezza cutanea. Attraverso il contatto con la pelle, il Sodium lauryl sulphate entra facilmente nel cuore, nei polmoni, nel fegato e nel cervello, dove vengono conservati i livelli residuali. E' utilizzato per favorire la penetrazione di alti agenti chimici.
- Laureth-16: può causare irritazione cutanea.
- Malic acid: (acido malico) un alfa-idrossiacido (Aha), può causare irritazione cutanea. Gli Aha possono aumentare la fotosensibilità per via della loro capacità di rimuovere lo strato esterno protettivo della pelle.
- Peg-12 dimethicone: i composti Peg (polyethylene glycol) possono essere accidentalmente contaminati con l'1,4-dioxane, una sostanza "ragionevolmente ritenuta cancerogena" dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani americano. Gli effetti avversi del Peg-12 dimethicone non sono ancora stati analizzati su larga scala.
- Cocamide Mea: può causare irritazione e sensibilizzazione, ed essere contaminata, dando origine a nitrosammine cancerogene.
- Peg-9: può causare irritazione cutanea.
- Benzyl alcohol: irritante per la pelle e per gli occhi, classificato come allergene ampiamente riconosciuto dal Comitato scientifico dei prodotti cosmetici e dei prodotti non alimentari destinati ai consumatori (Sccnfp).
- Glycine: (glicina) negli studi sugli animali le reazioni a questa sostanza (a seconda di come viene somministrata) hanno rilevato disgregazione del sistema endocrino e alterazioni dell'attività motoria.
- Cocamide Mipa: può causare allergie e irritazione cutanea.
- Propylene glycol: può causare irritazioni alla pelle, agli occhi e al tratto respiratorio. In alcuni individui, può provocare anche reazioni allergiche.
- Iodopropynyl butylcarbamate: può causare irritazioni alla pelle e allergie da contatto.
- Disodium Edta: può causare irritazioni alla pelle e agli occhi.
- Diazolidinyl urea: nella valutazione di sicurezza, questa sostanza si è rivelata un blando irritante per l'essere umano in concentrazioni fino allo 0,4%. Può causare dermatiti da contatto in alcuni individui e rilascia formaldeide. Quest'ultima è classificata come probabile cancerogeno per l'uomo dallo Iarc, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.
Parfum: una mistura di fragranze sintetiche che spesso superano le 100. Molte di queste potrebbero essere potenziali irritanti per la pelle, allergeni e sensibilizzatori, e avere un legame con altri disturbi.
(Fonte: DAWN, MELLOWSHIP., (2011) "Belle senza paura. Saponi, shampoo, bagnischiuma, creme solari, trucchi. Come riconoscere ed evitare i "cosmetici cattivi"", Milano, Terre di mezzo Editore, pp.21-22)

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La Stevia rebaudiana Bertoni

17:22 giovedì 19 aprile 2012

La Stevia rebaudiana Bertoni è un arbusto perenne che può raggiungere un’altezza di 80 cm, appartenente alla famiglia delle Asteraceae (Compositae) ed originaria del Paraguay.
Conosciuta sin nell'antichità da alcune tribù indigene Guarani, che la utilizzavano abitualmente sia come dolcificante che come medicinale, deve la sua diffusione ad un botanico-naturalista, italo-svizzero, Moises Santiago Bertoni che nel 1882 divenne cittadino paraguayano e ne studiò a fondo le caratteristiche e i possibili usi.

Dalle foglie di questa pianta si estrae una miscela di glicosidi, definiti precisamente steviolglicosidi, dalla straordinaria capacità dolcificante, di cui i due maggiori rappresentanti sono lo Stevioside ed il Rebaudioside A. Le peculiarità di questi componenti sono prima di tutto il loro elevato potere dolcificante che in media è circa 300 volte quello del saccarosio ed in secondo luogo il fatto che sono completamente acalorici. Tutto ciò associato ad una notevole stabilità termica, ad una buona solubilità in acqua e all’assenza di retrogusto amaro e metallico rende questi composti ideali come dolcificanti da tavola e additivi nel settore alimentare.

La Stevia ed i suoi estratti sono già utilizzati in numerosi stati. È usata infatti come alimento in tutto il Sud-America ed in buona parte dell’Asia. Nel 2008, negli Stati Uniti, l’FDA ha approvato l’utilizzo del Rebaudioside A come additivo alimentare in diverse categorie di prodotti, mentre in Svizzera ed in Australia è la miscela dei vari glucosidi a poter essere utilizzata come additivo.
Per quanto riguarda l’Unione Europea (e quindi l’Italia) nel 2010 il gruppo di Esperti Scientifici dell’EFSA (European Food Safety Agency - Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) ha valutato la sicurezza degli steviolglicosidi in seguito alle diverse richieste di autorizzazione al loro uso negli alimenti. Sulla base di queste valutazioni è stata fissata una loro dose giornaliera ammissibile (cioè, una quantità che si può consumare giornalmente per l’intero arco della vita senza alcun rischio apprezzabile per la salute) pari a 4 mg/kg di peso corporeo, livello coerente con quello già fissato dal Comitato Congiunto di Esperti sugli Additivi Alimentari (JECFA) della FAO/OMS. 
Sulla base del parere positivo dell'EFSA la Commissione Europea nel mese di Novembre 2011 ha concesso la definitiva autorizzazione all'impiego degli Steviol Glicosidi negli Stati dell'Unione come additivo alimentare per l'uso preposto in varie categorie di alimenti tra cui dolcificanti da tavola, bevande senza zucchero o a ridotto contenuto calorico ed integratori alimentari. (Fonte: specchiasol.it)

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Il frumento Senatore Cappelli (Triticum durum) è una varietà antica di grano duro moderno. Il nome è in onore del senatore abruzzese Raffaele Cappelli, sulle cui terre il genetista agrario Nazareno Strampelli, nei primi anni del ‘900, effettuò delle semine sperimentali, incrociando per selezione genealogica diversi grani duri, al fine di ottenere varietà più produttive e resistenti alle malattie. Definito “razza eletta” negli anni ’30 - ’40, il grano duro Senatore Cappelli è stato per decenni la coltivazione più diffusa del meridione, soprattutto in Basilicata e Puglia; successivamente, però, data la sua scarsa resa quantitativa, il grano Cappelli è stato a sua volta sostituito da piantagioni più produttive. A partire dagli anni ‘80, infatti, un gruppo di ricercatori iniziò ad irradiare il Grano Cappelli con raggi gamma, provocando inevitabili mutazioni genetiche: in particolare il grano è stato “nanizzato” in modo che le spighe non crescessero tanto in altezza, ottenendo così la varietà “Creso”, che ancora oggi , assieme alle sue discendenze, costituisce la maggior parte della produzione di grano mondiale. Il grano Senatore Cappelli è ormai coltivato da poche aziende agricole esclusivamente secondo il metodo biologico, in zone collinari e incontaminate di Marche, Puglia e Basilicata. È un frumento duro, dotato di ariste (i filamenti che si notano nelle graminacee) scure e ben evidenti. La pianta ha un’altezza di oltre 1.80 m, superiore a quella del grano comune, ed è per questo a rischio di allettamento (il fusto con pioggia e vento tende a piegarsi rendendo più difficili le operazioni di raccolta). Rappresenta una raffinata e squisita alternativa per la preparazione di tutti i prodotti a base di grano tradizionale: pane, pasta e pizza. E’ considerata una varietà antica pregiata, in quanto non ha subito le alterazioni delle moderne tecniche di manipolazione genetica, preservandosi inalterata nel tempo, a tutto vantaggio del sapore e del contenuto nutrizionale: anche per questo gli esperti attribuiscono al Senatore Cappelli una elevata tollerabilità.

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Perossidi e sbiancanti

12:22 lunedì 16 aprile 2012

Gli sbiancanti hanno il compito di decolorare le macchie, danneggiando la struttura delle sostanze colorate le quali diventano più idrosolubili.
Gli sbiancanti a base di Cloro innescano una reazione secondaria che porta alla formazione di composti organici del cloro particolarmente tossici. Essendo lipofili entrano nella catena alimentare in quanto si accumulano nei tessuti adiposi (i grassi) degli animali giungendo fino a noi.
Come se non bastasse, sono scarsamente biodegradabili sia chimicamente che biologicamente.
L'uso del Perborato, nonostante la sua capacità di liberare ossigeno e svolgere azione sbiancante, è da evitare. Infatti, se non viene attivato con TAED (tetraacetylethylenediamine) non agisce a temperature inferiori a 30°. E' decisamente preferibile quindi l'uso del Percarbonato che libera ossigeno ed anidride carbonica (senza avere effetti sull'uomo e sull'ambiente) già a 30°C, avendo una soglia termica più bassa rispetto al perborato. La sua maggiore azione viene raggiunta a 50°C senza l'ausilio di alcun attivatore.

Sbiancanti ottici
Sono sostanze che vengono introdotte nei detersivi per puri motivi estetici.
Siccome non tutte le fibre posso essere sbiancate con i comuni candeggianti, nelle polveri vengono aggiunti gli sbiancanti ottici che si depositano sulle fibre del tessuto.
Quello che in realtà ha un colore tendente al giallino, verrà percepito come bianchissimo grazie ad un semplice effetto ottico ad opera della luce UV.
Diversi studi hanno associato l'insorgere di dermatosi ed eczemi proprio con l'uso indiscriminato di sbiancanti ottici.
L'esposizione della pelle alla luce del sole dopo essere stata in contatto con queste sostanze, favorirebbe appunto la comparsa di dermatosi. Tali componenti inoltre tendono ad accumularsi degli organi animali (reni e fegato) e nelle radici delle piante. Per finire, come se non bastasse, si degradano con difficoltà e molto lentamente.

Opinioni: 

Masticare bene aiuta a stare meglio

11:31 giovedì 12 aprile 2012

La prima digestione avviene in bocca:
masticando bene il cibo si attivano alcuni enzimi della saliva che facilitano il seguito del lungo processo della digestione, evitando il lavoro dell'apparato digestivo durante la notte. Chi mangia in fretta, divorando il cibo, ingoia aria e rallenta il processo digestivo perchè salta una tappa fondamentale della digestione.
La masticazione, oltre a meglio controllare il senso di sazietà e l'introduzione di cibo, aiuta ad avere una migliore digestione in quanto una buona masticazione riduce il lavoro del transito intestinale ed evita quindi il gonfiore, la pesantezza di stomaco e irritazione del colon.
Imparare a masticare lentamente aiuta a concentrarsi sul cibo e quindi apprezzarlo maggiormente e gustarlo al meglio. Inoltre la masticazione innesca nel cervello, attraverso il nervo trigemino, il rilascio di istamina, che produce la sensazione di stomaco pieno, più o meno dopo venti minuti. Più si mastica, più si ha l'impressione di essere sazi.
Meno si mastica e minore è la sensazione di essere sazi e quindi la necessità di dover mangiare ancora.
Se si è incolleriti, nervosi, agitati è meglio non mettersi a tavola, è preferibile prima calmarsi bene e poi iniziare a mangiare, perchè il cibo viene digerito nella parte più intima della persona che tocca lasfera emotiva, inconscia e profonda della personalità.
Anche guardare il telegiornale a tavola mentre si mangia è una cattiva abitudine perchè la mente associa una notizia cattiva ad un cibo.
Così come sarebbe opportuno evitare le discussioni a tavola (talvolta purtroppo frequenti visto che è uno dei rari momenti della giornata dove ci si riunisce insieme); la tensione ed il nervosismo acuiscono la cattiva digestione; cosa c'è di più bello che sedersi tutti a tavola e parlare allegramente della giornata appena trascorsa? (Bioagenda 2012, p.79)

Opinioni: 

Come recita la home del sito porta la sporta   "Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?" Di cosa stiamo parlando? Del sacchetto di plastica. La questione però non riguarda solamente la plastica ma tutti gli altri imballaggi ed articoli monouso che con un minimo di accortezza, è possibile quantomeno ridurre sensibilmente. Per quello che riguarda Green Store, cerchiamo di proporre prodotti con packaging ridotto al minimo, realizzato con materiali maggiormente riciclabili tipo vetro e/o alluminio o ridotto veramente all'osso (vedi per esempio le saponette de La Saponaria). Per non parlare poi dei detersivi alla spina Biolù... Se poi vogliamo proprio essere filologicamente corretti al 100%, noi abbiamo pure le sporte: quelle in cotone organico e fair trade di Chiaralascura.

Opinioni: 
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