Lightbox Effect

Negli ultimi 60 anni il nostro sistema di alimentazione ha subito dei drastici cambiamenti. Per oltre 4000 anni l'uomo si è servito di pochissime qualità di alimenti, tutti naturali e in quanto a purezza biologici. Purtroppo, in breve tempo, nella nostra alimentazione sono entrati circa 3000 nuovi prodotti, quasi tutti artificiali o manipolati dall'industria e, in varia misura, inquinati.
Questa enorme massa di pseudoalimenti sottopongno a dura prova il nostro organismo, il quale cerca di difendersi con adattamenti vari, mobilitando (e quindi usurando) le proprie difese naturali e imponendo un superlavoro agli emuntori (fegato, reni, polmoni, intestino, pelle).
Gran parte dei cibi prodotti dall'industria  sono venduti solo a scopo di profitto, ignorando le nostre autentiche necessità alimentari naturali.

Questa logica disumana del profitto spinge gli industriali dell'alimentazione a risparmiare quanto più possibile nella produzione del cibo, ricorrendo ad ingredienti di costo inferiore e quindi di bassa qualità, curando invece le apparenze con il ricorso a vistose colorazioni e confezioni affascinanti, onde ingannare i consumatori superfiaciali.
E' così che, mediante sofisticazioni, contraffazioni, imbrogli e speculazioni orchestrate su vasta scalla dalle industrie alimentari (sicure fonti di profitto, esenti da crisi) vengono spesso spacciate per cibi sani delle sostanze che invece sono tossiche e velenose.
Questo inganno è organizzato a livello internazionale (si può pertanto parlare di multinazionali del crimine) e l'uso indiscriminato di coloranti, aromatizzanti, conservanti, emulsionanti, antiossidanti ecc. costituisce un continuo attentato alla nostra salute, trattandosi di una alimentazione che causa malattie fisiche e mentali.
Alti tassi di colesterolo, dovuti alla eccessiva presenza di grassi, predispongono all'obesità e all'infarto, così come gli alti tassi di proteine di alcuni cibi (carne, anche di pesce, molluschi ecc.) causano uricemia, gotta e così via.

Opinioni: 

In ciascuna delle nostre case decine di prodotti, più o meno utili o addirittura inutili, fanno bella vista di sé spesso allineate proprio nel posto più pericoloso (sotto il lavandino in cucina o sopra la lavatrice: luoghi alla piena portata dei più piccoli).

Capita poi, non così di rado, di acquistare un nuovo lavapavimenti o un detersivo per bucato solo per il gusto di provarne la profumazione, novità di mercato.


E il tasso d'inquinamento casalingo da plastica e sostanze chimiche, nocive soprattutto per i bambini, inevitabilmente si alza.

Senza contare che gli ingredienti di natura petrolchimica presenti nei detersivi lasciano residui sulle superfici pulite:

Hai lavato il pavimento? Pensa al tuo bimbo che cammina gattoni e poi si porta le dita alla bocca: cos'ha ingerito? Semplice: EDTA, parabeni, perossidi, sbiancanti ottici, ecc.
Hai pulito il forno? Alla prossima accensione cosa immetterai nell’aria di casa?
Hai risciacquato con il detersivo water o doccia? Cosa inalerai la prima volta che azionerai lo sciacquone o allorché, nel box, libererai l'acqua calda respirandone i vapori? Un sostanzioso aerosol chimico!


Opinioni: 

Quando compri qualcosa lo fai in base a quello che vedi o senti alla televisione, radio ecc...? Perchè l'ha detto la pubblicità? Perchè ti piace il packaging o il messaggio legato al prodotto? Perchè te l'ha detto un'amica o un amico? Perchè ti sembra buono? Per l'amor del cielo va tutto bene, ognuno scelga la modalità che più gli/le piace, ma è così che dovrebbe essere scelto un prodotto?

Mai fermarsi alle apparenze e mai scegliere soltanto in base all'immagine del prodotto, realizzata apposta dal produttore per vendere e basta, mi verrebbe da dire spesso e volentieri ad ogni costo.

Facciamo qualche esempio?

Il 12 ottobre 2009 l'Antitrust censurò il sito internet e gli spot pubblicitari di Nivea "My Silhouette", perchè prometteva la riduzione fino a 3 cm di cosce, fianchi, girovita e pancia. Affermazione risultata non attendibile in seguito a quanto stabilito dall'IFO (Istituti fisioterapeci ospitalieri), incaricato dall'Autorità di indagare in merito. Stessa sorte toccata a più riprese a "Good Bye Cellulite", "Nivea Visage DNAge Cellular Repair" e "Nivea Visage DNAge Rinnovo Cellulare". Morale della favola, l'azienda ha dovuto pagare una serie di multe per messaggi ingannevoli.
(Fonte: robertolapira.nova100.ilsole24ore.com)

Mi verrebbe da pensare, ma a livello costi/benefici, ci avrà guadagnato oppure no? Fate voi...

Altro caso: Acceleratore abbronzatura +75,5% della Collistar. Ecco il link dove potete trovare la sentenza relativa. Sempre alla luce della perizia condotta dall'IFO, l'Antitrust afferma che "l’efficacia enfatizzata nella pubblicità non trova un’adeguata corrispondenza nella documentazione scientifica presentata dalla Collistar: in particolare, è emerso che solo uno dei venti volontari sottoposti all’indagine ha raggiunto un massimo di abbronzatura del 71,5% mentre la media dell’incremento è stati pari al 42% di incremento (quest’ultimo valore è sì indicato nella pubblicità ma con caratteri molto ridotti): secondo l’Antitrust, non è corretto rappresentare in questi termini il valore massimo risultante dalle sperimentazioni quale specifico vanto prestazionale di un prodotto cosmetico. L’IFO ha anche avanzato rilievi sulla rappresentatività del campione utilizzato dall’azienda. L’Agcm ritiene inoltre scorretto il riferimento ad una autorizzazione rilasciata dalla Food and Drug Administration american sul mix di filtri presenti nel prodotto solare: in questo modo la Collistar ha lasciato intendere, in modo non rispondente al vero, che il suo prodotto è stato validato da un organismo pubblico straniero di grande prestigio. In conclusione, l’Agcm ha applicato una sanzione di 100.000 euro." (Fonte: www.assoutenti.it)

Opinioni: 

Da sempre le piante sono state presenti nella vita degli esseri umani con la capacità di fare totale dono di sè, portando gioia, consolazione, nutrimento e cura.
Molto importante è l'aspetto legato alla valenza terapeutica delle erbe, dei fiori e delle piante. Ci sono studi approfonditi sull’utilizzo terapeutico delle piante nelle tradizioni etniche e popolari che hanno datazioni molto antiche. E’ molto interessante vedere la struttura di ogni pianta, come si presenta,  il suo colore, la forma, il luogo dove cresce, come si sviluppa, perché esistono spesso analogie con le funzioni terapeutiche che vanno a trattare.
La gemmoterapia è il metodo estrattivo più recente ed è molto indicata a livello del riequilibrio del terreno in quanto lavora a livello del reticolo endoteliale ed è quindi ottimo per la funzione di drenaggio.

La gemmoterapia è un metodo che utilizza i tessuti vegetali freschi allo stato embrionale (gemme, giovani getti, giovani radici, semi..ecc), raccolti nel loro tempo balsamico (generalmente fine inverno e inizio primavera), nel momento in cui è massima la concentrazione di principi attivi che li caratterizzano. Il gemmoderivato può quindi essere considerato come un concentrato di energia vitale, poichè essendo la parte più giovane della pianta, contiene tutte le sostanze in grado di dare all'organismo un'azione rigenerante e di rinnovamento.
E' importante con l'arrivo delle stagioni meno favorevoli, come quelle autunnali e invernali, avere molta cura di se stessi. E' di primaria importanza aumentare le proprie difese immunitarie, quindi, la capacità di resistere ad agenti esterni.
Un grande aiuto viene dato dalla natura con i suoi molteplici rimedi;  in riferimento ai gemmoterapici si può parlare sia in ambito preventivo, sia per il trattamento diretto sulla sintomatologia:

CARPINO BIANCO (Carpinus Betulus M.G.1DH)
Proprietà:  Antispasmodica dell'apparato respiratorio ed antitussigena.
Uso terapeutico: Particolarmente adatto al trattamento delle sinusiti e come medicamento delle alte vie respiratorie (seni paranasali, rinofaringe, trachea). Indicato su bronchiti, rinofaringiti e come antispasmodico, quando prevale il sintomo della tosse.

ROSA CANINA (Rosa Canina M.G.1DH)
Proprietà:  Antinfiammatoria per infiammazioni recidivanti tendenti a cronicizzare. Antiossidante per la ricca presenza di vit. C
Uso terapeutico: Ottimo rimedio nelle prevenzione e nel trattamento delle patologie infettive (rinofaringiti, otiti, tonsilliti). Rimedio utilizzato molto in ambito pediatrico, per aumentare le difese dell'organismo, effettuando cicli dall'autunno per tutto l'inverno. In caso di utilizzo di antibioticoterapia, la somministrazione del gemmoderivato, risulta molto utile per contrastare gli effetti di un calo delle difese immunitarie.

RIBES NERO (Ribes Nigrum M.G.1DH)
Proprietà: Antinfiammatorio, antiallergico, stimolante l'attività surrenalica, energizzante.
Uso terapeutico: Utile su infiammazioni croniche e sul passaggio da fase acuta a cronica. Adatto in tutte le patologie di tipo allergico. La ricchezza in vit C ne giustifica l'impiego nella prevenzione delle malattie infettive, nelle forme influenzali, nelle convalescenze ecc..

ONTANO NERO (Alnus glutinosa M.G.1DH)
Proprietà: Azione antinfiammatoria, favorisce la circolazione celebrale, migliorando l'attenzione e la memoria, le prestazioni intellettuali.
Uso terapeutico: Agisce favorevolmente nelle sindromi infiammatorie delle mucose, sinusiti, tracheobronchiti,bronchiti acute e croniche. Può venire somministrato come complementare agli antibiotici, svolgendo attività di supporto antinfiammatorio delle mucose.

BETULLA (Betula pubescens M.G.1DH)
Proprietà:  Azione drenante,stimolante le difese immunitarie con aumento della resistenza alle infezioni.
Uso terapeutico: Le azioni antiflogistica e di stimolante immunitario, la rendono un ottimo medicamento degli stati febbrili e delle infezioni recidivanti delle vie aeree.

NOCE ( Juglans regia M.G.1DH)
Proprietà:  Antinfettivo, antinfiammatorio del tratto respiratorio.
Uso terapeutico:  Attivo sullo stafilococco e lo streptococco e nei confronti di germi che si sviluppano a livello delle mucose, in modo particolare a livello di trachea e bronchi. Indicato su tracheobronchiti, sinusiti e otiti.

Articolo realizzato da Marialucia Migone
(Naturopata professionista)

Opinioni: 

Olio di canapa: usi e proprietà

11:23 lunedì 10 dicembre 2012

L'olio di canapa è il più noto tra i prodotti derivati dai semi di canapa. I grassi e gli oli hanno una composizione chimica molto simile. Sono entrambi composti da acidi grassi, tra le fondamentali unità per la crescita presenti in natura. Il loro alto contenuto di energia li rende un alimento di considerevole valore ed un mezzo per immagazzinarla. Gli acidi grassi servono anche per la costruzione delle pareti delle cellule, per lo strato esterno protettivo della nostra pelle e per la produzione di ormoni, prostoglandine ed altri composti con la funzione di messaggeri e di organismi di controllo.
La nature produce acidi grassi di forme e grandezze differenti, con il variare delle proprietà fisiche e di valori nutrizionali. È molto importante la distinzione tra gli acidi grassi saturi e quelli insaturi poiché intorno ad essa è centrato il dibattito sui grassi buoni e cattivi ed il loro impatto sulla salute cardiovascolare.

Due acidi grassi insaturi particolarmente importanti sono gli acidi grassi essenziali (Essential Fatty Acid = EFA), cioè l'acido linoleico omega-6 e l'acido alfa-linolenico omega-3, che il corpo non riesce a sintetizzare da altre molecole. Questi acidi devono essere presenti nella nostra dieta in quantità sufficiente per non sviluppare sintomi di carenza o, addirittura, serie malattie. L'alto valore dell'olio di canapa risiede nel suo fornirci entrambi gli EFA in una proporzione benefica per l'uomo.


Grassi: proprietà e metabolismo.
Per definizione i grassi, principalmente dai mammiferi, sono solidi a temperatura ambiente, mentre gli oli, provenienti principalmente dai pesci e dai semi, sono liquidi. Entrambi sono formati per più del 90% da trigliceridi, molecole composte da un'ossatura di glicerolo a cui sono attaccati tre acidi grassi. I tre acidi grassi su un trigliceride possono essere uguali o differenti. La dimensione e la forma degli acidi grassi determinano le proprietà fisiche e chimiche di un olio e del suo valore nutritivo. Gli acidi grassi sono catene di varie lunghezze composte di atomi di carbonio (C) e avviluppate da un rivestimento di atomi di idrogeno (H). L'estremità "omega" o "metile" della catena è idrofobica, vale a dire respinge l'acqua. Un gruppo di acido carboxilico (-COOH) rende l'altra estremità affine all'acqua.
Nei grassi e oli naturali, la lunghezza della catena di acidi grassi varia dai 4 ai 28 atomi di carbonio, in particolare negli oli vegetali dai 16 ai 20. Ci sono due gruppi distinti di acidi grassi.
Negli acidi grassi saturi, ogni atomo di carbonio e legato al suo "vicino" da legami stabili, cioè saturi. I trigliceridi composti da acidi grassi saturi si dispongono bene, sono più appiccicosi e solidi a temperatura ambiente, come per esempio i tipici grassi. Il corpo usa gli acidi grassi saturi non più lunghi di 12 atomi di carbonio per lo più per una rapida produzione di energia.
Poiché i legami saturi resistono maggiormente all'ossidazione, tendono meno ad inacidire.
Le principali fonti di acidi grassi saturi sono i grassi animali (burro, lardo, sego di manzo), il cocco egli oli e i grassi del cuore di palma. A causa della loro stabilità e dei bassi costi sono stati usati tradizionalmente per friggere. Sfortunatamente aumentano anche i livelli nel sangue di colesterolo LDL (lipoproteine a bassa densità o cattive), una sostanza vischiosa che favorisce la formazione di placche nelle arterie (depositi nei vasi sanguigni che impediscono al sangue di fluire e aumentano il rischio di attacchi di cuore e paralisi).
Gli acidi grassi insaturi sono caratterizzati uno o più legami insaturi tra gli atomi di carbonio. Gli acidi grassi insaturi si differenziano dal numero di atomi di carbonio e di doppi legami e dalla collocazione del primo doppio legame nella catena. Per esempio, l'acido alfa linolenico ha 18 atomi di carbonio e tre doppi legami. Il primo è collocato sul terzo atomo di carbonio, partendo dall'estremità omega. In breve la sua formula è 18:3 omega-3.
I legami insaturi fanno curvare gli acidi grassi. Questo ne aumenta la flessibilità e ne riduce la viscosità. Gli acidi grassi insaturi reagiscono più facilmente con l'ossigeno, i radicali liberi ed altri composti organici, il che li rende perfetti nelle applicazioni tecniche (per esempio nelle pitture) e nel donare effetti benefici al corpo. Gli oli ricchi di acidi grassi polinsaturi (PolyUnsaturated Fatty Acid = PUFA) risultano meno stabili.

Opinioni: 

Tè Rooibos: il "tè miracoloso"

19:04 sabato 1 dicembre 2012

Questo tonico meraviglioso con un nome divertente allevia una miriade di sintomi (anche una lieva depressione)
da Betty Kamen, Ph.D.

Il rooibos non ha nulla a che fare con la camelia sinensis , la pianta da cui si ricava il te. E’ una bevanda tradizionale del Sud Africa ottenuta dalla fermentazione delle foglie di una pianta coltivata esclusivamente nella zona di Città del Capo. Solo qui infatti questo piccolo arbusto puo’ trovare un terreno adatto alla sua crescita: lungo le scarpate della catena montuosa di Cedarberg, la pianta infatti può godere delle pioggie invernali e del suolo sabbioso di cui necessita. Appartenente alla famiglia delle leguminose, si presenta come un cespuglio dalle fogli aghiformi di un verde intenso, e dai gambi sottili con piccoli fiori gialli. In un mondo senza aria e terreni inquinati. Il rooibos (pronuncia "royboss") è estremamente ricco di sostanze nutrienti naturali. In un particolare momento del processo di maturazione della pianta, essa prende un colore marrone rossastro, ecco perchè questa bevanda sempre più popolare prende il nome di tè rosso.

Le proprietà del tè rooibos sono state scientificamente documentate in Giappone ed in Africa del sud. Gli studi indicano che il tè allevia l'insonnia, il nervosismo, la lieve depressione, gli spasmi dello stomaco (coliche comprese), la costipazione ed i sintomi allergici (persino quelli causati da febbre e da asma del fieno).

Può anche aiutare chi soffre di eczema e di irritazioni cutanee, o acne:
·  I minerali contenuti nel Rooibos comprendono il ferro, il potassio, il calcio, il rame, lo zinco, il magnesio, il fluoruro, il manganese ed il sodio. (da notare che il floruro se trovato in natura risulta essere molto più efficace .)
·  Le proprietà antispasmodiche del Rooibos aiutano a risolvere i problemi digestivi negli adulti e le coliche infantili. E’ considerato un adattogeno (aiuta il corpo ad adattarsi allo sforzo). Il rooibos quindi vi aiuterà a tonificarvi durante il giorno e a rilassarvi alla sera per facilitare il sonno.
·  Il Rooibos contiene inoltre l'acido alfa-idrossilato, conosciuto per promuovere il benessere della pelle.

Che cosa c'è nel tè di Rooibos che lo rende così speciale
 
In primo luogo, parliamo di che cosa non contiene.
Non contiene assolutamente caffeina e il livello dei tannini è estremamente basso in modo che può essere consumato persino dai bambini. Infatti le madri sudafricane usano spesso l’infuso del rooibos per i bambini soggetti a coliche dovute al latte, o aggiungendolo al latte stesso o usandolo al posto dell’acqua per diluire quello in polvere inoltre il Rooibos completa il fabbisogno giornaliero di calcio, manganese e floruro necessari per i bambini per uno sviluppo di denti e ossa forti.
Gli elementi contenuti nel rooibos lavorando in sinergia danno vita ad ottimi risultati.

Opinioni: 

La pianta del tè, appartiene alla famiglia delle Cameliacee: le molteplici varietà presenti sul mercato sono tutte ricavate da due sole specie, Camelia Sinensis e Camelia Assamica.

Come tutte le Cameliacee, l’albero del tè può raggiungere dimensioni ragguardevoli (fino a 20 m.) Per avere tè di buona qualità si devono raccogliere solo i germogli, costituiti da due foglioline che racchiudono una gemma.

La raccolta viene tradizionalmente effettuata a mano, anche perché il tè viene coltivato prevalentemente in zone collinose, su cui non possono essere impiegate le macchine agricole.

Le foglie appena raccolte vengono sistemate su dei ripiani per l’appassimento al sole, al fine di ridurre drasticamente l’umidità contenuta. La successiva fase della lavorazione è l’arrotolamento; a seconda delle tradizioni locali, le foglie appassite possono essere ripiegate, arrotolate come sigari o appallottolate.
Questo processo favorisce l’eliminazione dell’umidità residua e spezza le membrane cellulari, liberando gli oli essenziali che danno al tè il suo tipico aroma.

Si avvia, quindi, il processo di ossidazione o fermentazione, che può essere completo (Tè Nero) o parziale (Tè Oolong), mentre in altri casi (Tè Verde) viene impedito. Il processo di ossidazione viene interrotto con la somministrazione di calore che consente l’essiccazione finale del prodotto.

In base al processo di lavorazione vengono distinte 4 tipologie fondamentali di tè:

• Té Nero (fermentato): il prodotto viene sottoposto ad un completo processo di ossidazione e fermentazione che contribuirà a dare alle foglie un colore tendente al rosso ramato, mentre l’infuso si caratterizzerà per un colore più scuro e un sapore più deciso, rotondo e dolce. Per queste sue caratteristiche il tè nero è la qualità più diffusa e apprezzata in Occidente. Quando si ritiene completata la fermentazione, il prodotto vene essiccato (quasi torrefatto) per interrompere il processo di decomposizione avviato con l’ossidazione. Dopodiché le foglie vengono setacciate e divise in base alla grandezza: è questo il parametro che distingue le centinaia di varietà di tè in commercio.

• Té Verde (non fermentato): è la qualità più consumata in Asia, arrotolata ma non fermentata. Il processo di fermentazione viene impedito riscaldando le foglie con due metodi diversi: a fuoco o con il vapore. L’infuso ottenuto può avere un colore variabile dal verde al giallo-arancio. Questa qualità, in quanto evita la fermentazione, conserva al meglio le componenti originarie della pianta, con un aroma decisamente più delicato. Il tè verde è ricco di catechine, che hanno proprietà antiossidanti, disinfettanti e digestive, note da secoli agli orientali e da poco scoperte anche in Occidente. Il tè verde viene tradizionalmente aromatizzato mescolandovi petali di fiori o scorze d’agrumi, e costituisce la base del tè alla menta, popolarissimo nei paesi islamici.

• Té Oolong (fermentazione parziale): questa varietà è fermentata solo parzialmente, in misura variabile dal 12% (questa qualità poco fermentata è indicata, a volte, col nome di pouchong) al 60%. Le caratteristiche dell’infuso ottenuto sono quindi diverse, ma generalmente intermedie tra quelle del tè verde e del tè nero: più corposo e aromatico del primo, ma più delicato del secondo.

• Té bianco (Appassito): prodotto in Cina, è il tè più pregiato, raro e costoso. Le foglie vengono fatte semplicemente seccare, senza passare attraverso le fasi di arrotolamento e fermentazione. Da esse si ricava una bevanda di colore paglierino, dal gusto molto delicato.


Opinioni: 

Azzurranti ottici

10:48 sabato 24 novembre 2012

Il materiale candeggiato chimicamente mostra ancora un leggero tono giallo derivante dalla presenza di piccole quantità di coloranti naturali che non sono stati completamente distrutti o eliminati dal candeggio. Quando il materiale viene "finito" allo stato candido, è necessario migliorare il grado di bianco, applicandovi piccole quantità di particolari sostanze come gli azzurranti o gli azzurranti ottici ( FWA - Fluorescent Whitening Agent ).

RIFLETTANZA DEI MATERIALI CANDEGGIATI CHIMICAMENTE

Nella vasta gamma delle onde elettromagnetiche, quelle con lunghezza d'onda compresa tra 400 e 700 nm sono denominate "radiazioni ottiche", in quanto capaci di essere rivelate dall'occhio umano.
Quando le radiazioni ottiche colpiscono una superficie opaca, avviene una riflessione totale o parziale delle stesse In relazione al colore della superficie.
Se la superficie assorbe tutte le radiazioni ottiche, il corpo appare nero, mentre se le riflette tutte appare bianco, Il rapporto tra le radiazioni riflesse dal corpo e quelle riflesse da una superficie di riferimento (perfettamente bianca con riflettanza del 100%, come BaSO4  o MgO), valutato ad ogni lunghezza d'onda, viene chiamato riflettanza.

Uno dei tanti prodotti con all'interno sbiancanti ottici

Ponendo in grafico i valori di rilflettanza di un corpo opaco ad ogni lunghezza d'onda nel campo tra 400 e 700 nm, si traccia la curva caratteristica di colore di quel corpo.
Assumendo come corpo una fibra candeggiata chimicamente e registrando la curva di riflettanza rispetto allo standard bianco, si ottiene una curva più bassa dello standard che identifica un corpo più scuro ( perchè non riflette la stessa quantità di radiazioni).
Infatti nella zona delle radiazioni giallo-rosse si ha un andamento ascendente della curva, la quale indica che il campione candeggiato chimicamente, mancando di componente violacea, risulta più giallo dello standard bianco.
Per migliorare il grado di bianco è necessario compensare la tonalità leggermente gialla della fibra , tramite l’applicazione di una sostanza particolare. In relazione al modo di agire la sostanza si distingue tra:
-azzurranti
-azzurranti ottici

AZIONE DEGLI AZZURRANTI

L'impiego di determinati coloranti blu-violacei viene eseguito per correggere e nello stesso tempo migliorare l'effetto di bianco del materiale candeggiato chimicamente. Si tratta di una tintura vera e propria con piccolissime quantità di colorante.
Il miglioramento dell'effetto di bianco è dovuto al fatto che il colorante blu-violaceo, assorbendo le radiazioni complementari giallo-rosse, determina, con l'assorbimento delle radiazioni da parte dei coloranti naturali residui su fibra, un abbassamento della curva di riflettanza in tutto lo spettro ottico. Come conseguenza il materiale diventerà meno luminoso (ossia meno chiaro) ma sarà giudicato più bianco.
In effetti nell'esprimere il giudizio di bianco l'osservatore dà maggior peso al fattore cromatico piuttosto che a quello della chiarezza e con l'aggiunta dell'azzurrante si è proprio attenuata la cromaticità del materiale

AZIONE DEGLI AZZURRANTI OTTICI

Gli azzurranti ottici trovano oggi ampia diffusione nell'industria tessile; si tratta di sostanze organiche a carattere fluorescente, praticamente incolori o solo debolmente colorate in giallo, messe in commercio allo stato di polvere o in soluzione, se di tipo solubile, o in dispersione, se insolubile.
Sono composti capaci di assorbire le radiazioni nell'intervallo del vicino ultravioletto e di emettere le radiazioni ottiche nella zona del violetto-blu. Queste radiazioni si sommano a quelle giallo-rosse del materiale e lo fanno apparire più bianco e più luminoso; in altre parole viene compensata la mancanza di radiazione blu-violacea del campione in modo additivo.
La riflettanza nell'intervallo violetto-blu supera largamente quella dello standard bianco e conseguentemente il limite del 100%.
I vari azzurranti ottici si differenziano per il grado di riflettanza e per la loro efficacia, come pure per la posizione del punto di massima riflettanza. In relazione a ciò, essi si classificano in:
- azzurranti con max tra 430 e 440 nm di lunghezza d’onda detti a fiamma rossa;
- azzurranti con max tra 440 e 445 nm di lunghezza d’onda detti a fiamma verde;
- azzurranti con max oltre 450 nm di lunghezza d’onda caratterizzati da una diminuzione di brillantezza.
I due tipi di sostanze: azzuffanti e azzurranti ottici, vengono talvolta applicati insieme per realizzare particolari tonalità di bianco.

Opinioni: 

ZUCCHERO, DOLCIFICANTI E SALUTE.

15:17 mercoledì 21 novembre 2012

Molte persone che vogliono ridurre le calorie introdotte nella giornata, tendono a sostituire lo zucchero con dolcificanti artificiali trascurando il fatto che esistono anche molti dolcificanti naturali e poco calorici.
Risulta quindi molto importante spiegare perchè alcuni dolcificanti artificiali, se presi in dosi eccessive, possono causare problemi alla salute.
Esempi di dolcificanti artificiali sono l’aspartame, il ciclamato, la saccarina e il comune zucchero bianco, trattati con prodotti chimici, che possono essere dannosi per l'organismo.
Oltre al sovradosaggio, la dannosità del comune zucchero da cucina può derivare anche dai processi di raffinazione chimica a cui è sottoposto per ottenere la sua colorazione bianca, esso infatti subisce un processo di depurazione e sbiancamento tramite calce, trattato con anidride carbonica, acido solforoso, cotto, raffreddato, cristallizzato e centrifugato, filtrato, decolorato con carbone animale e trattato con coloranti, (alcuni dei quali derivanti da catrame) per renderlo così bianco e brillante.

Oggi, i prodotti alimentari trasformati industrialmente, incorporano lo zucchero bianco raffinato e zuccheri artificiali,  nei gelati, nei biscotti e altri dolci, ma anche nel pane, nei cibi in scatola, sughi e molto altro ancora. 

Nella maggior parte dei casi sono altamente purificati e cristallizzati e apportano al nostro  organismo solo calorie e nessun valore nutrizionale aggiunto.
Alcuni prodotti richiedono molta energia per essere digeriti e minerali alcalini come calcio e magnesio, presenti nelle ossa, vengono depauperati, per tamponare l'eccesso di acidità, (creata dalla presenza di quantità eccessive di zuccheri nel sangue) portando con sè il rischio di osteoporosi e la formazione di calcoli renali.
Questo eccesso di zucchero nei cibi può causare, nel tempo, diversi disturbi come il diabete, l’obesità e altre patologie tra le quali malattie cardiovascolari, in quanto il suo consumo fa aumentare la quantità di lipidi circolanti nel sangue; è per questo che lo zucchero, a causa della sua struttura, viene trasformato dal nostro organismo in precursore dei grassi, portando ad un sensibile aumento di trigliceridi nel sangue. 
Ma senza arrivare a tanto, un sovradosaggio di zuccheri può accentuare la sonnolenza, (quella tipica dopo-pasto), causare sbalzi di umore che portano ad un bisogno inconscio di assumere altro zucchero, irritabilità, disagi intestinali con produzione di gas, tensioni addominali e alterazione della flora batterica ecc..

Quali dolcificanti usare?

MALTO D'ORZO, SCIROPPO DI RISO, SCIROPPO DI MAIS: si ottengono dalla germinazione dei cereali. Tutti hanno un alto contenuto in maltosio e contengono amminoacidi, potassio, sodio e magnesio (essenziali all'organismo), ecco perché si ritiene siano i più validi sostituti al miele.
Il malto d'orzo (l'unico vero malto, gli altri sono detti sciroppi) viene ottenuto dalla cottura in acqua dell’orzo precedentemente fatto germinare e successivamente essiccato.
Tutti e tre risultano avere un sapore caratteristico ed avere meno capacità dolcificante del miele o dello sciroppo d'acero ma, soprattutto per quello di riso, sono molto più adatti alla dolcificazione quotidiana. 

Opinioni: 

Le Winx con la dermatite

10:05 lunedì 19 novembre 2012

Sempre più bambine ricorrono ai trucchi fin dalla tenera età, cercando di emulare Barbie, Winx o qualche personaggio adulto. E così la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) parla di un'impennata delle dermatiti da contatto o allergiche tra i bambini, imputabile direttamente all'uso del make-up. Si registra infatti un aumento del 16,7% di tali patologie tra gli 8 e i 12 anni. Sotto accusa sono anche i tatuaggi temporanei, dannosi per la pelle ma spesso sottovalutati.

"E' un fenomeno piuttosto diffuso" ha affermato il presidente Fimp, Giuseppe Mele "e non dobbiamo credere che sia solo una moda passeggera. Come Federazione, monitoriamo con grande attenzione il sito Myscene.com, un protale seguitissimo, In questo spazio si consiglia il ragazzo su come vestirsi, cosa indossare. E si invitano bambine, anche di 9 anni, a usare trucchi".

(Fonte: "Terra Nuova", Novembre 2012, N. 277, p. 11)

Opinioni: 

Sono molte le persone che spesso lamentano disturbi all'intestino come sindrome del colon irritabile, stitichezza, gonfiori addominali, e molti altri sintomi legati ad una forte intolleranza al latte e ai suoi componenti.
Il latte materno è il nostro primo alimento (se abbiamo avuto la fortuna di essere stati allattati). L’uomo è l’unico mammifero a nutrirsi del latte di altri animali (mucca, pecora, capra), adattando seppur in parte, il proprio apparato digerente ad elaborarlo anche in età adulta.
Il lattosio, principale zucchero disaccaride contenuto nel latte, per essere digerito necessità di un enzima, detto lattasi, che lo scinde in glucosio e galattosio: la lattasi è ben presente nell’infanzia ma diminuisce nell’età adulta, portando ad un deficit di questo enzima.

L'intolleranza alimentare da latte, non è una vera malattia e si può guarire attraverso una sorta di "svezzamento" che si attua cominciando a eliminare i latticini a cui si è intolleranti per almeno due mesi; quindi si aiuta l'intestino con dei fruttoligosaccaridi (fibre prebiotiche) e fermenti lattici (probiotici), per poi re-inserire progressivamente e con gradualità i latticini nella dieta.
In questo periodo di "depurazione", il latte vaccino può essere sostituito con latte di soia, di riso, di mandorle, di kamut o di farro. Per quanto riguarda i formaggi, è possibile utilizzare come alternativa il tofu ("formaggio" di soia), che è bene venga cucinato per acquisire un buon sapore. In commercio oggi si trovano anche yogurt, salse e budini a base di soia, buoni e nutrienti.

Per evitare le "carenze" di calcio... 

Si ricorda che questo minerale è presente in quantità notevoli anche nella soia, nelle verdure a foglia verde scuro (broccoli, cavoli, crescione), nei semi del sesamo, nelle alghe, nel prezzemolo, sedano, carote e nei cereali come orzo, riso e segale integrali.
L’assorbimento dipende da vari fattori (minerali, vitamine, acido fitico): in ogni caso una dieta ricca di vegetali è associata a ridotta incidenza di osteoporosi.
Di pari passo con l’aumento del consumo di latte/latticini e di calcio aumentano anche i fattori di rischio per l’osteoporosi e le fratture ossee. Gli alti livelli di sodio e proteine animali procurano all’organismo acidosi metabolica (il sangue  diventa acido).
Per compensare questo, l’organismo estrae i minerali dalle ossa (tra cui il calcio, magnesio e potassio) per sfruttare il loro grande effetto alcalinizzante per poi  eliminarli nell’urina. In sintesi: più latte e latticini si assumono, più si hanno perdite ossee.
Nelle diete vegetariane si producono meno acidi: quindi i tessuti richiedono meno alcali (Calcio, Magnesio, Potassio) e la matrice ossea non viene depauperata di minerali per tamponare l’acidità tissutale.

Articolo realizzato da Marialucia Migone
(Naturopata professionista)

Opinioni: 

Attenti allo zucchero! E’ quanto ci sentiamo dire in continuazione da medici e dietologi, ma qual è il vero tasso di “pericolo” generato dall’assunzione dello zucchero?
Ovviamente la domanda si pone nei confronti dello zucchero raffinato industrialmente e non degli zuccheri presenti in maniera naturale nei cibi, come fruttosio e lattosio.
I testi di medicina naturale parlano chiaro: lo zucchero è come una droga che danneggia l’organismo. Spesso crediamo che tale affermazione non sia vera per lo zucchero di canna, ma spesso lo zucchero di canna “commerciale” non è altro che il normale zucchero colorato con la melassa. E’ senz’altro difficile credere che un alimento di uso comune possa essere così dannoso, e tale difficoltà è generata dal fatto che oggi almeno il 50% dei cibi confezionati che consumiamo contiene lo zucchero, ma andiamo ad individuare i danni causati da questo prodotto.

Come prima cosa, è riscontrabile una diminuzione della vitamina C all’interno dell’organismo che assume zucchero raffinato (come fanno le sigarette) ed inoltre uccide alcuni batteri simbionti che producono vitamina B, oltre ad alterare il ciclo di regolazione glicemica.
In secondo luogo ci sono i danni al pancreas: esso reagisce allo zucchero con una ipersecrezione di insulina, il che causa ipoglicemia a breve termine, ed a lungo andare, se il pancreas è sottoposto a sforzi continui, si può arrivare al diabete. L’assunzione di zucchero, tra le altre cose già citate, causa la tipica sonnolenza post-pranzo, influisce sugli ormoni e decalcificando le ossa può portare alla carie dentaria.
Incredibile ma vero, è stato dimostrato che lo zucchero avrebbe influenza (negativa) anche sul cancro. I popoli che non conoscono ancora lo zucchero, infatti, non conoscono nemmeno il cancro. Un dato eclatante riguarda l’Olanda nei primi due anni dopo l’occupazione nazista, quando il caffè e lo zucchero erano scomparsi dalla circolazione. Nei Paesi Bassi, infatti, in quell’epoca è stato riscontrato il più basso livello di malati cancro in Europa.
Ma se lo zucchero causa tutti questi danni, allora perché non se ne parla, in modo da preservare la salute dei cittadini?
La risposta, un po’ inquietante, ce la danno quei medici (in netta minoranza) che da anni conducono questa “battaglia” contro lo zucchero artificiale. In parole povere, se si sa che la buona salute non genera business, la prevenzione primaria (cioè un corretto stile di vita) ne genera ancor meno, ne deriva che la malattia tiene in piedi tutto il sistema sanitario.
Nel nostro piccolo possiamo prevenire questi danni in modo semplice, scegliendo tra le varie alternative al comune zucchero raffinato. E’ infatti sempre più diffuso sugli scaffali dei supermercati il fruttosio puro, così come lo zucchero di canna integrale (cioè non trattato industrialmente).

A cura di Valeria Sorrentino.

Opinioni: 

La dermatite da contatto è una malattia della pelle molto diffusa tra la popolazione. Non è contagiosa, non pone in essere seri pericoli per la salute ma causa molti disagi dal punto di vista estetico. I sintomi, infatti, comprendono papule, vesciche, desquamazioni della cute. La dermatite da contatto, in genere, colpisce mani e braccia ma non è raro che insorga in altre parti del corpo.
Una buona terapia per la dermatite da contatto non può prescindere da un’attenta diagnosi della malattia. Il punto dirimente è l’individuazione la tipologia. Esiste, infatti, dermatite allergica da contatto e la dermatite irritativa da contatto. La prima è causata da una reazione all’organismo ad un allergene il quale, dopo il contatto, provoca sintomi non necessariamente localizzati nella zona di contatto. La seconda, invece, provoca i sintomi proprio in quella zona e, generalmente, tende a regredire spontaneamente e velocemente una volta allontanata la sostanza scatenante. 

Le terapie tradizionali per curare la dermatite da contatto comprendono antistaminici per calmare il prurito e cortisonici per eliminare i sintomi. I farmaci, però, possono causare effetti collaterali come assottigliamento della cute o rossori. I rimedi naturali, dunque, non provocando alcuna conseguenza sgradevole, si pongono come alternative efficaci (anche se non ugualmente efficaci).
Tra i rimedi naturali per la dermatite da contatto spicca il bagno di farina d’avena. Immergere la zona colpita in un po’ di farina d’avena contribuisce a calmare il prurito e ad allievare l’irritazione. Tra le sostanze naturali, rintracciabili in qualsiasi erboristeria, figurano l’aloe vera, la calendula, la cera d’api, l’olio di vinaccioli, l’olio di cocco. Una loro eventuale applicazione attraverso impacco nelle zone colpite porta parecchi benefici alla pelle. La parte del toccasana è recitata anche dall’helicrisum, assumibile per via orale. Basta l’assunzione di 40 gocce al giorno in tintura madre per notare, dopo una settimana dall’inizio della terapia, risultati importanti.
Per saperne di più visita il sito: http://www.eczema-dermatite.it

Articolo scritto dal Dott. De Lucia Pasquale

Opinioni: 

Secondo le Direttive Europee, i cosmetici sono preparazioni che, applicate su cute, occhi, mucose, annessi cutanei, hanno lo scopo di detergere, migliorare l’aspetto e l’odore, dare protezione; non possono vantare finalità terapeutiche. Nonostante queste prerogative, i cosmetici possono causare problemi dermatologici: 23% delle donne e 13,8% degli uomini hanno riferito una “reazione avversa a prodotti cosmetici o per igiene personale” in un anno. Considerato il loro largo utilizzo, le dermatiti indotte da cosmetici non sono molto frequenti, anche se probabilmente sono sottostimate dato che i pazienti smettono di usare i cosmetici sospetti e consultano il dermatologo solo quando le reazioni sono importanti o non regrediscono.

La grande maggioranza delle reazioni (forse oltre il 90%) sembra dovuta a dermatiti irritative non causate da reazioni allergiche, ma dalla capacità irritante delle sostanze. Sono solitamente provocate da prodotti per l’igiene (saponi, deodoranti…) utilizzati per tempi eccessivamente prolungati, in concentrazioni troppo elevate, non adeguatamente risciacquati o applicati su aree di cute lesa. Altre patologie legate all’uso di cosmetici sono rappresentate da orticaria da contatto, caratterizzata dall’insorgenza entro 30 minuti di pomfi nelle sedi di contatto del cosmetico (solitamente contenente essenze profumate), fotodermatiti tossiche ed allergiche (es. scatenate dall’essenza di bergamotto e successiva esposizione alle radiazioni solari), dermatiti pigmentarie.
La prevalenza della dermatite allergica da contatto (DAC) da cosmetici in Europa e USA è stimata intorno al 4%. In Italia i cosmetici rappresentano la prima causa di DAC non professionale, avendo superato nell’incidenza gli accessori metallici dell’abbigliamento. Il sesso femminile è molto più colpito dalle allergie ai cosmetici e la massima incidenza si osserva nel decennio di età compreso tra i 20 e 30 anni. Le aree più colpite da DAC da cosmetici sono il volto (incluse palpebre e labbra), le ascelle e le mani.
I cosmetici più frequentemente responsabili di DAC sono i prodotti per la cura della pelle (creme, latti e lozioni) che non vengono solitamente risciacquati; seguono i cosmetici per unghie, i profumi e i prodotti per capelli (inclusi i coloranti).

Opinioni: 

Stranezze trovate in rete...

11:02 martedì 13 novembre 2012

Oggi, girando per le rete mi sono imbattutto in questo link dal titolo "I cosmetici bufala!". L'ultimo prodotto tirato in ballo è una "crema dell'amore" gel stimolante per donna.

Incuriosito ed un pò stupito dalla cosa ho cercato qualche informazione in più, soprattutto alla luce dell'INCI un pò troppo tendente al rosso... Chi segue il nostro blog o altri su queste tematiche avrà oramai ben chiaro che ingredienti come propylene glycol, triethanolamine (che può liberare sostanze cancerogene, le nitrosoammine per esempio), imidazolidinyl urea (cessore di formaldeide), methylcloroisothiazolinone e methylisothiazolinone (che insieme formano il Kathon CG), ecc... non siano proprio il massimo.
Sono finito quindi sul forum de "L'Angolo di Lola", sempre preziosissimo a livello di spunti, dove ho trovato uno scambio di post a tratti esilarante. Leggere per credere.

AQUA(solvente)
PROPYLENE GLYCOL(umettante / solvente)
MENTHA PIPERITA(vegetale)
TRIETHANOLAMINE(regolatore di pH)
CARBOMER(stabilizzante emulsioni / viscosizzante)
PAULLINA CUPANA - Non trovato - Guaranà
PANAX GINSENG(Vegetale)
ARGININE(antistatico)
COMMIPHORA MYRRA - Non trovato - Mirra
CINNAMOMUM ZEYLANICUM - Non trovato - Cannella
CAMELIA SINENSIS(vegetale)
THYMUS VULGARIS(vegetale)
LUPINUS ALBUS(vegetale)
HYPERICUM PERFORATUM(vegetale)
TOCOPHERYL ACETATE(antiossidante)
RETINYL ACETATE(additivo)
POGOSTEMON CABLIN(vegetale)
CANANGA ODORATA(emolliente)
IMIDAZOLIDINYL UREA(conservante)
TRIETHYLENE GLYCOL(solvente)
BENZYL ALCOHOL(conservante / solvente)
or BENZYL ALCOHOL(Alleegene del profumo / conservante / solvente)
MAGNESIUM CHLORIDE(additivo)
MAGNESIUM NITRATE(additivo)
METHYLISOTHIAZOLINONE(conservante)
METHYLCHLOROISOTHIAZOLINONE(Conservante)

(Fonte: biodizionario.filaphoto.it)

Opinioni: 

I coloranti rossi: E120-E129

10:47 lunedì 12 novembre 2012

Questa mattina mi sono imbattutto in questo sito. Ora, direi che in base al dominio e alla descrizione dovrebbe essere più che affidabile: "Supplementi al Dizionario di Chimica e Chimica Industriale".

Vado a vedere a cosa corrisponde il "dominio" e nalla pagina principale leggo: "Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana Gruppo Nazionale di Fondamenti e Storia della Chimica Dipartimento di Chimica Generale e Chimica Organica, Università di Torino".
Insomma, direi che ci si possa fidare. Torniamo quindi alla pagina iniziale in cui troviamo questa tabella su appunto i coloranti rossi:


Sigla europea Sigla statunitense Denominazione Impiego** Osservazioni**
E120
Cocciniglia (acido carminico, vari tipi di carminio) Aperitivi, liquori, marzapane e gelatine Ottenuti per essiccazione di un insetto, la cocciniglia, sconsigliati a bambini, asmatici e allergici
E121
Oricello, orchile, orceina Marzapane e gelatine Vietati dal 1977, ottenuti per essiccazione di un insetto
E122
Azorubina (Carmoisina) Sciroppi, bevande, bibite, gelati, marzapane e gelatine Controindicato per chi e' allergico all'aspirina e per gli asmatici. Può provocare eruzioni cutanee. Ottenuti per essiccazione di un insetto.
E123
Rosso amaranto Ammesso solo per i succedanei del caviale (una volta per ripieni alla frutta, torte, gelatine, Accusato di essere mutageno, vietato da molti anni, potenzialmente cancerogeno. Controindicato per chi e' allergico all'aspirina e per gli asmatici. Può provocare eruzioni cutanee.
E124
Rosso cocciniglia A (Ponceau 4 R) Caramelle, paste, biscotti, sciroppi, bibite, dolci, gelati, ghiaccioli, marzapane e gelatine Controindicato per chi e' allergico all'aspirina e per gli asmatici. Può provocare eruzioni cutanee. Derivati da insetti, sconsigliati a bambini, asmatici e allergici
E125
Scarlatto GN (Scarlet GN "specially pure") (vietato dal 1977)
E126
Ponceau 6R (vietato dal 1977)
E127 FD&C Red No.3 Eritrosina Caramelle, frutta sciroppata, gelati, ghiaccioli, biscotti, ciliegie candite, fragole Ad alte dosi provocherebbe un aumento di tumori della tiroide (nei topi). Sotto osservazione negli Usa per gli alimenti; può indurre ipertiroidismo e sensibilità alla luce
E128
Rosso 2G (vietato in Australia)
E129 FD&C Red No.40 Rosso allura AC Gelatine, latticini, dolci, bevande, condimenti
* Alle denominazioni evidenziate corrisponde una scheda chimica
** A cura di Andrea Gaddini, con contributi redazionali

Direi che le osservazioni non sono proprio rassicuranti, soprattutto alla luce del fatto che troviamo questi additivi in alimenti di uso comune e che non mi sembra che queste controindicazioni siano esplicitate in etichetta.

Opinioni: 

La Saragolla

18:36 mercoledì 7 novembre 2012

La saragolla è un antico grano duro, fu introdotto in Abruzzo nel 400 D.C. da antiche popolazioni proto bulgare (gli Altzek) che provenivano dall’Egitto. La denominazione saragolla è bulgara (SARGA=Giallo e GOLYO=Seme o chicco) quindi letteralmente chicco giallo. E’ un grano molto speciale, duro e vitreo come l’ambra, che produce farine di color giallo intenso. Dal medioevo fino al 1800 molti testi lodano le qualità del grano saragolla e tra questi il più apprezzato era il saragolla turchesco (varietà riscoperta oggi dall’az. Agr. Fiore). Nel ‘700 la saragolla ha vissuto un periodo di oblio, relegando la coltivazione nelle piccole proprietà contadine dell’Abruzzo collinare. Il frumento sopravvive grazie alla selezione massale ovvero in cui i chicchi migliori erano conservati per la semina dell’anno successivo. Questo l’ha preservata dalle tecniche di ibridazione delle spighe, introdotte dal genetista Sen. Cappelli nel ventesimo secolo.

Nel 1801 l’Abate Bernardo Quartapelle, nel suo trattato “I Principi Della Vegetazione Ovvero Come Coltivar La Terra Per Trarre Da Essa Il Maggior Possibile Frutto”, riporta che nell’agro Pretuziano (antica denominazione della provincia di Teramo) gli agricoltori distinguono diversi specie di grani, chiamandone alcuni duri e altri bianchi, e fra i primi il più importante è la saragolla, o meglio le migliori saragolle del nostro regno.
Non essendo stato ibridato, ha una struttura biologica più “semplice” che la rende un sostituto squisito e digeribile per gli intolleranti ai prodotti del grano comune.
Dal punto di vista botanico appartiene al genere Triticum, specie Triticum Turgidum, come il Kamut che gli assomiglia nel portamento, nello sviluppo e nelle caratteristiche. Rispetto al Kamut, essendo una specie autoctona presenta caratteristiche nutritive ed organolettiche superiori al kamut che normalmente viene coltivato comunemente.
Questo grano non va confuso con l’omonima varietà migliorata di frumento duro, ottenuto da un incrocio e registrato nel 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. 

(Fonte: www.vinix.com)

Opinioni: 

La detersione

16:03 martedì 6 novembre 2012

I prodotti cosmetici sono a tutti gli effetti strumenti di “manutenzione ordinaria” per la pelle e i suoi annessi. La detersione è l’azione cosmetica di “manutenzione” principale: quotidiano atto igienico e necessità sociale, diventa talvolta un modo per rilassarsi e scaricare fatica fisica e stress psicologico, o viceversa per ricaricarsi di energie.
Il verbo detergere deriva dal latino e letteralmente significa “togliere via sudiciume o sostanza nociva”. Il sudiciume, presente sulla pelle e sui capelli, è costituito dai detriti tissutali, dalle stesse cellule cornee in distacco, dalle secrezioni (sebacea e sudorale), cui si ingloba, in misura più o meno rilevante, lo sporco derivante dall’ambiente che ci circonda.
Detergere è anche atto igienico, non a caso è anche il primo strumento di  deodorazione corporea. Sulla pelle vive infatti una popolazione eterogenea di batterie miceti: alcuni “utili” cioè la flora saprofita, altri che si possono considerare “parassiti quiescenti” pronti a proliferare a scapito dell’ospite, quando le sue difese chimiche, strutturali o funzionali risultano carenti.
Nel paziente atopico, per esempio, sia a livello della cute sana come nelle aree interessate dall’atopia, è evidente un’intensa colonizzazione da parte dello Staphylococcus aureus e da miceti, Pitirosporum ovalis in particolare. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, la detersione è indispensabile anche in caso di dermatite atopica. Se scarsa e saltuaria, infatti, la carica microbica può aumentare dando via libera alle infezioni.

In linea generale, la natura chimica lipofila dello sporco è tale per cui la sola acqua, anche calda, non è sufficiente per rimuoverlo in maniera efficace.
Da qui la necessità, praticamente antica come la civiltà umana, almeno per quanto riguarda stoviglie e capi di abbigliamento e forse solo più tardi per la pelle e i capelli, di aggiungere all’acqua qualche particolare sostanza per renderla più affine allo sporco e pertanto molto più efficace come detergente.
I comuni detergenti, saponi compresi, sono basati su sostanze tensioattive. Come suggerisce il nome, si tratta di sostanze in grado di agire sulla tensione superficiale, nel caso dei tensioattivi detergenti la tensione tra sporco (a carattere lipofilo) e acqua (idrofila) e anche tra sporco e substrato (pelle, capelli).

Caratteristiche dei tensioattivi

I tensioattivi agiscono sulla tensione superficiale o interfacciale. Questa capacità è legata alla loro natura anfifilica: la loro struttura chimica è caratterizzata da una porzione idrofila, cioè affine all’acqua, e da una lipofila, affine agli oli.
La classificazione più diffusa delle sostanze tensioattive è fatta sulla base della tendenza della parte polare a ionizzarsi in acqua e ad assumere quindi una carica .
Il concetto di detersione equilibrata è piuttosto recente e nasce essenzialmente per un concorso di situazioni. In primo luogo, ci si lava molto più spesso che in passato: solo 40/50 anni fa il rituale bagno/doccia aveva cadenza settimanale, al massimo ogni 3-4 giorni. Oggi molto spesso la doccia quotidiana è un’abitudine “consacrata” quale sia la stagione.  Questa frequenza comporta un contatto altrettanto frequente con i tensioattivi e soprattutto, per fretta o scarsa consapevolezza, con i loro residui sulla pelle.

Opinioni: 

Tra Lucania, Sannio e Abruzzo era coltivato, e per piccole superfici terriere lo è ancora oggi, un tipo di grano Khorasan, Triticum Polonicum, il cui nome è Saragolla.
Questo è un grano molto simile a quello della Kamut, per cui la domanda nasce spontanea: visto che anche in Italia abbiamo delle qualità autoctone molto simili, per quale motivo dovremmo acquistare grano Kamut e suoi derivati?
Non c'è un motivo reale, tranne forse il fatto che la capillarità distributiva – e di marketing – dell'azienda americana è davvero notevole.

Questa questione è stata anche sollevata dai Gruppi D'Acquisto Solidale che hanno preferito rinunciare o limitare le farine della Kamut, cercando piuttosto sul territorio antiche varietà come la Saragolla. Questo per vari motivi: perché privatizzare un seme è un'azione che solleva dubbi e interrogativi; perché un cerale a km 0 è da preferire a uno che giunge dall'altro capo del mondo; perché un cereale autoctono, come qualsiasi altro prodotto, aiuta un agricoltore locale e il territorio locale che si riappropria di biodiversità e tradizione. 
Inoltre, vogliamo ricordarvi che sono molti i grani di origine antica che in Italia si sta cercando di recuperare: per citarne solo alcuni, il grano Verna o il Senatore Cappelli.

Ma cerchiamo di capire che cos'è il grano della Kamut che non è il nome del cereale ma, bensì, il marchio con il quale un'azienda americana del Montana, la Kamut International ltd, produce e commercializza una varietà di frumento, il Triticum turgidum ssp. Turanicum.
Il nome popolare del Triticum turgidum ssp. Turanicum è grano rosso khorasan di origine iraniana ed ha caratteristiche simili agli altri grani "dicocchi" esistenti, come il farro (Triticum dicoccum) o il grano duro (Triticum durum o Triticum turgidum).
I primissimi 32 semi dai quali è partita tutta la storia della Kamut International furono regalati a Earl Dedman, aviatore americano, da un amico in spedizione in Egitto. Erano semi “puri”, mai modificati dall'uomo, non ibridati.
E puri sono arrivati fino ad oggi grazie a un lavoro di conservazione e coltivazione da parte della stessa Kamut International, almeno questo è ciò che l'azienda dichiara quando si parla della diversità tra il khorasan in commercio e quello da essa prodotto.

Opinioni: 

Come abbiamo già detto, la formulazione di un prodotto cosmetico comprende tre principali categorie di sostanze:

Le sostanze funzionali, che caratterizzano un determinato prodotto;
Gli eccipienti, sostanze chimicamente inerti, che fanno da supporto alle sostanze funzionali e vengono definite "materie prime di base";
Gli additivi, che aggiunti alla preparazione migliorano il colore, il profumo, l'aspetto, la conservazione, la tecnica di fabbricazione.


Le sostanze funzionali si possono classificare in base alla loro origine.
Si possono ricavare dal mondo minerale e in tal caso vengono dette "sostanze inorganiche", come per esempio: gli oligoelementi e i sali di alluminio. Si possono ottenere dal regno vegetale: gli olì, i burri e le cere vegetali vengono largamente utilizzati in campo cosmetologico, non solo come eccipienti per la veicolazione della sostanza funzionale, ma essi stessi possono venire considerati delle vere e proprie sostanze funzionali perché dotati di specifiche azioni: emolliente, filtrante, nutriente, elasticizzante, eccetera. Un cenno particolare meritano, tra i derivanti vegetali, le frazioni insaponificabili degli oli, cui vengono riconosciute molte proprietà eudermiche. Anche dal mondo animale si possono ricavare svariate sostanze funzionali: tra i derivati biologici rivestono particolare importanza l'acido ialuronico, il collagene nativo solubile o gli idrolizzati di collagene ed elastina, la chitina e i suoi derivati idrosolubili, i chitosani. Ulteriori sostanze funzionali di origine animale utilizzate in campo cosmetologico sono rappresentate da: estratti di organo, placentari, embrionali, tessutali. Un'altra categoria di sostanze funzionali adatte all'impiego cosmetico è rappresentata dai filtri UVE e UVA. Un particolare cenno meritano le vitamine. Il loro utilizzo in campo cosmetico appare particolarmente interessante come vedremo in seguito. Al fine di rendere chiari alcuni termini, riferiti alle sostanze funzionali, che abitualmente vengono utilizzati in estetica, descriveremo ora le principali azioni cosmetiche.

ALCUNI ESEMPI DI AZIONI COSMETICHE DELLE SOSTANZE FUNZIONALI

ABBRONZANTE: principio in grado di accelerare il processo di sintesi della melanina, favorendo una più rapida ed intensa abbronzatura dell'epidermide.
ABRASIVA: sostanza atta a ridurre con un'azione meccanica le asperità dell'epidermide, asportando le cellule cornee in fase di desquamazione.
ACIDIFICANTE: sostanza che mantiene o ripristina l'acidità fisiologica cutanea, favorendo la conservazione in condizioni ottimali del mantello idro-lipidico naturale.

Opinioni: 

Esistono diverse classificazioni dei coloranti, anche se la più comune fa riferimento alla loro solubilità e li suddivide in:

1. coloranti solubili: a loro volta divisi in naturali o sintetici, idrosolubili o liposolubili;
2. pigmenti: che possono essere inorganici, organici, lacche, perle e metalli. 

I coloranti solubili sono molto usati nell’industria cosmetica e alimentare (emulsioni, lozioni, shampoo, dentifrici) e sono caratterizzati da una buona solubilità che consente loro di impartire una colorazione visibile a piccole concentrazioni. I coloranti naturali sono i più antichi, possono essere ricavati da fonti vegetali o animali e, pur essendo meno performanti dei derivati di sintesi, negli ultimi tempi sono tornati in auge. I coloranti sintetici sono più stabili ed economici e presentano un’ampia varietà di tonalità.  

I pigmenti agiscono modificando i processi di riflessione della luce, sono insolubili nel mezzo utilizzato e possono essere dispersi in un solido o sospesi in un liquido, nella composizione di fondo-tinta, ciprie, ombretti, rossetti...
A seconda della fonte di derivazione, i pigmenti si dividono in:

inorganici: si tratta delle sostanze colorate più utilizzate nel make-up, sono ottenuti per sintesi e risultano stabili alla luce e al calore. Tra i principali pigmenti appartenenti a questa categoria ricordiamo il Biossido di Titanio, gli Ossidi di Ferro e di Cromo, il Violetto di Manganese, il Ferrocianuro Ferrico (noto come Blu di Prussia)...


organici: sono prodotti di sintesi che offrono delle tonalità più luminose e sature rispetto ai pigmenti inorganici, anche se le varietà cromatiche sono limitate. Tra i pigmenti organici, il Nero Fumo è molto utilizzato nei mascara;


lacche: sono dei pigmenti insolubili ottenuti per precipitazione di un colorante solubile su un particolare substrato (idrossido di alluminio, oppure calcio o bario). Le lacche sono stabili e presentano dei colori particolarmente brillanti;


perle: si tratta di cristalli in forma di sottili scaglie che presentano elevato indice di rifrazione, e sono in grado di determinare il tipico effetto perlescente. Possono essere organiche (ricavate dalle squame di alcuni pesci) o inorganiche (estratte da alcuni minerali o prodotte per sintesi).
metalli: sono costituiti da particelle di metallo (alluminio, rame, bronzo) ricoperte o meno da un sottile strato di alluminio o silice. Sono molto apprezzati per la brillantezza dell’effetto metallico, conseguenza dell’elevato potere riflettente.


I coloranti possiedono diversi nomi, chimici e comuni, riferiti al colore, alla struttura chimica, alle caratteristiche chimico-fisiche, per questo esiste un sistema di denominazione unificata che va sotto il nome di Colour Index (CI), che fa riferimento a un testo che riporta circa 13.000 coloranti indicati attraverso un numero univoco composto da 5 cifre più una che indica se si tratta di sale o di lacca. 


A seconda del CI, i coloranti sono suddivisi in 4 gruppi:
1. dal n° 10.000 al n° 74.999: coloranti organici di sintesi;
2. dal n° 75.000 al n° 75.999: coloranti organici naturali;
3. dal n° 76.000 al n° 76.999: basi a ossidazione e nitrocoloranti;   
4. dal n° 77.000 al n° 77.999: pigmenti      

Tratto da: "La Cosmesi" di Esposito Amendola Francesca
(Fonte: issuu.com)

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